CRIMINALITÀ MINORILE

Rossi Doria: «Contro le baby gang presto un cantiere. Ma basta con le risorse a singhiozzo»

di Vera Viola


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(ANSA)

2' di lettura

«Il contrasto alle baby gang nel Napoletano non parte da zero: esiste una rete che da tempo lavora in questa direzione che va rafforzata con risorse durature. Basta con i bandi e i fondi a singhiozzo!». Marco Rossi Doria, alla guida della Cabina di regia sulla dispersione scolastica e la povertà educativa istituita dalla ministra dell’Istruzione, della Universita e della Ricerca, Valeria Fedeli, osserva con preoccupazione il fenomeno della violenza delle baby gang esplosa negli ultimi giorni nel Napoletano e indica alcune (a suo parere prioritarie) azioni di contrasto.

Un fenomeno nuovo?
Per la verità avevamo avvertito da qualche tempo segnali preoccupanti da parte di individui molto giovani. Ma penso sia un fenomeno nuovo, da conoscere e capire. In altre parole, penso che si debba rapidamente aprire un cantiere di contrasto.

Da dove partire?
Direi che c’è già stato un inizio. C’è una mobilitazione dei ragazzi, nelle scuole e nelle città: i giovanissimi si sentono in pericolo, quindi reagiscono. Così come c’è stata una forte reazione dei genitori, le mamme in prima fila, dei cittadini, Insomma, questa città che si lascia scivolare tante cose negative addosso, adesso sta reagendo. E si mobilita. Dirò di più, esiste, sia nel Napoletano che in Campania, un cantiere educativo esteso fatto di scuole, parrocchie, terzo settore, volontariato, centri sportivi. Senza questa rete oggi la situazione sarebbe peggiore.

In altre parole, non si parte da zero, ma cosa altro fare allora per combattere un fenomeno tanto grave e diffuso? 
Il Documento prodotto dalla Cabina di regia sulla dispersione scolastica e la povertà educativa contiene alcune indicazioni in merito che non posso che riproporre. Partirei dalla Mappa delle realtà più critiche, che non sono presenti solo in Campania, nè solo al Sud, ma senz’altro ve ne sono anche in regioni del Nord. Per questi territori serve un Piano strategico di intervento fatto su misura. In tutti i casi però non si può prescindere dal creare un Presidio permanente in ogni quartiere in cui confluiscano tutti gli operatori che si occupano di educazione, disagio, giovani. Si individuino i soggetti a rischio e si faccia in modo che vengano seguiti, andando sul territorio. Ma che siano presidii permenenti, mentre finora le azioni sociali sono state contraddistinte, sempre, dalla precarietà.

In che senso? Si riferisce anche ai fondi da destinare al contrasto al disagio e alla criminalità minorile?
Certo. In Italia non si riesce a far evolvere le buone pratiche in politiche strutturali. Per farlo servono risorse, che non siano a singhiozzo, ma assicurino sostegni per un orizzonte temporale di almeno cinque, meglio dieci anni.

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