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Ruffini: «Controlli e notifiche in due tempi»

di Marco Mobili

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7' di lettura

Separare l'attività di recupero e riscossione delle imposte da quella di notificazione degli atti. O, in termini più semplici, «chiudere l'attività ordinaria di recupero senza però andare a citofonare ai contribuenti». Per il direttore delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, quanto dichiarato alla Camera la scorsa settimana sugli atti di accertamento in arrivo dal 1° giugno «non è stata né una minaccia né una provocazione, anzi un atto di rispetto assoluto».

Per il direttore è corretto che l'Agenzia faccia presente all'istituzione che rappresenta la volontà popolare quale siano gli effetti delle norme vigenti in modo da valutare se quegli effetti siano corrispondenti alla volontà popolare o se al contrario non sia il caso di intervenire per evitarli.

Chiamato nuovamente a guidare il braccio operativo del Fisco, Ruffini si trova ora a gestire una delle realtà più complesse, ossia conciliare l'esigenza di continuare a incassare le giuste imposte con le evidenti difficoltà che colpiscono persone e imprese nell'emergenza.

Come se ne esce?
Ora con la discesa dei contagi l'emergenza è divenuta economica. Oltre al vaccino per la tutela della salute pubblica che tutti stiamo cercando, il vero antivirus per il sistema Paese è salvaguardare la ripresa dell'economia e del lavoro. E certamente l'Agenzia non può e non vuole mettersi di traverso ma anzi essere volano. Non può essere e non sarà mai un ostacolo alla ripresa economica del Paese. L'attività di lavorazione di 30 milioni di atti è ordinaria, altro tema è se si debba o meno spostare in avanti tutta l'attività di conoscenza ai contribuenti. Attenzione, spostamento in avanti che non riguarderà certo le frodi, che sono una piccola parte degli 8,5 milioni di accertamenti. Anche così si tutela la collettività e il buon andamento di ripresa dell'attività economica del Paese.

Il pericolo manifestato dai critici di quella norma cancellata dal Senato era quello di un vantaggio per l'Agenzia grazie proprio a un periodo temporale più ampio per svolgere la sua attività.
Nessun vantaggio. La proroga biennale era una norma approvata che aveva una chiave risolutiva. È stata criticata, ci sono altre possibilità di intervento. Si possono rinviare i termini, sospenderli o interromperli. Tutte ipotesi all'esame del governo.

Ne può anticipare una o fare qualche esempio?
L'Agenzia è assolutamente disponibile a un'ipotesi di perimetrare l'attività entro il 2020 per poi portarla a conoscenza in un secondo momento. Può essere un'ipotesi. Le strade sono tante, molto delicate, non spetta a me parteggiare per una o per l'altra.

Separare in due tempi, anche distanti tra loro, il momento del controllo da quello del recupero: misura mai adottata e straordinaria.
Le regole ordinarie per il 2020 forse vanno ripensate. Lo stesso ministro Gualtieri ha ribadito con lucidità la necessità della riforma fiscale. Nei libri di storia il 2020 dividerà il mondo in Ante Coronavirus e Post Coronavirus. In sostanza, come sostiene l'Ocse, occorre agire e giocare fuori dagli schemi e trovare soluzioni diversamente da come le avremmo individuate in un altro momento. Dobbiamo evitare che i dipendenti di Agenzia che svolgono un servizio fondamentale, debbano andare a notificare atti, magari andando proprio a consegnare un provvedimento “punitivo” a chi torna a rialzare la saracinesca dopo la crisi. Dobbiamo evitare il rischio di passare dal lockdown al blackout causato proprio dall'Agenzia. Ferma restando la correttezza di tutta l'attività di recuperare risorse per la collettività, bisogna individuare qual è il tempo per ogni cosa.

Qual è il tempo giusto?
Tutti ci auguriamo e lavoriamo affinché l'economia riprenda nel migliore dei modi e nei tempi più rapidi. Il solo intervento possibile è stato quello di sospendere i versamenti fino a giugno. L'attività di recupero va avanti ed è giusto. Occorre capire se ora è il tempo di recuperarla con il rischio di compromettere lo sviluppo dell'economia e di turbare l'andamento dell'attività di impresa in questa fase. Non sta certo all'Agenzia la scelta ma occorre valutare se questo tempo di recupero, come auspico, possa essere spostato in avanti.

Ma ci sono nuove sospensioni di pagamento in arrivo come chiedono imprese e professionisti?
È una scelta che attiene alle risposte del governo con il decreto aprile già annunciato. Si seguono scenari in continua evoluzione.

E sulle pagelle fiscali? I valori degli Isa certo non potranno mai fotografare correttamente ricavi e compensi di oltre tre milioni di partite Iva. Cosa cambierà?
Gli Isa in tempo di pace, in un anno normale, dovrebbero rappresentare una sorta di patente che riconosce al contribuente dei benefici nei suoi rapporti con il fisco sulla base del punteggio che gli viene attribuito per i suoi comportamenti. È evidente che in un anno come quello che stiamo vivendo sarà necessario, così come in altri ambiti, rivedere il meccanismo, perché i comportamenti dei contribuenti, di un imprenditore sono e saranno in buona parte condizionato dagli effetti economici della emergenza Covid-19.

Conferma almeno, come detto in audizione alla Camera, che sul cumulo delle sospensioni di termini amministrativi con quelli dettati dell'emergenza si lavora a una norma?
Confermo che occorre una norma che introduca una sospensione specifica sui versamenti di somme dovute per atti deflativi del contenzioso come possono essere gli accertamenti con adesione, conciliazioni, rettifica e liquidazione o di recupero. Una norma che sia in grado di riallineare i termini processuali e di pagamento collegati alle diverse fasi processuali.

La possibilità di garantire la liquidità alle imprese e ai contribuenti in questa fase passa anche per una velocizzazione dei servizi e soprattutto dell'erogazione dei rimborsi. Avete in programma interventi mirati in questo senso?
L'attività di liquidazione dei rimborsi da parte degli uffici che erogano servizi ai contribuenti è in linea con quanto ci chiede e ci ha chiesto a più riprese la Commissione europea. Certo, in questo nuovo mondo post Coronavirus, che chiede misure e interventi eccezionali anche fuori dagli schemi classici, se l'Agenzia delle Entrate fosse esonerata per i prossimi mesi a non dover rispondere ai contribuenti sulle attività di controllo e riscossione anche se conclusa nell'anno, si potrebbe concentrare sui servizi ai contribuenti con un processo di maggiore digitalizzazione, ampliando le risorse umane da destinare all'erogazione dei rimborsi.

In audizione alla Camera ha ricordato che nel magazzino della Riscossione ci sono ruoli per 954,7 miliardi di tasse e contributi non incassati. C'è aria di una nuova rottamazione, la “quater”?
È questione politica. Certo è che il tema “magazzino della riscossione” richiede più di una riflessione. Un tema che io ho portato all'attenzione del Parlamento nel 2015 come amministratore delegato dell'ex Equitalia. È un tema che va affrontato con la consapevolezza che in nessun Paese occidentale l'agente della riscossione mantiene nel suo magazzino un periodo così lungo di anni di imposta. In media dovrebbero essere tre o quattro anni. E la rottamazione in sostanza può essere un tema per approfondire e risolvere il problema del magazzino della riscossione. Questo per garantire all'agente pubblico della riscossione di concentrare la sua attività di recupero su elementi effettivamente aggredibili. Oltre il 60% di quei 954 miliardi riguarda soggetti falliti, defunti o nulla tenenti.

Per restare sul decreto aprile cosa possiamo rispondere ai tanti contribuenti che chiedono di poter detrarre il costo delle mascherine?
Non serve una norma specifica. Con una circolare che firmerò in settimana l'Agenzia chiarirà che i cittadini potranno portare in detrazione i costi per i dispositivi individuali per il distanziamento, le mascherine appunto, purché siano riportino la certificazione Ue e del ministero della Salute.

Nel mondo post Coronavirus, come si colloca il lavoro agile nell'attività dell'amministrazione finanziaria?
Un ringraziamento ai lavoratori e alle organizzazioni sindacali, nonché a Sogei e all'information technology dell'Agenzia è d'obbligo. Siamo riusciti a portare in lavoro agile tutti i dipendenti delle Entrate e quelli della Riscossione. Hanno la possibilità di operare da remoto, in telelavoro, videoconferenza o con posta certificata. Pochi sono i servizi che offriamo al pubblico direttamente in ufficio. È chiaro che ci siamo dovuti reinventare sia nei rapporti con i contribuenti sia in quelli tra colleghi. Ma ritengo che questo periodo rappresenti una grande conquista dell'amministrazione finanziaria a cui non possiamo rinunciare. Con forme tutte da studiare e condividere, quando l'emergenza sarà superata, si potranno individuare forme di turnazione per facilitare la vita sociale e lavorativa dei dipendenti.

Cosa risponde a chi accusa l'amministrazione di non aiutare, specie in questa fase, la semplificazione e la comprensione delle norme?
Le semplificazioni devono essere la stella polare di ogni amministrazione pubblica e dello stesso legislatore. Le leggi da sole non sono sufficienti a cambiare la realtà dei cittadini. Anche la migliore delle norme senza un'amministrazione in grado di attuarla diventa inefficace. Alla pubblica amministrazione servono risorse infrastrutturali, umane, capacità organizzativa. Per la comprensione delle norme, anche le più complesse, stiamo intervento nel modo più rapido e comprensivo possibile con Faq, risoluzioni, interpelli e circolari.

Il Coronavirus ha chiuso il cantiere della riforma del fisco. Quando si riaprirà?
È un cantiere sempre aperto, che deve stare sempre aperto. Un'amministrazione finanziaria così complessa deve avere l'umiltà e il coraggio di sottoporsi a continui esami di validità del suo modello organizzativo. È un cantiere che nessuno di buon senso potrà ritenere chiuso. E questo è un anno particolare. Non è un periodo di guerra ma quando è cominciata la vita repubblicana nel dopoguerra si sono iniziati a immaginare dei nuovi modelli organizzativi. Si sono riscritte le regole. Questa è l'occasione per valutare nuovi modelli perché l'anno dopo il lockdown sarà un anno nuovo per ripensare integralmente il rapporto fisco-contribuente.

Nel ripensare le regole c'è la possibilità di ricorrere alla leva fiscale per rendere l'Italia un paese attraente per i nuovi investitori o di riportare in Italia imprese che hanno delocalizzato in cerca di sistemi fiscali più vantaggiosi, come quello olandese?
Quello che posso dire, in attesa di scelte che spettano al governo, è che il sistema Italia deve essere un sistema Paese in grado di offrire stabilità nei rapporti fisco-contribuente: stabilità di regime fiscale, di una politica tributaria che dia certezza nei tempi, nelle risposte, nella buona fede reciproca. Tutti elementi che caratterizzano un sistema fiscale efficace e attrattivo.

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