PRESUNTI AIUTI DI STATO

Royalties gonfiate per pagare meno tasse: l’Ue indaga su Nike in Olanda

di Roberto Galullo e Angelo Mincuzzi


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(Reuters)

3' di lettura

Le scarpe Nike e Converse finiscono sotto la lente della Commissione europea per presunti aiuti di Stato da parte dell'Olanda. Bruxelles ha aperto un'indagine formale sul trattamento fiscale concesso dai Paesi Bassi a due società del gruppo Nike con sede legale ad Hilversum, nell'Olanda settentrionale: Nike European Operations Netherlands Bv e Converse Netherlands Bv, che sviluppano, promuovono vendono prodotti Nike e Converse in Europa, Medio Oriente e Africa.

In cambio della licenza dei diritti di proprietà intellettuale relativi ai prodotti sportivi e del tempo libero, le due società pagano alla Nike royalties deducibili dalle imposte.

Tra il 2006 e il 2015, le autorità fiscali olandesi hanno approvato cinque “tax ruling”, due dei quali sono ancora in vigore, che stabiliscono criteri e parametri sul pagamento delle royalties dovute dalle due società alla Nike. Nike European Operations Netherlands Bv e Converse Netherlands Bv sono attualmente tassate solo in Olanda con un margine di profitto limitato basato sulle vendite. In questa fase la Commissione è preoccupata che «l'ammontare dei diritti riconosciuti dai “ruling” potrebbe non riflettere la realtà economica». In effetti, «l'ammontare di tali royalties sembra superiore a quello che società che negoziano a condizioni di mercato pagherebbero secondo il principio della libera concorrenza».

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In particolare - spiega la Commissione europea -, un'analisi preliminare delle attività di queste società ha mostrato che Nike European Operations Netherlands Bv e Converse Netherlands Bv hanno più di mille dipendenti e sono coinvolte nello sviluppo, gestione e sfruttamento della proprietà intellettuale. Ad esempio, Nike European Operations Netherlands Bv pubblicizza e promuove i prodotti Nike nella regione Emea (Europa, Medio Oriente e Africa) e sostiene i costi per le attività di marketing e vendita. Al contrario, sostiene Bruxelles, «i beneficiari delle royalties sono entità del gruppo Nike che non hanno dipendenti né attività economiche».

L'indagine della Commissione esaminerà se i ruling fiscali sotto la lente «siano stati in grado di ridurre indebitamente la base imponibile di Nike European Operations Netherlands Bv e Converse Netherlands Bv in Olanda dal 2006». Di conseguenza, l'Olanda, «potrebbe aver conferito al gruppo Nike un vantaggio selettivo consentendo di pagare meno tasse rispetto ad altre società indipendenti o del gruppo i cui prezzi di transazione sono determinati in base alle condizioni di mercato».

Se ciò dovesse essere confermato, «significherebbe che la Nike ha beneficiato di aiuti di Stato illegali», conclude la Commissione.
Secondo Margrethe Vestager, commissario Ue alla Concorrenza, «gli Stati membri non dovrebbero consentire alle società di creare strutture complesse che riducono indebitamente i profitti imponibili e danno loro un vantaggio sleale rispetto ai concorrenti. La Commissione investigherà attentamente il trattamento fiscale della Nike nei Paesi Bassi per capire se è in linea con le regole sugli aiuti di Stato dei paesi europei. Allo stesso tempo ben vengano le azioni messe in campo dai Paesi Bassi per riformare le proprie regole sulla tassazione delle società e assicurarsi che le società operino in condizioni di parità nell'Unione europea».

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Pronta la risposta del governo olandese, che si è detto disponibile a collaborare con l'Unione europea.

I presunti aiuti di Stato concessi dai Paesi Bassi alla Nike erano stati al centro delle rivelazioni dei Paradise Papers già nel novembre 2017. Dalle carte trafugate da un ignoto whistleblower all'interno della società di consulenza Appleby, specializzata nella creazione di società nei paradisi fiscali, era emerso che Nike aveva installato la sua sede europea a Hilversum nel 1999 e che da allora quasi tutte le vendite non statunitensi passano attraverso i Paesi Bassi.

Tra il 2010 e il 2014 - secondo i Paradise Papers -, Nike era riuscita a veicolare oltre un miliardo di euro attraverso i Paesi Bassi verso le Bermuda. Dal 2014, dopo la scadenza del relativo tax ruling, Nike avrebbe creato delle particolari società denominate Cv (Commanditaire vennootschappen), che sono fiscalmente trasparenti nei Paesi Bassi, per ridurre l'imponibile fiscale. I paradise Papers facevano riferimento alla società Nike Innovate Cv. La multinazionale americana avrebbe risparmiato 2,2 miliardi di euro dal 2006 al 2016.

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