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Rottamazione delle cartelle, come funzionerà lo stop a sanzioni e interessi

Il governo Meloni propone una rottamazione delle cartelle vecchia maniera. Per tutti gli altri provvedimenti del fisco, entra in gioco la «regola del 5»

di Marco Mobili e Gianni Trovati

Manovra, Meloni: "Legge di bilancio coraggiosa"

3' di lettura

Una rottamazione delle cartelle vecchia maniera. Con la possibilità di ottenere lo sconto del fisco su sanzioni e interessi, cui si aggiunge ora anche la cancellazione dell’aggio. È una delle novità presentate a Palazzo Chigi in conferenza stampa dal viceministro all’Economia con delega alle Finanze, Maurizio Leo, che ha ricordato come sulle cartelle consegnate fino al 30 giugno 2022 superiori ai mille euro sarà dovuta soltanto l’imposta, da versare rateizzata anche in cinque anni e senza alcuna maggiorazione, come quella ipotizzata inizialmente del 5%, a titolo di sanzioni e interessi.

Occhio alla data di consegna

Per le cartelle sotto i mille euro, invece, resta confermato lo stralcio per tutte quelle consegnate all’agente della riscossione dal 2010 al 31 dicembre 2015. Va comunque ricordato che per le cartelle sotto i mille euro notificate dopo dal primo gennaio 2016, dunque escluse dallo stralcio, possono comunque essere cancellate pagando soltanto l’imposta. Sulle cartelle da mille euro destinate a essere stralciate, il vantaggio per i contribuenti morosi potrebbe essere anche maggiore. Tutto dipenderà da come sarà scritta la norma che entrerà nel disegno di legge che sarà consegnato alle Camere. Se i mille euro si riferiranno ai carichi affidati all’agente della riscossione, l’importo reale della cartella potrà essere anche più alto. In sostanza, se un contribuente ha un debito di 500 euro sotto la voce Iva 300 di Irap e 900 di Irpef, tutto notificato con la stessa cartella, si vedrà stralciare dagli uffici senza versare nulla al Fisco un debito di 1.700 euro.

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Il viceministro all’Economia Maurizio Leo (Ansa)

La regola del 5

La mini sanzione del 5% resta invece per l’altra gamba della tregua fiscale e che riguarda tutti gli atti del Fisco che non sono ancora diventati una cartella esattoriale o non sono ancora oggetto di contenzioso. Per i cosiddetti accertamenti con adesione, infatti, si seguirà la regola del cinque: cinque versamenti rateizzati in 5 anni e una sanzione ridotta del 5 per cento. Sanzione che potrebbe essere ulteriormente tagliata al 3% per chi ha ricevuto un avviso bonario con cui il Fisco invita il contribuente a regolarizzare eventuali scostamenti tra quanto dichiarato e quanto realmente versato. In questo caso oltre alla sanzione al 3%, stando alle ultime indiscrezioni e in attesa del testo ufficiale, il pagamento potrebbe essere diluito in due anni.

La chiusura agevolata delle liti pendenti

A completare la tregua fiscale, c’è anche la chiusura agevolata delle liti pendenti. In questo caso gli strumenti che il governo mette in campo per ridurre il contenzioso sono più di uno. In primo luogo c’è la possibilità di chiudere le cause in corso con il Fisco pagando un forfait graduato a seconda del grado di giudizio della lite. Un meccanismo già adottato con la pace fiscale del 2018 e che prevede, come allora, il versamento del 40% del valore in caso di soccombenza dell’amministrazione finanziaria in primo grado. L’importo dovuto scende al 15% del valore complessivo nel caso in cui il contribuente è vincente in secondo grado.

C’è poi anche la possibilità di versare il 90% e si può rinunciare direttamente alla lite con il Fisco. Oltre a questa chiusura agevolata delle liti pendenti il governo, come detto, ne offre anche un’altra. Un potenziamento della conciliazione giudiziale con cui il contribuente può chiedere un contraddittorio con la controparte e trovare un accordo. Su quella somma concordata con l’amministrazione torna in gioco la regola del 5 e quindi la possibilità di chiudere il contenzioso versando il 5% di sanzioni e rateizzando i pagamenti fino a cinque anni.

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