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Rum: cresce il consumo casalingo e quello luxury da collezione. Vendite nella Gdo a +13,2%

La crescita a doppia cifra è stata registrata a ottobre nella grande distribuzione. Ma salgono anche le quotazioni delle bottiglie speciali come quelle appena lanciate da Campari in edizione limitata a 220 euro, esaurite in pochi minuti

di Maurizio Maestrelli

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(fotoknips - stock.adobe.com)

La crescita a doppia cifra è stata registrata a ottobre nella grande distribuzione. Ma salgono anche le quotazioni delle bottiglie speciali come quelle appena lanciate da Campari in edizione limitata a 220 euro, esaurite in pochi minuti


5' di lettura

Correvano gli anni Novanta e gli ultimi lampi dell'edonismo reaganiano, del mini boom economico e della Milano, e un po' tutta l'Italia, da bere. Furono quelli gli anni dell'affermazione del rum, declinato inesorabilmente in Cuba Libre e Mojito, per sentirsi un po' Hemingway e un po' ballerini di salsa, oppure sorseggiato da solo con quadratini di cioccolato fondente e magari sigaro di contorno. In quel periodo ci furono aziende capaci di vendere milioni di bottiglie, semplicemente accompagnandole con un rametto di menta fresca, per il mojito appunto, e i primi invecchiamenti esaltarono immediatamente i palati gourmet nazionali che impararono presto a pretendere un rum di sette anni per un Mojito quando in realtà a Cuba lo si fa da sempre con il rum bianco giovane.

Crescita a doppia cifra nel 2020

Poi quella fase febbricitante ebbe fine, ma molto rum rimase sul mercato. Molto di più di quello che c'era prima se non altro. Il distillato di canna da zucchero o di melassa tuttavia si rimise in carreggiata confrontandosi via via con mode successive, da quella della vodka a quella, attualissima, del gin. Tuttavia qualcosa di nuovo sta accadendo al distillato caraibico per eccellenza, sebbene lo si produca anche lungo tutta la fascia tropicale del globo. I dati di mercato riportati da IRI e relativi al canale Gdo e Retail parlano di una crescita del 13,7% sia a valore sia a volume a ottobre 2020 rispetto all'anno precedente. È un segnale importante, sebbene non fotografi la vera locomotiva dei distillati, quell'horeca che è vetrina e forza propulsiva di questi prodotti, perché chi compra rum per un consumo casalingo è anche qualcuno che lo sceglie al bar. I dati di crescita a doppia cifra costituiscono però semplicemente una premessa al fenomeno del ritorno in auge del rum, non solo come ingrediente di cocktail.

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Le mille varietà del rum

Le parole del momento sono pot o column still, distillazione discontinua o continua, territorio di provenienza, canna da zucchero o melassa e, nel primo caso, quale varietà di canna da zucchero, tropical aging versus continental aging, invecchiamento sul posto cioè ai Caraibi o in Europa, vintages, pure single rum o single blended rum. E dietro tutto questo movimento, iniziato all'inizio come un lento sobbollire ma ultimamente deflagrato, c'è fondamentalmente un uomo. Si chiama Luca Gargano ed è il patron di Velier, azienda genovese di lunga militanza nel mondo dei distillati, lunga praticamente tanto quella di Gargano che, a furia di girare i Caraibi come fossero i corridoi di casa sua, conosce ogni angolo di distilleria, i singoli distillatori, e molto probabilmente anche tutti i coltivatori di canna da zucchero. È l'uomo che ha scoperto una distilleria morta e sepolta a Trinidad, acquistato tutti i barili ancora colmi in giacenza, iniziato a imbottigliarli, spesso a grado pieno ossia sui 60% vol e a venderli prima in Europa e poi nel mondo. Quella distilleria era la Caroni le cui bottiglie, firmate Velier, sono oggi contese a colpi di centinaia di euro, superando spesso il migliaio, nelle aste internazionali.

Le ultime release, che Velier fa uscire ancora a prezzi decisamente inferiori a quelli che spunteranno la settimana successiva all'asta, spariscono alla velocità della luce. E proprio a Caroni forse si deve la nascita della prima casa d'aste esclusivamente dedicata al rum: si chiama Rum Auctioneer ed è una costola della più longeva Whisky Auctioneer perché, sul whisky, collezionisti, investitori e speculatori avevano acceso da tempo i fanali. «Quello che sta succedendo oggi nel mondo dei rum ricorda quanto è accaduto nel mondo dei whisky alla metà degli anni Sessanta», ci spiega Gargano. «Nel 1964 ci furono i primi imbottigliamenti ufficiali di single malt che al tempo sembravano qualcosa di strano e di avventuroso. All'inizio le vendite furono scarse, sull'ordine delle sessantamila bottiglie, oggi il single malt viaggia invece sui duecento milioni di bottiglie. Era successo che i giovani bevitori di blended erano cresciuti ed erano pronti a confrontarsi con qualcosa di diverso, di più costoso magari, ma anche di maggiore complessità e autenticità d'origine». Gargano non lo dice espressamente, ma è difficile non pensare al suo lavoro di classificazione dei rum, alla distinzione tra le varie tipologie, provenienze e tutto il resto, che ha messo le basi alla renaissance del distillato tropicale. «Io ho scommesso sul fatto che i consumatori fossero pronti a scoprire cosa si cela dentro il mondo dei rum», confessa, «tutta la bellezza, tutto il fascino, tutte le infinite sfumature che possono rendere un rum unico». E se Gargano è ormai una celebrità internazionale, con i suoi prodotti non solo i Caroni che vanno quasi a ruba, altre mosse che lo vedono parzialmente protagonista rendono bene l'idea del futuro prossimo del rum.

È di qualche settimana il lancio sul mercato di tre rum millesimati firmati da una delle più grandi distillerie caraibiche, la giamaicana Appleton. Nome noto, proprietà Campari ovvero uno dei colossi del settore che ha chiuso il 2019 con un utile netto pari a 308 milioni di euro e che distribuisce brand praticamente inattaccabili come Campari stesso e Aperol. Colpisce dunque che un'azienda di tal fatta abbia deciso di proporre sul mercato tre rum di nicchia, a tiratura limitata, dall'invecchiamento ventennale. I tre Appleton Estate Vintage sono apparsi e scomparsi dal mercato in appena 52 minuti a un prezzo di 220 euro. Probabilmente un record. Certo i collezionisti, i grandi appassionati, ma anche coloro che scommettono sul rapido incremento di valore di quelle bottiglie. Ma è un segnale di come anche i grandi gruppi abbiano compreso il potenziale dei rum d'eccellenza, un potenziale economico e di vetrina per il resto della gamma. Certo, è facile ipotizzare che questo tipo di imbottigliamenti passeranno di mano in mano come delle blue chips e questo è un po' il rammarico di Gargano. «Sono ovviamente felice del successo dei Caroni e degli altri imbottigliamenti di prestigio come questi Appleton, che voglio sottolineare sono imbottigliamenti ufficiali Campari», rimarca. «Tuttavia mi piacerebbe che qualcuno anche li bevesse questi rum. E a tal fine ho costituito una sorta di club di appassionati, per i quali farò imbottigliamenti micro, da 10 cl, che potranno essere acquistati in esclusiva previa registrazione e a patto poi di ricevere qualche parola che comprovi l'assaggio». Inutile dire che anche questo club è già overbooked. Ma poco male, i fortunati mille si trasformeranno in altrettanti testimonial del rum d'eccellenza e il fuoco si propagherà ulteriormente. Insomma, il futuro del rum appare a dir poco fulgido. Da una parte quelli adatti alla miscelazione, dall'altra il fiorire dei rum di prestigio. E, come spesso accade, la segmentazione di una categoria è quasi sempre prodromica alla moltiplicazione dei volumi e del valore complessivi.

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