autopsia nei prossimi giorni

Ruby: Imane Fadil negativa ai test su arsenico e leptospirosi

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Imane Fadil: la modella morta era testimone chieve nel processo Ruby (Ansa)


2' di lettura

É risultata negativa anche ai test sui veleni più comuni, in particolare l'arsenico, Imane Fadil, una delle teste chiavi del processo Ruby, morta si ipotizza per avvelenamento lo scorso 1 marzo all'Humanitas di Rozzano. É quanto risulterebbe dalle cartelle cliniche ora in mano alla Procura di Milano che indaga per omicidio volontario. Cartelle da cui emerge che la modella non aveva nemmeno la leptospirosi. Le analisi per appurare al presenza di veleni sono state svolte dal Centro Antiveleni di Niguarda.

Il pm all’obitorio: «Non farla vedere a nessuno»
«Non farla vedere a nessuno». É la scritta a mano che compare sul fascicolo dell'obitorio di Milano dove si trova il corpo di Imane Fadil. La frase apposta da uno degli addetti del Comune riporta l'ordine della Procura di non fare avvicinare nessuno, nemmeno amici e parenti, al cadavere della modella di 34 anni di origini marocchine da oltre due settimane 'blindato' in attesa dell'autopsia.

Autopsia che si dovrebbe tenere nei prossimi giorni, anche se una data certa non è ancora stata indicata. Il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e il pm Luca Gaglio, che coordinano le indagini condotte dalla Squadra Mobile, indagano per omicidio volontario, in quanto è stato accertato finora i sintomi che la giovane presentava sono “compatibili” con l'avvelenamento. E lei stessa una decina di giorni prima della morte aveva rivelato ai medici di temere di essere stata avvelenata. Nel suo sangue sono stati trovati alcuni metalli con parametri di poco al di sopra della norma e che, in particolare uno, potenzialmente potrebbe essere radioattivo. Per questo quindi i dipendenti del comune che presidiano l'obitorio, hanno anche 'bocche cucite': hanno spiegato «non possiamo dire nulla» anche se, ha ammesso uno di loro: «una cosa del genere in tutti questi anni non l'ho mai vista».

Esiti negativi per arsenico e leptospirosi
Secondo quanto ricostruito, gli esami per la leptospirosi sono stati effettuati all'Humanitas, l'ospedale dove la modella di 34 anni di origini marocchine si trovava in condizioni gravi. Quando lei, non molti giorni dopo il ricovero, raccontò ai medici di vivere in una cascina in campagna dove c'era anche qualche topo, si pensò anche a questa malattia infettiva ma poi, in seguito agli accertamenti, venne scartata. Quando invece una decina di giorni prima di morire rivelò che temeva di essere stata avvelenata, il personale prima la sottopose ad alcuni test per capire se avesse assunto stupefacenti 'mal tagliati' o altro. Poi si rivolsero al Centro di Niguarda per le ricerche dei veleni più comuni, in particolare l'arsenico. Anche in questo caso gli esiti sono stati negativi.

Riscontrata la presenza di 4 metalli, fra cui il cobalto
Quindi l'invio dei campioni di materiale biologico al Centro Maugeri di Pavia che ha riscontrato la presenza di 4 metalli, tra cui il cobalto, ma in dosi di poco al di sopra della norma. La struttura pavese altamente specializzata, non ha però misurato l'indice di radioattività, anche perché non ha né le competenze né le attrezzature per farlo. Un'eventuale contaminazione radioattiva è comunque compatibile con i dati clinici e la grave patologia che aveva aggredito il midollo osseo della giovane.

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