Azzurri in bilico

Rugby, il Sudafrica minaccia il posto dell’Italia nel Sei Nazioni

A spingere in questa direzione sarebbe soprattutto il fondo di private equity Cvc, che si è aggiudicato il 14,5% di Six Nations Limited, società che gestisce il torneo

di Giacomo Bagnasco

(LAPRESSE)

2' di lettura

Niente di ufficiale, tantomeno con conseguenze immediate. Ma rispetto a singole voci che da tempo si levavano ogni tanto contro la permanenza dell'Italia nel Sei Nazioni di rugby, questa volta sembra esserci una prospettiva più solida e concreta.

Da numerosi media di Regno Unito e Sudafrica rimbalza una news che si fatica a catalogare come del tutto “fake”: la federazione sudafricana si è accordata per un nuovo triennio di partecipazione della sua Nazionale al Championship dell'emisfero Sud (impegnandosi dal 2022 al 2024) ma punta a farla entrare nel Sei Nazioni a partire dell'edizione 2025. E la squadra sacrificata, nell'ambito di un'operazione che aprirebbe per la prima volta le porte della manifestazione a una non europea, sarebbe l'Italia, come d'altronde era facile immaginare.

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A spingere in questa direzione sarebbe soprattutto il fondo di private equity Cvc, che si è aggiudicato il 14,5% di Six Nations Limited, società che gestisce il Sei Nazioni, spendendo una somma superiore ai 350 milioni di euro. Una potenza nel campo degli investimenti sportivi, che di recente ha tra l'altro acquistato il 10% della Liga calcistica spagnola.

Cvc punterebbe a massimizzare i profitti del più popolare torneo rugbystico esistente facendovi entrare la squadra campione del mondo, il che significherebbe presumibilmente maggiori apporti dagli sponsor, maggiori audience televisive con ricavi tv in crescita, maggiore gradimento su scala mondiale.

Naturalmente i risultati via via più deludenti degli Azzurri nel Sei Nazioni (33 le sconfitte di fila, ultima vittoria nel 2015 in Scozia) hanno un notevole peso: sotto questo punto di vista, l'Italia non potrebbe mettere sul tavolo motivazioni a favore della propria permanenza. E con un'uscita subirebbe un colpo economico terribile. Basti pensare che il bilancio 2019 della Fir (l'ultimo in era pre-Covid) evidenziava un fatturato di 46,5 milioni di euro, dei quali quasi 20 derivavano direttamente dalla partecipazione al Sei Nazioni. Che poi diventava un volàno per altre entrate, a partire dalle sponsorizzazioni della Nazionale.

In un momento di grave difficoltà come quello attraversato da tutto lo sport internazionale, poi, hanno cominciato a venire in soccorso i quattrini di Cvc, che nell'arco di cinque anni avrebbe dovuto versare alla federazione italiana una quarantina di milioni di euro. Si tratterà di vedere se e quando questo flusso si interromperà. D'altronde, lo stesso Cvc era già entrato nella compagine societaria di quello che adesso si chiama United Rugby Championship (Urc). A dividersi i 130 milioni che vengono versati in tranche per una quota del 27% del campionato internazionale tra selezioni (o franchigie) sono le federazioni di Galles, Irlanda e Scozia e Italia (rappresentata dal binomio Benetton Treviso- Zebre Parma e pronta a ricevere in tutto circa 20 milioni), ma la partecipazione è stata ora estesa a quattro squadre sudafricane. Che non portano un profitto diretto alla loro “Union”, ma potrebbero diventare il grimaldello per scassinare il portone apparentemente blindato del Sei Nazioni.


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