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Rosneft passa all’euro: non è più il dollaro la valuta di riferimento

La de-dollarizzazione prosegue in Russia, che prende le distanze dalla valuta americana anche negli scambi commerciali e nei mercati dell’energia, dominati dal biglietto verde. E intanto Mosca e Teheran passano a un sistema alternativo a Swift per i trasferimenti interbancari

di Antonella Scott

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Russian Energy Week Forum: Vladimir Putin con il ministro saudita dell’Energia, Abdulaziz bin Salman

La de-dollarizzazione prosegue in Russia, che prende le distanze dalla valuta americana anche negli scambi commerciali e nei mercati dell’energia, dominati dal biglietto verde. E intanto Mosca e Teheran passano a un sistema alternativo a Swift per i trasferimenti interbancari


2' di lettura

Si accettano solo euro. La Russia ha compiuto un altro importante passo sul fronte della de-dollarizzazione, prendendo le distanze dal biglietto verde per mettersi il più possibile al riparo dalle sanzioni imposte dagli Stati Uniti, presenti e future. E se finora lo ha fatto soprattutto per mano della Banca centrale russa, che nel 2018 ha ridotto le proprie riserve in dollari da circa la metà del totale al 22%, convertendole in yuan, euro o yen (oltre che in oro), il passaggio ad altre valute sta lentamente progredendo anche negli scambi commerciali. E anche sui mercati del petrolio, tradizionalmente radicati sull’uso del dollaro.

Lo scrive l’agenzia Reuters: Rosneft, una delle principali compagnie petrolifere al mondo e primo esportatore russo, ha scelto l’euro come valuta di riferimento in tutti i nuovi contratti di esportazione, a partire da settembre. Una svolta che riguarda greggio e derivati, prodotti petrolchimici, gas liquefatto. Reuters fa riferimento ai documenti per i tender (attraverso cui passa la maggior parte dell’export) pubblicati sul sito della compagnia russa. E in cui si chiede ai clienti di far riferimento al tasso di cambio euro/dollaro del giorno precedente al pagamento, dal momento che i prezzi del petrolio sono fissati in dollari.

Rosneft, controllata dallo Stato, non ha rilasciato commenti; ma una delle fonti citate da Reuters, trader in una compagnia che acquista regolarmente da Rosneft, ha confermato di avere avuto notifica del passaggio ai nuovi contratti. Come peraltro la stessa Reuters aveva riferito il 21 agosto scorso, in riferimento però solo ai contratti di esportazione dei prodotti petroliferi. Stando alle fonti dell’agenzia, l’euro diventerà invece la valuta di default per tutti i contratti: se fino a oggi era stata una delle opzioni possibili, ora è l’opzione principale.

Rosneft copre più del 40% del petrolio estratto in Russia; ne esporta ogni anno circa 120 milioni di tonnellate, pari a 2,4 milioni di barili al giorno.

Il processo di de-dollarizzazione dell’economia procede lentamente man mano che la Russia, a partire dal 2014, entra sempre più nel mirino delle sanzioni decise dal Tesoro americano: quelle che potrebbero aggiungersi ora per Rosneft riguardano le attività della compagnia di Igor Sechin in Venezuela, mentre le nuove restrizioni decise in agosto in seguito al caso Skripal toccano per la prima volta le emissioni di debito sovrano russo, a cui le banche americane non possono partecipare. In parallelo, le banche russe si spostano su sistemi di pagamenti alternativi, e il governo incoraggia le aziende ad accettare pagamenti in altre valute. L’ultimo annuncio riguarda l’Iran: il 17 settembre scorso il governatore della Banca centrale iraniana ha dichiarato che per le transazioni interbancarie Mosca e Teheran inizieranno a utilizzare un sistema alternativo a Swift. Come già avviene tra diverse banche russe e cinesi.

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