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Round record da 11 milioni per la startup Soldo

di G.Rus.


3' di lettura

È nata nel 2014, è italiana nel cuore e nella testa ma ha la base operativa a Londra. Oggi può esibire un vanto decisamente importante: è la prima startup tricolore ad aver ricevuto un finanziamento “Series A”, di 11 milioni di dollari, guidato da un grande venture capital come Accel. Per il fondatore e attuale Ceo di Soldo, Carlo Gualandri, un veterano dell’Internet made in Italy e uno dei padrini del motore di ricerca Virgilio, l’operazione annunciata due giorni fa ha un sapore speciale. E non solo per la portata (notevole) dell’investimento che l’ha vista protagonista o il richiamo mediatico legato al fatto che fra le aziende finanziate in passato dal vc californiano vi sono i nomi di Facebook , Dropbox , Spotify , BlaBlaCar e Deliveroo . La chiusura del deal, come ha spiegato il manager al Sole24ore, è soprattutto «la validazione da parte di un soggetto molto serio, esigente e competente di un’idea sulla quale lavoriamo da due anni e mezzo. Il fintech è un’industria molto complessa ed è difficile poter dire se un business model possa diventare sostenibile e di successo. Oggi abbiamo questa convinzione». Il round, sottoscritto anche da Connect Ventures, InReach Ventures, U-Start e R204 Partners, nasconde in tal senso un curioso retroscena. «Stavamo chiudendo un seed round più piccolo, da circa cinque milioni di euro, senza investitori istituzionali con l’idea di andare solo più avanti, con un livello più avanzato di sviluppo del prodotto, dai venture capital di prima fascia. E invece – racconta Gualandri – Accel, a cui avevamo presentato il progetto, ha voluto scommettere su di noi da subito, entrando immediatamente in gioco».

La nuova iniezione di liquidità verrà impiegata rispetto a due direttrici. La prima riguarda il potenziamento della piattaforma tecnologica proprietaria Soldo Business, introdotta dopo il buon riscontro ottenuto sul mercato consumer dalla soluzione Soldo Family. La sua peculiarità è quella di semplificare la contabilità delle spese aziendali, soprattutto Pmi e startup, attraverso una dashboard consultabile via Web o app mobile, sfruttando una carta prepagata (appoggiata al circuito di pagamento Mastercard) che consente di delegare, controllare e monitorare in tempo reale i flussi di cassa di ogni singolo dipendente o collaboratore. La seconda punta a sostenere il processo di crescita dell’azienda nei mercati in cui è già presente, Italia e Regno Unito, e a spingerne l’espansione nel resto d’Europa. «Dobbiamo costruire la struttura di marketing, commerciale e di business development ma abbiamo ora gli strumenti per arrivare al risultato aspettato. Dipende, ora, solo dalla nostra capacità di execution». Il primo obiettivo è quello di entrare in mercati minori (come l’Irlanda) e poi puntare su Germania, Francia e Spagna a partire dalla metà del 2018, in correlazione al previsto nuovo round di finanziamento. E i possibili impatti post Brexit? «Entro i prossimi sei mesi – conclude Gualandri – dovremo essere pronti per rispettare i requisiti di un regolatore di un altro Paese. In Inghilterra abbiamo trovato una struttura burocratica più agile, un regolatore molto esperto e un ricco ecosistema di servizi finanziari. Brexit mette tutto questo in discussione e molto probabilmente sarà necessario avere strutture dedicate in ognuno dei due mercati, quello inglese e quello europeo. E questo ovviamente alzerà la complessità e i costi necessari per operare».

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