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Rosneft divorzia dal petrodollaro: i barili russi si pagano tutti in euro

Rosneft non vende più nemmeno un barile di petrolio in cambio di dollari, una scelta che impatta transazioni per oltre 80 miliardi l’anno. L’addio al biglietto verde in favore dell’euro – su cui erano circolate indiscrezioni di stampa – è ormai completo, ha affermato Igor Sechin, ceo della compagnia russa

di Sissi Bellomo


A Verona il XII Forum Eurasiatico

2' di lettura

Rosneft divorzia dal petrodollaro. Il colosso russo oggi non vende più nemmeno un barile in cambio di biglietti verdi. L’addio alla valuta statunitense in favore dell’euro – su cui erano circolate indiscrezioni di stampa – è ormai completo, ha affermato Igor Sechin, ceo della compagnia russa.

La scelta non ha un impatto di poco conto. Rosneft l’anno scorso ha esportato petrolio e prodotti raffinati per un valore di 5.700 miliardi di rubli, pari a 89 miliardi di dollari o 80,2 miliardi di euro.

La società è uno dei maggiori fornitori di greggio del mondo, con circa 2,4 milioni di barili al giorno venduti all’estero.

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«Tutti i nostri contratti di esportazione sono già implementati in euro. Il potenziale per lavorare con la valuta europea è molto alto», ha detto Sechin al Forum Eurasiatico in corso a Verona, precisando che «per il momento si tratta di una misura forzata, per limitare l’impatto delle sanzioni Usa sulla compagnia». Ma il percorso è ormai tracciato e potrebbe fare proseliti, in Russia e altrove.

Nel mondo il 90% delle transazioni che riguardano petrolio e derivati avviene tuttora in dollari. Ma il ruolo della Cina sta crescendo e secondo il ceo di Rosneft tra una decina di anni lo yuan potrebbe aumentare la sua quota dal 2 al 5% delle transazioni.

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Mosca ha avviato un deliberato processo di dedollarizzazione, che ha coinvolto in primo luogo la banca centrale, che ha venduto dollari per comprare euro, yen, yuan e soprattutto oro. Le riserve auree sono ormai un quinto del totale.

Secondo il dipartimento del Tesoro Usa tra marzo e luglio di quest’anno la Russia ha liquidato Treasuries per quasi 90 miliardi di dollari, riducendone il possesso di oltre il 90% ad appena 8,5 miliardi.

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