test match

Rugby, Roma attende gli All Blacks sconfitti e affamati

di Giacomo Bagnasco

default onloading pic
(PHOTOSPORT)


2' di lettura


Una sconfitta nel 2016, due sconfitte e un pareggio nel 2017, due sconfitte nel 2018. Per il resto solo vittorie: 13 nel 2016, 11 in ognuno dei due anni seguenti. Un bilancio eccezionale. Per tutti (forse), non per gli All Blacks neozelandesi. I campioni del mondo rimangono in testa al ranking mondiale ma non sono più riusciti ad avvicinare la serie record di successi consecutivi (18) interrotta due anni fa dall'Irlanda a Chicago. E sabato scorso a Dublino proprio l'Irlanda ha ottenuto contro la Nuova Zelanda il suo secondo trionfo in 113 anni di confronti diretti, il primo in casa.
Che per gli All Blacks fosse la partita più difficile del tour europeo d'autunno era logico. Gli irlandesi vengono da un'annata super, essendosi aggiudicati il Sei Nazioni con tanto di Slam (cinque partite, altrettante vittorie) e avendo superato l'Australia nella serie disputata a giugno in casa dei Wallabies (due incontri vinti, uno perso), con il corollario di una selezione dell'Isola verde, il Leinster, che ha vinto la Champions Cup, equivalente della Champions League nel calcio. La Nazionale allenata da Joe Schmidt (guarda caso, un neozelandese) ha consolidato il secondo posto nel ranking aggiungendo la gemma del 16-9 sulla Nuova Zelanda, che - dopo avere segnato una media di sei mete a partita nel corso del Rugby Championship, contro Australia, Sudafrica e Argentina - sul terreno dell'Aviva Stadium è rimasta a secco, subendo invece la marcatura del 22enne talento Jacob Stockdale.
Merito di una difesa irlandese di altissima qualità, ma i Neri hanno sbagliato qualcosa di troppo. Una cosa insolita, da inquadrare però in una stagione dove qualche scricchiolio si era già avvertito. Anche la vittoria di misura sull'Inghilterra, pur essendo in sé un ottimo risultato al termine di una prova di carattere, ha fatto capire che le distanze si sono ridotte. E questo a meno di un anno dall'inizio della Coppa del Mondo in Giappone.
Può essere che - indipendentemente da contingenze e singoli episodi - alla squadra più forte del mondo stia mancando qualcosa in fatto di leadership. Nemmeno per loro probabilmente è facile sostituire due uomini del carisma di Dan Carter e di Richie McCaw, protagonisti assoluti fino ai Mondiali del 2015. Ma intanto toccherà a noi fare i conti con la loro voglia di riscatto. È possibile che sabato a Roma schierino contro l'Italia un buon numero di seconde scelte. Lo fecero anche due anni fa subito dopo aver perso dall'Irlanda negli Usa e ci inflissero un bel ko: 68-10.
I TEST MATCH AUTUNNALI
27 ottobre: Nuova Zelanda-Australia 37-20 (giocata a Yokohama, Giappone)
3 novembre: Giappone-Nuova Zelanda 31-69; Galles-Scozia 21-10; Inghilterra-Sudafrica 12-11; Irlanda-ITALIA (giocata a Chicago) 54-7
10 novembre: ITALIA-Georgia 28-17; Scozia-Figi 54-17; Inghilterra-Nuova Zelanda 15-16; Galles-Australia 9-6; Irlanda-Argentina 28-17; Francia-Sudafrica 26-29
17 novembre: ITALIA-Australia 7-26; Galles-Tonga 74-24; Inghilterra-Giappone 35-15; Scozia-Sudafrica 20-26; Irlanda-Nuova Zelanda 16-9; Francia-Argentina 28-13
24 novembre: ITALIA-Nuova Zelanda; Scozia-Argentina; Inghilterra-Australia; Galles-Sudafrica; Irlanda-Stati Uniti; Francia-Figi

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti