cantiere del fisco

Rottamazione, pace fiscale e condono: alla Camera si studia la definizione agevolata di imposte, accertamenti e contenzioso

In rampa di lancio una proposta di legge azzurra che vuole intervenire sul “magazzino fiscale” da 954,7 miliardi, scarsamente esigibile

di Nicoletta Cottone

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In rampa di lancio una proposta di legge azzurra che vuole intervenire sul “magazzino fiscale” da 954,7 miliardi, scarsamente esigibile


4' di lettura

Il governo riapre il cantiere del fisco per ridurre le aliquote, mentre alla Camera è in rampa di lancio la definizione agevolata di imposte, atti di accertamento e riscossione e contenzioso tributario. In parole povere pace fiscale, rottamazione, condono. Primo firmatario della proposta di legge il deputato di Forza Italia Antonio Martino. Il testo, sostenuto anche da altri 20 parlamentari azzurri, da Mariastella Gelmini ad Alessandro Cattaneo, a Matteo Perego di Cremnago, inizierà a giorni il suo iter parlamentare in commissione Finanze alla Camera.

Obiettivo la pax fiscale
«La proposta di legge - dice il deputato Antonio Martino, classe 1976, imprenditore di Pescara - vuole intervenire per fronteggiare la drammatica condizione eonomica che stanno vivendo migliaia di contribuenti, professionisti, lavoratori autonomi, giovani imprenditori e titolari di aziende. Servono nuove misure di pace fiscale che consentano ai contribuenti che hanno presentato una regolare dichiarazione, ma non hanno potuto pagare, di definire la propria posizione col fisco in modo sostenibile».

Definizione a tre vie
La proposta prevede la possibilità di effettuare la definizione automatica dei redditi di impresa, di lavoro autonomo relativi ad annualità per cui le dichiarazioni sono state presentate entro il 31 dicembre 2018, definendo automaticamente i redditi di impresa e di lavoro autonomo entro il 31 ottobre 2020. La proposta di legge individua diverse modalità per pagare lo stock fiscale e prevede a garanzia della rateizzazione una polizza fideiussoria assicurativa. Tre le vie: in unica soluzione entro il 31 ottobre 2020 con uno sconto del 40%; tramite rateizzazione nell’arco di 5 anni con uno sconto del 20% e un tasso di interesse del 3%; tramite una rateizzazione a 20 anni con un tasso di interesse del 2 per cento. Un mix, dunque, di forti sconti e di rateizzazioni, anche con tempi lunghissimi di incasso. Troppo lunghi se si considerano le esigenze delle asfittiche casse dello Stato. L’ultima pace fiscale targata Lega e M5S aveva previsto un tempo massimo di rateizzazione di 5 anni. «L’obiettivo della proposta di legge - spiega ancora Martino - è aggredire il magazzino fiscale del Paese, tutto ciò che è stato regolarmente dichiarato, ma non pagato. Un patto fra cittadini e Stato per evitare che molte imprese che non sono in grado di pagare, debbano chiudere».

Si inizierà con le audizioni
«Abbiamo deliberato l’incardinazione della proposta di legge - sottolinea Raffaele Trano, presidente della commissione Finanze della Camera - ed inizieremo rapidamente la fase di audizioni, per giungere a un testo condiviso. É un provvedimento importante, che punta ad aggredire il magazzino dei crediti da riscuotere del fisco italiano». L’idea avanzata dalla proposta di legge di Martino, spiega, «è quella di fare un patto con lo Stato. In questo momento abbiamo imprese indebolite e con carenza di liquidità, nonostante il rinvio del pagamento dei tributi. Soldi che vanno comunque pagati e che rendono ancor più difficile sanare il conto dei debiti pregressi. Puntiamo a un mix di elementi per far respirare imprese e contribuenti, grazie a un condono dei debiti pregressi. Un modo per intervenire rapidamente, evitando ulteriori chiusure».

Nel magazzino fiscale da aggredire crediti da riscuotere per 954,7 miliardi
Il magazzino fiscale del Paese è però molto complesso aggredire. Ed è cresciuto di 20 miliardi in sei mesi. E sarà ancora più elevato quando arriveranno i conteggi dopo il lockdown legato al coronavirus. Dall’audizione del 22 aprile 2020 del direttore dell’Agenzia delle entrate Ernesto Maria Ruffini è emerso che al 31 dicembre 2019 il magazzino dei crediti ancora da riscuotere, affidato da diversi enti creditori all’agente della riscossione, ammonta alla cifra monstre di 954,7 miliardi e interessa una platea di 17,4 milioni di contribuenti. Oltre venti miliardi in più rispetto al dato comunicato dall’Agenzia delle entrate al 31 agosto 2019 (quando era 934,4 miliardi).

Il 40% non è esigibile
La cifra aggredibile, però, è ben diversa da quella che appare a prima vista. Il 40%, infatti, risulta difficilmente esigibile: 153,1 miliardi di euro sono dovuti da soggetti falliti; 118,9 miliardi di euro da persone decedute e imprese cessate; 109,5 miliardi da nullatenenti, come risulta dai dati dell’Anagrafe tributaria. Per 68,8 miliardi di euro l’attività di riscossione è sospesa per provvedimenti di autotutela emessi dagli enti creditori, in base a sentenze dell’autorità giudiziaria. Rientra in questo capitolo la terza edizione della definizione agevolata, la cosiddetta “rottamazione-ter”. Dunque, totale non esigibile: 450,3 miliardi.

Cosa resta nella realtà
Molto difficile anche esigere ciò che resta, che sono 504,1 miliardi. Si tratta di 14,7 miliardi di euro di rateizzazione in corso; 410,1 miliardi di euro relativi a contribuenti nei confronti dei quali l’Agente della riscossione ha già svolto, in questi anni, azioni esecutive o cautelari che non hanno consentito il recupero integrale del debito attuale (ora sono all’esame possidenze e rapporti economici presenti in Anagrafe Tributaria). Ci sono altri 79,6 miliardi di euro comprensivi anche di posizioni per le quali, in base alle norme a favore dei contribuenti – come la soglia minima per l’iscrizione ipotecaria, l’impignorabilità della prima casa, i limiti di pignorabilità dei beni strumentali, la limitazione alla pignorabilità di stipendi, salari e indennità relative al rapporto di lavoro e di impiego – sono inibite, o limitate, per l’Agente della riscossione le azioni di recupero. L’Agenzia delle entrate ha anche specificato che «le misure straordinarie di definizione agevolata e di annullamento delle posizioni inferiori ai 1.000 euro affidate dal 2000 al 2010, introdotte nell’ultimo triennio, non hanno significativamente intaccato il volume complessivo dei crediti residui ancora da riscuotere». Le somme del magazzino mosntre, insomma, sono finora risultate molto difficili da aggredire.

Magazzino fiscale: ecco chi sono i debitori dei 954,7 miliardi
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