LO SCANDAlo

Rupert Stadler, ecco chi è il ceo di Audi arrestato e quali colpe avrebbe nel dieselgate

di Corrado Canali


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(Ipp)

2' di lettura

Una brutta storia senza fine quella del Dieselgate lo scandalo delle emissioni taroccate sulle vetture del Gruppo Volkswagen equipaggiate con motori diesel e vendute negli Stati Uniti d’America e in Europa.

Ma chi è il ceo di Audi, arrestato oggi? È uno dei manager di punta voluto dall'allora ceo del Gruppo VW Martin Winterkorn alla guida del brand più strategico, l’Audi, perché l'antenna tecnologica, il fiore all'occhiello in tutti i sensi sia dal punto di vista dello stile, ma anche delle sfide tecniche, inevitabilmente coinvolto però nello scandalo delle emissioni.

E quali sono i suoi legami con i vecchi vertici del Gruppo prima dello scoppio del Dieselgate? Stadler è stato sin da subito a stretto contatto con il responsabile della ricerca e sviluppo prima di Audi e poi di tutto il Gruppo VW Ulrich Hackenberg, uscito frettolosamente di scena all'indomani dello scoppio dello scandalo. Da sottolineare che un altro top manager del colosso tedesco, Wolfgang Hatz, per anni responsabile della progettazione di tutti i motori del gruppo Volkswagen e dunque dei turbodiesel, poi successivamente passato in Porsche, ha subìto lo stesso trattamento di Stadler. Arrestato per non aver collaborato con gli inquirenti e di lui si sono ormai perse le tracce.

Stadler paga probabilmente colpe non del tutto sue, ma resta uno degli ultimi protagonisti ancora in circolazione di quel periodo oggi incriminato. A tre anni di distanza, infatti, la polizia tedesca ha deciso di arrestare il ceo di Audi per evitare che possa occultare prove utili all'inchiesta. Prima del fermo aveva dovuto subire nei giorni scorsi la perquisizione della sua casa di Monaco da parte degli inquirenti alla ricerca di materiale utile all'indagine. Audi è sotto accusa per aver venduto almeno 210 mila automobili diesel in Europa e negli Usa a partire dal 2009 con il software che modificava i dati sulle emissioni.

Stadler alla guida di Audi dal 1 gennaio del 2010, dopo avere ricoperto per tre anni la carica di direttore finanziario, secondo gli inquirenti tedeschi non poteva non sapere ed è per questo che è stato arrestato con l'accusa di frode e di false dichiarazioni in relazione al Dieselgate.

Ma facciamo un passo indietro e ritorniamo al quel venerdì 18 settembre del 2015 quando l'Epa (United States Environmental Protection Agency) comunicò che la Casa automobilistica Volkswagen aveva illegalmente installato un software di manipolazione progettato per aggirare le normative ambientali sulle emissioni di NOx e di inquinamento da gasolio: secondo il comunicato, il software avrebbe rilevato il momento in cui le vetture sono sottoposte ai test di emissioni per ridurre le prestazioni e le emissioni consentendo di superare pienamente le prove. In condizioni di guida normali le autovetture avrebbero superato di 40 volte il limite consentito dalla legge per quanto riguarda l'inquinamento.

Il governo statunitense ordinò di recuperare quasi 500.000 vetture dotate del TDI, il motore diesel incriminato. A seguito di questo scandalo l'amministratore delegato Martin Winterkorn fu costretto a rassegnare le dimissioni il 23 settembre 2015. Ad oggi il Dieselgate, tra sanzioni e richiami, è costato al Gruppo Volkswagen una cifra superiore a 25 miliardi di euro.

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