Rubinetteria

Rubinetteria, il conflitto stoppa l’export

Il conflitto stoppa l’exportScenari. Russia e Ucraina mercati privilegiati per il commercio esterocon quote fino al 40% della produzione. Pettinaroli: business compromess

di Claudio Andrea Klun

 Con lo scoppio della guerra in Ucraina, lo scenario si è fatto preoccupante e le prospettive molto incerte per le aziende le cui esportazioni hanno come mercato di destinazione prevalente quello russo

4' di lettura

Dopo un 2021 chiuso con una forte balzo dell’export, il distretto piemontese della rubinetteria e del valvolame ha aperto i primi due mesi del 2022 con un trend ancora all’insegna della crescita, nonostante anche questo settore debba fare i conti con il caro energia e l’aumento dei costi delle materie prime. Ora, però, con lo scoppio della guerra in Ucraina, lo scenario si fa preoccupante e le prospettive molto incerte, o addirittura disastrose per le aziende le cui esportazioni hanno come mercato di destinazione prevalente quello russo. Ma nonostante tutto, fra i rubinettai c’è anche chi è ottimista e chi confida nelle capacità di reattività ai cambiamenti.

«Prima della guerra, c’era uno scenario più o meno gestibile, con una forte spinta dei costi energetici e delle materie prime ma attese di un assestemento; ora le carte sono completamente cambiate – commenta Gianni Filippa, presidente di Confindustria Novara Vercelli Valsesia –. Ci sono tre fattori che andranno a impattare: quanto tempo ci metteremo per diversificare l’approvvigionamento del gas dalla Russia; se saremo ancora un mondo globale; quanto le maggiori spese che i consumatori stanno sostenendo andranno a impattare negativamente sulla propensione ai consumi».

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Secondo il presidente di Cnvv, ci sono troppi fattori variabili e quindi è un azzardo prevedere come il settore della rubinetteria-valvolame reagirà a questi shock, ma formula la speranza che «Russia e Ucraina trovino velocemente un accordo: in questo caso, potremmo ancora metterci una pezza».

E per le aziende che impatto ha avuto lo scoppio della guerra e come sono mutate le prospettive? Ugo Pettinaroli, presidente di Fratelli Pettinaroli Spa di San Maurizio d’Opaglio (Novara), sottolinea che «oltre alla barra di ottone, il cui prezzo è quasi raddoppiato dal periodo pre-pandemico, le nostre aziende stanno affrontando in questi giorni seri problemi di approvvigionamento di altri materiali. L’acciaio per esempio, oppure il nichel, il cui prezzo è quadruplicato nell’ultima settimana, e la ghisa, proveniente in gran parte dalla Russia. Lo scenario è molto preoccupante per non dire disastroso». Pettinaroli ricorda che una decina di aziende del distretto esportava dal 20% fino al 40% della produzione in Russia e Ucraina: «Non sarà facile per loro ricollocare una tale produzione su altri mercati; anche nel 2022 e 2023 vedranno una forte flessione dell’export. Nel caso di una risoluzione pacifica, in Ucraina ci potrà essere una nuova domanda di rubinetti e valvole, ma solo nel medio e lungo periodo. Per quanto riguarda invece il mercato russo, a causa dell’embargo nei confronti del petrolio e del gas, gli acquirenti che prediligevano il nostro made in Italy attingeranno da Cina e India, dai nostri competitor in Turchia. Un business molto importante sarà completamente compromesso».

Più ottimista, invece, Marco Caleffi, ad della Caleffi Spa con sede a Fontaneto d’Agogna (Novara). «Dopo aver chiuso il 2021 con un +30% delle vendite e un fatturato consolidato di 426 milioni, il trend positivo è proseguito nei primi due mesi del ’22 con una crescita del 15%. Attualmente il caricamento degli ordini è superiore a quello dell’anno scorso: sia per gli ordini assicurati per i prossimi due mesi che in prospettiva più lunga. Il rincaro delle materie prime, pur avendo inciso, non ha pregiudicato gli ordini, ma comporta una miglior gestione in fase di acquisto e di reperimento, soprattutto dei semilavorati, dovendo gestire aumenti a dismisura da parte dei fornitori, perché i costi energetici che sostengono nelle lavorazioni stanno esplodendo».

Per quanto riguarda lo scenario di guerra in Ucraina, il Gruppo Caleffi ha deciso di non spedire in Russia, «non ci sembrava giusto, per cui abbiamo deciso di non fare arrivare le merci». Diversa invece la situazione in Ucraina, dove far arrivare le merci in posti sicuri è praticamente impossibile: «È un peccato, si stava costruendo un bel mercato, anche se rappresenta a oggi meno dell’1% sul totale, per cui non va a penalizzarci più di tanto».

Caleffi a oggi si dice ancora ottimista, confortato da una previsione di crescita del fatturato per il 2022 a 450/470 milioni, «ma certo, se i prezzi continueranno a salire in modo illogico, sarà anche per noi tutto estremamente difficile».

Per Luca Zaglio, direttore generale di Giacomini Spa di San Maurizio d’Opaglio, i primi due mesi del 2022 sono stati in linea con le aspettative pur se con aumenti dei costi di materie prime, energia e trasporti del +15-20% ma «dopo lo scoppio della guerra, si stanno verificando ulteriori aumenti in maniera repentina. Ciò rischia di generare un rallentamento generale delle economie e anche del nostro settore. La guerra e la pandemia saranno acceleratori di cambiamenti di paradigma. Le aspettative e la tipologia di investimenti cambieranno e ciò potrà costituire una minaccia ma allo stesso tempo anche una opportunità». Zaglio aggiunge che «il mondo dell’industria oggi può andare in difficoltà perché non ci è possibile immaginare scenari sul medio e lungo termine. Ci siamo improvvisamente trovati a gestire periodi volatili e con discontinuità strutturali. Non sappiamo come sarà il “post guerra”, ma sicuramente si arriverà a una economia e a scenari che saranno strutturalmente diversi da quelli precedenti. Ma rimangono sempre di grande attualità le parole di Darwin: “Non è la più forte delle specie che sopravvive, né la più intelligente, ma quella più reattiva ai cambiamenti”»

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