In mostra

Roses: abiti memorabili che sbocciano come fiori di sartorialità e ricami 3D

A Londra un'immersione negli archivi McQueen che Sarah Burton, il direttore creativo, condivide con le nuove generazioni.

di Nicoletta Ferrari

Da sinistra, il Red Rose di Sarah Burton A-I 2019, e il poetico abito con lo strascico tutto di fiori che chiudeva la sfilata Sarabande P-E 2007, di Lee Alexander McQueen.

2' di lettura

Due anni fa esatti è stata inaugurata la mostra Roses, nella boutique londinese McQueen, al 27 di Old Bond Street. Nel mese della sua apertura, allora, aveva ribaltato la logica della bolla esclusiva che normalmente circonda i grandi marchi del lusso internazionale. L'idea di Sarah Burton, direttore creativo del brand, era quella di sviluppare un momento di condivisione con le nuove generazioni che studiano moda e aprirsi a una audience più allargata. Aveva scelto di mettere a disposizione alcuni pezzi unici dell'archivio e se stessa, notoriamente schiva, che li raccontava in una serie di conversazioni e workshop.

Questa mostra è un piccolo gioiello. Vista oggi nella sua prolungata apertura dopo pandemia (fino a dicembre 2021), assume un significato ancora più vivo di compartecipazione con il pubblico che la visita. Già salire senza giustificare la propria presenza al terzo piano del negozio, dà un senso di sorpresa, è un modo inaspettato di incontrare il bello, la storia di due creativi e il loro saper fare. Porta a guardare, una volta scesi, la parte commerciale delle collezioni con occhi e attenzione diversi.

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“Everything I do is connected to nature in one way or another” (Tutto ciò che faccio è in qualche modo legato alla natura): la frase di Lee McQueen accoglie come un totem gli spettatori insieme a due memorabili abiti disegnati intorno alla forma e all’energia del fiore: il Red Rose di Sarah Burton, autunno-inverno 2019, e il poetico abito con lo strascico tutto di fiori, che nell’originale era costruito con corolle fresche, e chiudeva la sfilata Sarabande, primavera-estate 2007, di Lee Alexander McQueen.

Una sartorialità preziosa spiegata da Sarah Burton con una manciata di abiti (12 in tutto) attraverso la tridimensionalità dei ricami, delle applicazioni. Nel costruire questo backstage di collezioni passate, con dettagli e pannelli di ispirazione, si lega un sottile filo rosso. E si spiega come è sbocciata la sua iconografia dei fiori, con una memoria precisa dietro a ogni collezione, nel suo doppio ruolo di designer e assistente: le ispirazioni i campi, i musei e le residenze storiche visitate, le collaborazioni con l’intero team dei ricamatori.

 

L'ultima, piccola chicca è il video dove Judy Halil, a capo dell'atelier McQueen, ha condiviso ricordi e spiegato le tecniche che fanno parte della cultura della maison, dalle plissettature più minute al panneggio più straordinario dell'abito Red Roses (https://www.youtube.com/watch?v=_uZ-Xb59K).

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