«gioco di squadra»

Rugby&aziende: team building con le Zebre e i «Leoni»

di Giacomo Bagnasco

Un momento di team building aziendale organizzato dalle Zebre alla Cittadella del rugby di Parma

4' di lettura

C'è un derby anche fuori dal campionato Pro14, quello dove sono impegnati i “Leoni” del Benetton Treviso e le Zebre, con base a Parma. In questo fine settimana il calendario agonistico ha fissato per i due superclub italiani impegni in trasferta. Il team veneto ha pareggiato ieri sera a Belfast con l'Ulster. Il 17-17 non può essere soddisfacente per i biancoverdi che sono stati raggiunti all'ultimo istante, ma comunque la squadra allenata da Kieran Crowley resta in corsa per l'accesso ai play-off. Mentre oggi le Zebre affrontano a Bloemfontein i Cheetahs sudafricani e dovranno cercare di interrompere una serie negativa iniziata appena prima di Natale.

Ma nel derby “extra” entrambe le società potrebbero risultare vincenti, dando anche una mano al movimento rugbystico italiano nel suo complesso. Si parla di iniziative di team building, in cui una “squadra” aziendale si trova sul campo per conoscere aspetti teorici e pratici della palla ovale ma soprattutto per conoscere lo spirito che anima questo sport. I princìpi sono chiari, e per alcuni anche già noti: condivisione dell'obiettivo, vale a dire la meta da raggiungere, sostegno tra i compagni di squadra, disponibilità al sacrificio, massima determinazione ma lealtà verso gli avversari, collaborazione e coinvolgimento di tutti, perché tutti sono importanti e anche un leader può essere riconosciuto come tale e può ottenere risultati solo se si lavora insieme. Da soli non si va a segno.
Certo, può essere solo un gioco, comunque divertente. Le dinamiche del campo non si sposteranno automaticamente tra le scrivanie. Ma alcuni concetti saranno stati ribaditi proprio sul rettangolo verde e un nuovo modo di vedere il lavoro in comune e i rapporti interpersonali potrebbe farsi strada. Le aziende investono anche su questo settore della formazione e le due realtà sportive trovano un modo diverso e coinvolgente per allacciare rapporti con le imprese e i loro dipendenti.

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Rugbysti per un giorno in ambienti sportivi di alto livello, la Cittadella del rugby di Parma e il complesso della Ghirada creato dalla famiglia Benetton. «Proponiamo lo sport di squadra per eccellenza - dice Andrea Dalledonne, amministratore unico delle Zebre - con forti metafore facili da individuare: il traguardo finale della meta che si raggiunge superando gli ostacoli e lavorando di squadra. La giornata tipo si basa su un 30% di aula e un 70% sul campo, per fornire le basi teoriche e pratiche. Gli spogliatoi sono allestiti come in un giorno di gara, agli ospiti si spiegano i concetti di base e sul terreno di gioco operatori specializzati nel team building sono affiancati da tecnici e giocatori delle Zebre (non guasta in questo contesto la presenza del bocconiano George Biagi, che gioca seconda linea, ndr) pronti a trasmettere anche la parte più “emozionale”. Alla fine sono previsti un debriefing per analizzare il lavoro fatto e naturalmente il terzo tempo, con degustazione delle eccellenze culinarie emiliane».

A proposito di cibo Dalledonne annuncia anche la partenza di una “scuola di nutrizione”, legata all'alimentazione corretta e a una maggiore efficienza lavorativa: vale per gli atleti e - con logici adattamenti - può valere anche per i manager.

A Parma tengono a sottolineare la soddisfazione delle aziende coinvolte nel team building (tra queste Pizzarotti e c. Spa e Inseme, protagonista nel campo della zootecnia e frutto della fusione fra tre concorrenti) così come dei singoli partecipanti. E lo stesso fanno a Treviso, alla luce di esperienze con varie realtà di peso, come Tim e MiTi Spa, attiva nella commercializzazione di prodotti per la grande distribuzione e le parafarmacie.

Il Benetton può partire avvantaggiato dal territorio che lo circonda, visto che il Veneto è senz'altro la regione leader del rugby italiano. Il team building dei trevigiani si basa sull'apporto di una consulente esterna (Enrica Quaglio, specialista del settore nonché appartenente a una nobile famiglia “ovale”) e sull'apporto di dirigenti, staff, giocatori. La struttura dell'intervento è sostanzialmente simile a quella già illustrata per le Zebre. Antonio Pavanello, direttore sportivo dei Leoni, racconta: «L'idea era nata come proposta per le aziende nostre partner ma poi abbiamo pensato di estenderla, trovando utile conoscere altri ambiti e far conoscere il rugby. Questo tipo di attività è richiesto e serve per trasmettere valori. Si parte dai princìpi del gioco e dal regolamento per far capire i vantaggi di un lavoro portato avanti come collettivo, attraverso una comunicazione costante, ma anche nel rispetto delle gerarchie».

«Abbiamo ospitato gruppi da un minimo di 10 a un massimo di 45 persone - continua Pavanello - ma direi che il numero ottimale è intorno alla trentina di partecipanti. I riscontri sono positivi e anche se si parte dubbiosi, magari con il timore di un impatto fisico che di fatto non c'è, alla fine la partecipazione è assicurata». «Ed è la componente femminile dei gruppi - conclude Andrea Dalledonne - a divertirsi in maniera particolare».

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