DIRITTO PENALE

Rumori, minacce, animali domestici: quando il vicino diventa uno stalker

Sfora il limite della lite civile chi causa uno stato d’ansia tale da far modificare le abitudini. Sono sufficienti due episodi di molestie se sono idonei a intimorire la vittima

di Selene Pascasi

I rapporti tra l’inquilino e condominio

Sfora il limite della lite civile chi causa uno stato d’ansia tale da far modificare le abitudini. Sono sufficienti due episodi di molestie se sono idonei a intimorire la vittima


3' di lettura

Rumori molesti e ricorrenti, minacce, animali lasciati liberi negli spazi comuni, fino a veri atti di teppismo: sono alcune delle condotte a danno del vicino che passano la soglia delle liti civili e sfociano nel reato di minaccia (previsto dall’articolo 612 del Codice penale) o in quello di stalking, che sanziona (in base all’articolo 612-bis) chi compie atti tali da causare un perdurante e grave stato di ansia o di paura o un fondato timore per l’incolumità propria o di un congiunto o di una persona legata da relazione affettiva o tali da costringere il vicino ad alterare le proprie abitudini di vita.

La giurisprudenza ha definito il perimetro del reato, includendo le minacce o molestie ripetute - ne bastano due (Tribunale di Taranto, 202/2020) - astrattamente idonee a sconvolgere la vittima inducendola ad alterare abitudini di vita.

LE SENTENZE
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I casi

Così, è reato tediare il vicino collegando al telefono una campana elettrica, attivando ogni mattina l’allarme e lasciando il camion in moto per ore sotto le sue finestre (Cassazione, 20473/2018).

Per i giudici, sono riconducibili allo stalking - reato di natura abituale (Corte d’appello di Napoli, 1866/2020) che si consuma con l’ultimo atto della serie - pedinamenti, avvertimenti, scarico di rifiuti, intralci al passaggio auto (Cassazione, 17000/2020).

Frequente l’uso degli animali per minare la serenità condominiale e irritare il vicino. Se non saper tenere a bada il cane si configura come incuria colposa nella sua gestione (Cassazione, 25097/2019), farlo scorrazzare per il palazzo e lasciare i suoi escrementi negli spazi comuni diventa reato se è un modo di fare volutamente vessatorio e consueto.

Stalking indiretto per chi, per snervare una coppia e costringerla a traslocare, sguinzaglia il cane e terrorizza le figlie piccole (Cassazione, 31981/2019).

Si tratta di persecuzioni che, nella causa penale, possono essere dimostrate anche con dei video, purché girati dall’esterno dell’abitazione e diretti a parti dello stabile accessibili dall’esterno. Così possono “entrare” nel fascicolo del processo come documenti (Cassazione a Sezioni Unite, 26795/2006). Chi gira i video altrimenti rischia di commettere illecite interferenze nella vita privata (Cassazione 17346/2020).

Ci sono poi le situazione estreme. Condannato per stalking, ad esempio, chi bersaglia il vicino con atti di teppismo: lanci di varechina e imbrattamento dell’uscio (Cassazione 44323/2019), getto di cemento, olii esausti, acqua, sassi ed esplosioni di colpi ad aria compressa (Cassazione 10994/2020). Commette reato anche chi passeggia continuamente davanti casa altrui brandendo bastoni, danneggiando, apponendo e rimuovendo catene (Tribunale di Campobasso 530/2019). I giudici hanno inoltre condannato chi invia lettere anonime con minacce e chiari riferimenti a fatti condominiali (Cassazione 57760/2017). Condannato per stalking (con custodia cautelare in carcere) anche chi pratica un buco sul soffitto, munendosi di tubo su misura e pistola per far deflagrare la famiglia del piano superiore (Cassazione 12515/2020). E, in un condominio teatro di faide familiari, è scattata la condanna piena per il molestatore seriale, a sua volta tempestato da prevaricazioni (Cassazione 2726/2020).

Le tutele

Per difendersi dallo stalking condominiale è possibile chiedere misure cautelari da applicare ai vicini.

La Cassazione (3240/2020) non ha però riconosciuto il divieto di avvicinamento alla vittima se ciò impedisce al persecutore di rientrare a casa.

Sancito, invece, il divieto di dimora nel Comune di residenza con uno stop alla frequentazione del paese natìo per chi assoldi terzi incaricandoli di assalire la condomina che aveva intralciato con un cancello (Cassazione 4473/2020). Custodia carceraria anche per il clan di condòmini che tormenti un altro gruppo con gesti vandalici, provocazioni e incendi, paventando amicizie malavitose per estorcere soldi (Cassazione 28340/2019).

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