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Ruocco: «No alla svendita di Banca Mps: riaprire il dossier con l’Europa»

Parla la presidente della commissione banche: «Sì all'esempio spagnolo» - «Rafforzare il sistema stimolando la nascita di una terza-quarta banca nazionale»

di Manuela Perrone

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Parla la presidente della commissione banche: «Sì all'esempio spagnolo» - «Rafforzare il sistema stimolando la nascita di una terza-quarta banca nazionale»


4' di lettura

«Non è il momento di svendere un’importante realtà bancaria come Mps, men che mai a concorrenti Ue o extra Ue. Nessun Paese europeo svende le sue banche a istituti stranieri. L’Italia prenda esempio dalla Spagna e riapra il dossier con l’Europa». L’invocazione, accorata, arriva da Carla Ruocco (M5S), presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario.

Con il via libera di Bce alla scissione di Mps per la cessione di 8,1 miliardi di crediti deteriorati ad Amco si è però aperto ufficialmente il cantiere dello scorporo e il governo ha pronto il decreto che autorizza la privatizzazione dell’istituto. Che cosa non la convince?

Sono diretta. Banca Mps, a oggi, capitalizza in Borsa circa 1,65 miliardi di euro, il mercato ha già sostanzialmente “prezzato” il derisking e i rischi operativi dell’istituto. Se questo fosse il prezzo di cessione e, a mio avviso, non potrebbe essere molto diverso, lo Stato con la sua partecipazione pari al 68% incasserebbe dalla cessione della banca circa un miliardo a fronte di un investimento complessivo di quasi 8,5 miliardi. Il rendimento per lo Stato sarebbe pari a -90% dell’investimento fatto. Poi si dovrebbero considerare anche i 5 miliardi circa di petitum per contenziosi giudiziali-extragiudiziali verso Mps. Di questi chi risponderebbe? Il nuovo acquirente? O forse dovremmo istituire un nuovo fondo indennizzo? Proprio per questi motivi non è il momento di “svendere”.

Ma come è possibile evitare la gara? Quali argomenti si potrebbero portare in Europa?

Il modello vincente è la Spagna con la recente operazione di M&A tra le banche iberiche Bankia e CaixaBank, sotto la regia del Governo Sanchez, per creare una grande banca spagnola. Un’operazione simile potrebbe essere realizzata anche in Italia. Potremmo rafforzare il nostro sistema bancario stimolando la nascita di una terza-quarta banca nazionale. La situazione di Bankia è molto simile a quella in Italia di Mps. Proprio con queste argomentazioni, e le condizioni a mio avviso ci sono tutte, occorre andare in Europa per spiegare che con la “svendita” di Mps non si perseguono gli interessi nazionali e si crea un danno per i conti pubblici nazionali. Occorre, in estrema sintesi, prenderci il giusto tempo per permettere allo Stato di valorizzare la partecipazione nella banca. L’epidemia da Covid-19 ha dimostrato che il sistema bancario nazionale è un asset strategico per evitare che crisi pandemiche si trasformino in crisi economiche: con le moratorie superiori ai 300 miliardi e nuovi finanziamenti garantiti per 75 miliardi ha evitato che la crisi epidemiologica si trasformasse nel breve termine in una crisi sociale.

Quindi, in concreto, quale futuro alternativo vede per Siena?

A mio avviso si potrebbero cedere le filiali e gli sportelli a uno o più soggetti nazionali, ad esempio alla Popolare di Bari per creare la banca del Sud oppure ad altri istituti, per creare un terzo-quarto player nazionale e trasformare la restante parte di Mps in una bad bank nazionale fondendola anche con Amco. La bad bank nazionale è indispensabile, in quanto la mole di moratorie e nuovi finanziamenti (pari complessivamente a circa 400 miliardi) con molta probabilità si trasformerà in nuovi Npl, stimabili in circa 130 miliardi. È pertanto necessario avere una visione strategica e nell’interesse nazionale della vicenda Mps.

Ha citato la Popolare di Bari: il rilancio dopo il salvataggio si è rivelato molto faticoso.

L’idea che suggerivo prima potrebbe essere un buon inizio. La Popolare di Bari dovrebbe poi favorire quel processo di aggregazione di piccole realtà bancarie dislocate sempre al Sud. Tutto ciò sarà possibile solamente con la nomina di un management caratterizzato da significativa professionalità e onorabilità e con una mission molto chiara.

Ecco, ma l’assemblea programmata per il 16 settembre per nominare gli organi di vertice della banca è stata rinviata a dopo le elezioni regionali. Si riaffaccia lo spettro della lottizzazione?

La revoca dell’assemblea è stato un pessimo segnale e occorre porvi immediata soluzione. Essendo una banca controllata dallo Stato è dovere della classe politica monitorare la vicenda, ma evitando di ritardare passaggi fondamentali per il destino della stessa banca. La procedura per le nomine va immediatamente avviata, deve essere scollegata dagli esiti delle regionali con il solo obiettivo di assicurare alla banca il miglior vertice aziendale possibile. Vedrei peraltro con molto favore la nomina di manager lontani dal circuito territoriale per essere immuni dall’effetto “cattura” che ha, purtroppo, caratterizzato la scellerata gestione Jacobini.

Pochi giorni fa lei ha parlato di «mancata occasione» per Borsa Italiana. Ce l’ha con Cdp?

Assolutamente no. Cdp è un player strategico per l’Italia. Voglio però ribadire la mia posizione ossia che la scelta del futuro nuovo “miglior proprietario” di Borsa andrebbe fatta guardando agli impegni che i singoli candidati abbiano intenzione di prendere. Occorre evitare che il nuovo acquirente si limiti a gestire il mercato secondario dei nostri titoli di debito pubblico (Mts) e che, invece, si impegni a rendere la Borsa realmente attrattiva per le Pmi.

Stigmatizzando il compenso dell’Ad Jerusalmi ha anche chiesto maggiore morigeratezza…

Sulla vicenda Borsa Italiana il vero problema è la mancata attrattività del mercato per le Pmi nazionali. Parlando più in generale di remunerazioni, vorrei sottolineare che il sistema finanziario è globale, complesso e in continua evoluzione e richiede ai vari player per essere competitivi di attrarre risorse umane competenti, produttive e internazionalizzate. Anche la letteratura economica dimostra che gli aspetti retributivi impattano in maniera significativa sul reclutamento di manager altamente qualificati. Ciò detto, un conto sono le remunerazioni attrattive, altro sono le remunerazioni eccessive.

Non solo banche. Alitalia, Autostrade, Ilva, Tim. Siamo nel pieno di una nuova stagione di nazionalizzazioni?

Le vicende che lei cita riguardano dossier relativi ad asset strategici che richiedono una regia unitaria e nazionale e non interventi sporadici e di breve termine. Proprio per questo da tempo auspico la creazione di un apposito Fondo che, sotto la regia di Cdp, gestisca tali asset con un orizzonte di medio termine per creare valore per i cittadini e non solamente perdite per lo Stato.

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