«non si tocchi legge fornero e jobs act»

Rossi (Confindustria): «Riduzione del cuneo fiscale per gli under 35. Flat tax? No grazie se insostenibile»

di Nicoletta Cottone


Rilanciare lavoro e made in Italy: le voci dei giovani di Confindustria

3' di lettura

I Giovani imprenditori di Confindustria - riuniti a Rapallo per il 48esimo convegno dei Giovani imprenditori - chiedono al nuovo governo di non toccare legge Fornero e Jobs Act. «La legge Fornero è un mattone della sostenibilità dei conti pubblici: perché non c’è giustizia nell’indebitare la nostra generazione, già subissata di debito». Lo ha detto Alessio Rossi, presidente dei Giovani imprenditori di Confindustria, nel corso del suo intervento. «Dobbiamo proseguire con il lavoro già iniziato e la riduzione del cuneo fiscale per gli under 35», ha detto ricordando che «ribadiamo che il jobs act ha creato 850mila posti di lavoro in più e questo per non è un risultato positivo, un risultato importante».

Serve un welfare dedicato alla nostra generazione: quella che è costretta ad appoggiarsi alle garanzie dei genitori, insostenibile. Un welfare che sostenga le donne lavoratrici, che per oltre la metà abbandona il lavoro dopo il primo figlio

Le tre richieste dei giovani imprenditori
Sono tre le richieste che i Giovani imprenditori di Confindustria fanno al Governo: costruire un welfare sostenibile, avere una pubblica amministrazione 4.0 e infrastrutture sostenibili. Per Rossi «serve un welfare dedicato alla nostra generazione: quella che è costretta ad appoggiarsi alle garanzie dei genitori, insostenibile. Un welfare che sostenga le donne lavoratrici, che per oltre la metà abbandona il lavoro dopo il primo figlio».

Sul fronte della pubblica amministrazione, secondo Rossi, «allo sforzo che le imprese hanno compiuto in questi due anni per modernizzare i propri processi produttivi, grazie al piano industria 4.0, deve ora seguire quello della Pa per aumentare la competitività di tutto il sistema Paese». Infine, sul tema infrastrutture, Rossi ha dichiarato che «senza infrastrutture non c'è sviluppo: né insostenibile, né sostenibile». Per questo servono «infrastrutture materiali ma anche immateriali, per connettere le nostre imprese a quelle del mondo e rendere smart le città, la mobilità, l'interazione tra le persone. Sono uno strumento di inclusione. Le persone e le merci, lontane dalle connessioni umane o commerciali, sono fuori dalla società e dal mercato».

Se la flat tax è insostenibile per le casse dello Stato, diciamo: No, grazie

Flat tax solo se sostenibile
«Non vogliamo pagare meno degli altri, vogliamo essere trattati con equità dal fisco. E se la flat tax è insostenibile per le casse dello Stato, diciamo: No, grazie». Lo ha dichiarato Alessio Rossi, presidente dei Giovani imprenditori di Confindustria, nel corso del suo intervento al 48esimo convegno dei Giovani imprenditori. «Ci serve una tassazione giusta, non piatta. Sostenibile», ha aggiunto Rossi.

Di Maio ascolti la voce delle imprese
In una lettera aperta, prima che nascesse l'esecutivo M5s-Lega, «il futuro ministro Di Maio, tratteggiando la Terza Repubblica, suggeriva tre ingredienti per il Governo: partecipazione, ascolto e trasparenza. Siamo noi a chiedere al ministro, ora, di utilizzare gli stessi criteri quando prenderà decisioni importanti. Primo: ascolti la voce delle imprese», è l’appello che lancia il presidente dei Giovani imprenditori di Confindustria, Alessio Rossi, dal convegno di Rapallo. «Secondo: ci dia modo di contribuire al processo decisionale. Confindustria non ha mai fatto mancare la propria voce», ha aggiunto. «Terzo: sia trasparente nelle decisioni, perché imprese e mercati hanno bisogno di decisioni chiare, tempestive, ragionevoli e non ideologiche». E, poiché «sappiamo che non saremo sempre d'accordo: sarà proprio in questi momenti che dovremo parlarci in maniera laica».

Bcc, la decisione è politica, si valutino costi-benefici
E sulle intenzioni del governo Conte di modificare la riforma del credito cooperativo Rossi ha detto che «il legislatore valuti bene i costi e i benefici: questa è una decisione politica». Salvatore Rossi, direttore generale della Banca d'Italia. Rossi ha ricordato che la Banca d’Italia aveva dato due anni fa un parere favorevole alla riforma varata dal Governo Renzi. La ratio della riforma «era di consentire alle bcc di raccogliere capitali sui mercati lasciando loro il radicamento sul territorio». Dal punto di visto tecnico della Banca d'Italia la necessità di capitali per le banche di credito cooperativo era ritenuta «non impellente ma importante» e il legislatore pensò «che i benefici avrebbero ecceduto i costi».

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