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Round da 20 milioni per Miscusi guidato da Mip di Angelo Moratti

Nell’operazione anche un investimento in un convertibile Miscusi per l’americano Kitchen Fund e un restito di Banco Bpm.

di Monica D'Ascenzo

5' di lettura

È tempo di fare un salto di crescita importante per Miscusi, brand della ristorazione fondato nel 2017 da Alberto Cartasegna e Filippo Mottolese. La startup pensa in grande e chiude un round da 20 milioni, che si sommano ai 5 raccolti negli ultimi tre anni. Il nuovo round di finanziamento è guidato da Mip, il fondo di venture capital di cui Angelo Moratti è anchor investor, e ha il sostegno del fondo americano Kitchen Fund, già investitore di numerose realtà food internazionali, tra cui SweetGreen.

Nel dettaglio il round prevede 14 milioni di equity e 6 milioni di debito finanziato da Banco Bpm. Dei 14 milioni di equity 10 milioni arriveranno da un aumento di capitale sottoscritto dagli attuali azionisti, mentre circa 4 milioni deriveranno da un convertibile sottoscritto da Kitchen Fund. Post operazione si confermeranno le quote degli azionisti principali attuali: Mip al 32,83%, Alberto Cartasegna al 20% circa e Filippo Mottolese all’11%. Fra gli altri shareholder anche Alexander Samwer, co-fondatore dell’incubatore tedesco Rocket Internet famoso per l’investimento in Zalando, e un paio di business angel italiani.

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«In Italia abbiamo 11 ristoranti in 6 città e il 7 giugno apriremo il dodicesimo a Padova, mentre a settembre apriremo in zona Bocconi a Milano. La strategia di sviluppo futura prevede di affiancare a una crescita organica in Italia le aperture all’estero a cominciare dalle maggiori capitale europee. Già entro il 2021 dovremmo riuscire a portare a termine un’apertura, se non addirittura due» spiega Cartasegna, aggiungendo: «Continuiamo a investire in diverse direzioni: in tecnologia ma guardando al lungo termine; nelle persone con una piattaforma proprietaria, un collage che accompagna alla crescita anche professionale e nelle nuove aperture». La società oggi conta 300 dipendenti in tutto con 40 nell’head quarter. «Archiviato il 2020, in cui siamo riusciti comunque a limitare le perdite, stiamo ricominciando ad assumere. Lo scorso anno abbiamo fatto ricorso alla cassa integrazione integrandola con un fondo sovvenzionato dalla prima linea della società» ricorda Cartasegna.

«Mip ha investito in MiScusi e nella visione di lungo periodo di Alberto che permetterà all’azienda di diventare, attraverso la ristorazione, un movimento globale» sottolinea Moratti, che ha aggiunto: «Per il fondo Mip I Miscusi rimane il più grande investimento. Il nostro obiettivo è quello di aiutare questa nuova generazione di imprenditori a crescere facendo anche la differenza nel loro settore».

L’incontro con Kitchen Fund

La partecipazione dell’americano Kitchen Fund all’operazione di Miscusi ha due valenze: la prima è il riconoscimento del valore del progetto di sviluppo della startup italiana nell’ottica di una ristorazione più sostenibile; la seconda è l’interesse del fondo per una realtà del nostro Paese, è infatti la prima volta che Kitchen Fund investe in Europa e ha scelto un’azienda italiana per entrare su questo nuovo mercato.

Ma come si sono incontrati Miscusi e Kitchen Fund? Ancora una volta entrano in gioco la curiosità e la capacità di iniziativa di Alberto Cartasegna. Nelle sue ricerche per un alimentazione più sostenibile per l’ambiente, Cartasegna ha incontrato il nome di Pierre Thiam, chef e attivista sociale noto per aver portato la cucina dell’Africa occidentale nel mondo della cucina raffinata globale. Thiam è executive chef del pluripremiato ristorante Nok by Alara Lagos (Nigeria) e signature chef del Pullman Hotel a cinque stelle di Dakar (Senegal), oltre ad essere l’executive chef e co-proprietario di Teranga, una catena di fast-casual di New York City. La sua azienda Yolélé Foods sostiene i piccoli agricoltori del Sahel aprendo nuovi mercati per le colture africane, soprattutto per il loro prodotto distintivo, Yolélé Fonio.

Il fonio è un antico cereale di origine africana che si coltiva nelle zone rurali del Senegal e in altre aree del continente, recentemente tornato alla ribalta per il suo profilo nutrizionale e per via della sua tecnica di coltivazione, che potrebbe essere una soluzione per combattere carestia e siccità. Cartasegna decide di contattare Thiam su Linkedin e chiede semplicemente se sia possibile fare pasta con il fonio. Lo chef risponde e apre una porta a nuovi sviluppi in questa direzione, dal momento che Miscusi sarebbe pronta a inserire nel proprio menù un piatto di pasta al fonio.

Nella conversazione Thiam propone a Cartasegna di incontrare Kitchen Fund, che ha già investito in diverse realtà come Sweet Gree n (catena nata nel 2007 e con 121 ristoranti al 2021), The Hummus & Pita (nata nel 2012 e oggi con 10 location), Eegee’s (25 ristoranti). «Hanno apprezzato il nostro progetto e deciso di investire prima ancora di venire in Italia. Poi hanno visto il ristorante di Milano e abbiamo raccontato loro i piani di sviluppo futuri» racconta Cartasegna, che aggiunge:«Loro investono in realtà che vogliono cambiare il futuro del food e porteranno al nostro progetto un valore non solo finanziario».

La ripartenza post-Covid

«La pasta unisce è sempre stato uno dei nostri motti, ma il Covid ci ha obbligato a dividerci. Un boccone amaro, una digestione molto faticosa. Abbiamo reagito concentrandoci sul futuro, convinti che il 2020 avrebbe lasciato in tutti noi una maturità superiore, capace di riconnetterci con la natura, con noi stessi e con il cibo che mangiamo» sottolinea Cartasegna, che aggiunge: «La produzione di cibo dovrà aumentare del 60% nei prossimi 30 anni. Qui risiede la sfida e l'opportunità più grande per combattere il surriscaldamento ed evitare un disastro. Cambiare la nostra dieta o stile di vita è la scelta individuale più impattate che ognuno di noi può fare per contribuire a salvare il pianeta».

Alberto Cartasegna: "Digitale e supply chain corta per la ristorazione"

E Miscusi vuole fare la sua parte, per questo è impegnata in un progetto a supporto della supply chain. «Stiamo investendo tantissimo nella supply chain. La filiera è compromessa da un punto di vista di industrializzazione. C'è bisogno di accrescere l'offerta di produzione e c'è tanto lavoro da fare per offrire un piatto che sia “sostenibile”. Il nostro progetto va nella direzione dell’agricoltura rigenerativa: abbiamo piantato le nostre prime semenze per un progetto pilota, ma è solo l’inizio del percorso che richiede investimenti nella filiera di produzione, anche per portare competenze manageriale e tecnologiche nell’agricoltura» osserva il co-fondatore di Miscusi.

E in questo percorso non manca il sosstegno dei soci storici: «I nostri stakeholder, shareholder inclusi, Angelo in primis, condividono e supportano la nostra missione, lo hanno sempre fatto e non hanno smesso di crederci nonostante un anno così complicato» spiega Cartasegna, alle parole del quale Moratti risponde: «Viviamo in un periodo di grandi polarità. Il mondo è diviso tra quelli che hanno paura del cambiamento e quelli che lo abbracciano e cercano di capirlo. Il sistema capitalistico per come lo conosciamo non funziona più, dobbiamo riformarlo. Gli unici che possono accelerare questa evoluzione sono gli imprenditori della nuova generazione, Alberto Cartasegna è diventato protagonista di questo percorso nel nostro Paese, creando un progetto totalmente integrato con il tessuto sociale e con l'ambiente».

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