L’OPERAZIONE

Rovati acquista il Geoparco di Inverigo: 1,6 milioni di mq per turismo e agricoltura 4.0

La Fidim della famiglia Rovati ha recentemente acquistato un’area di 1,6 vmilioni di mq tra MIlano, Como, Lecco e Monza. Obiettivi: dal turismo sostenibile all’agricoltura 4.0

di Laura Cavestri

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La Fidim della famiglia Rovati ha recentemente acquistato un’area di 1,6 vmilioni di mq tra MIlano, Como, Lecco e Monza. Obiettivi: dal turismo sostenibile all’agricoltura 4.0


2' di lettura

Agricoltura 4.0, centro di ricerca per l’agroinnovazione, ma anche percorsi turistici, spazi no-profit e cascine storiche da riconvertire. La Fidim, la holding della famiglia Rovati (ex proprietaria della Farmaceutica Rottapharm Madaus e rimasta nel settore con Rottapharm Biotech), ha acquistato un’area da 1,6 milioni di metri quadrati con cascine, impianti, siti naturali, culturali e di pregio ambientale che insiste su tre comuni (principalmente Inverigo ma anche Nibionno e Veduggio con Colzano) e tre province (Como, Lecco e Monza Brianza) destinata, nelle intenzioni, a diventare, appunto, una realtà importante, anche a livello internazionale.

«Il Parco Regionale Valle del Lambro – ha spiegato l’avvocato Bruno Santamaria che segue il progetto – ha fatto uno specifico studio del Geo Parco di Inverigo e oggi la famiglia intende investire importanti capitali perchè vuole sviluppare e valorizzare quell’area, non per finalità meramente speculative ma prevalentemente nell’interesse pubblico, anche per rendere maggiormente usufruibili spazi che sono considerati oggettivamente di interesse generale».

I termini economici dell'operazione non sono noti con precisione ma per avere la proprietà dalla Building Real Estate (ex immobiliare Victory) sono stati versati alcuni milioni, mentre per sistemare tutta l’area, l’investimento sarà nell’ordine delle decine di milioni di euro.

Il progetto non prevederebbe niente di invasivo, non ci sono nuove costruzioni in vista: «i centri di ricerca, ad esempio – ha aggiunto Santamaria – andrebbero realizzati nelle cascine già esistenti. Alcune di queste, infatti, quelle che ancora lo consentono, verranno recuperate. Le sinergie con gli enti accademici saranno create per avviare laboratori, centri di ricerca ma anche per sviluppare nuove tecnologie applicabili all’ambiente e all’agricoltura. Anche il turismosarà in chiave sostenibile, tanto che si pensa, per l’accesso, a un sistema di mobilità elettrica».

Per la riqualificazione si pensa a un bando internazionale. Il piano, partito con l’acquisizione dell’area, nel luglio scorso, si sviluppa, a grandi linee, sui prossimi 5 anni: i primi 2 per sbrigare le pratiche amministrative e gli altri per la sistemazione vera e propria, anche se una parte della manutenzione del verde è già cominciata. Intanto si lavora per mettere a punto sinergie anche tra pubblico e privato sfruttando le opportunità concesse dalla legge per interventi che mirano al recupero ambientale.
«Stiamo lavorando – ha concluso Santamaria – all’individuazione dello strumento giuridico più corretto che possa coinvolgere tutti i Comuni interessati, le Province, il Parco Valle del Lambro, la Regione e la Soprintendenza». Due le strade che potrebbero essere seguite: un accordo di programma in base a una legge regionale del 2003 oppure un programma integrato di intervento che si rifà alla più recente leggere regionale 18/2019.

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