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Russia, il partito di Putin perde un terzo dei voti a Mosca

Duro colpo per i candidati di Russia Unita, che scendono da 38 a 25 seggi nella Duma cittadina, lasciando spazio all’opposizione “sistemica” con il contributo degli oppositori esclusi dal voto

di Antonella Scott


Elezioni Russia, Putin e Navalny al voto

3' di lettura

Il destino di Russia Unita, il partito nato per rappresentare il Cremlino, potrebbe essere segnato: per le prossime elezioni parlamentari, in programma nel 2021, il regime si dovrà inventare qualche altro progetto.

Nel voto amministrativo di domenica, che ha stravolto la composizione della Duma di Mosca, il dominio di Russia Unita ha subìto un duro colpo. I rappresentanti vicini al sindaco Serghej Sobjanin hanno mantenuto la maggioranza, ma il numero dei seggi sotto il loro controllo è scivolato da 38 a 25. Mentre l’opposizione sale da 7 a 20.

L’impopolarità sempre più evidente di Russia Unita aveva indotto i suoi candidati a prendere le distanze da un movimento che da tempo non convince più neppure Vladimir Putin. Così hanno partecipato come indipendenti, anche se ben riconoscibili tra gli elettori come esponenti dell’apparato. I posti lasciati vuoti sono andati ai comunisti (13), ai liberali di Yabloko (4) e ai “socialdemocratici” di Russia Giusta (3). La cosiddetta opposizione “sistemica”, accettata dal Cremlino perché più o meno disponibile a limitare il proprio raggio d’azione. Dal voto, fin da giugno, sono stati esclusi tutti i rappresentanti dell’opposizione vera, quella che non viene a patti con il potere. E che ha reagito portando in piazza fino a 60mila persone, in una serie di proteste che hanno segnato i weekend estivi della capitale. Proteste represse duramente, in alcuni casi con condanne da 2 a cinque anni per aver semplicemente partecipato a manifestazioni non autorizzate.

Ljubov Sobol, rappresentante dell'opposizione (REUTERS/Shamil Zhumatov)

Ma in qualche modo, questa opposizione è riuscita a lasciare comunque un segno. Le preferenze attribuite all’opposizione sono state anche il risultato delle indicazioni che Aleksej Navalny, uno dei leader del dissenso, ha dato ai suoi. L’ha chiamato “voto furbo”: nei vari distretti, scegliere il candidato che potesse danneggiare maggiormente i rappresentati del potere. L’iniziativa, ha commentato Navalny dopo la pubblicazione dei risultati, ha avuto un successo «fantastico». Tra chi ha perso il posto alla Duma di Mosca ci sono anche “pezzi grossi” di Russia Unita: il leader della fazione a Mosca, Andrej Metelskij, e Aleksej Shaposhnikov, presidente della Duma uscente.

Il presidente Vladimir Putin (Aleksej Nikolskij, Sputnik, Kremlin Pool Photo via AP)

Nel resto del Paese le cose sono andate diversamente, perché tutti i 16 governatori in corsa per la rielezione sono stati confermati. Nelle regioni come a Mosca l’affluenza è stata comunque molto bassa, 21,77% nella capitale. Ed è comunque da qui, come sempre, che viene l’avvertimento: perché il partito del potere non è andato bene malgrado gli avversari più pericolosi fossero stati esclusi, malgrado la violenza della repressione. Un confronto libero, ora, farà ancora più paura al regime.

Aleksej Navalny, leader dell’opposizione (AP Photo/Andrew Lubimov)

Lasciata ai margini del gioco, una parte dell'opposizione è determinata a recitare comunque una parte. Aleksej Navalny, che come diversi altri volti noti della protesta ha trascorso buona parte dell’estate in carcere, ha invitato i suoi a quello che ha chiamato «voto intelligente»: indicando distretto per distretto il candidato da votare pur di danneggiare il più possibile gli uomini del Cremlino. Tattica che implica l’appoggio ai partiti dell’opposizione «accettata», i comunisti o i nazionalisti rappresentati in Parlamento, e che non tutti condividono, preferendo esprimere il proprio dissenso con un voto nullo.

Anticipando un esito sfavorevole, le autorità hanno rilanciato domenica un’accusa già imbracciata nei giorni della protesta, quella delle interferenze straniere che consentono al Cremlino di dipingere i capi della rivolta come nemici al soldo degli Stati Uniti, o della Germania. Così l'organo preposto alla sorveglianza dei mezzi di comunicazione, Roskomnadzor, ha attaccato Google, Youtube e Facebook per aver permesso nella giornata di domenica la pubblicazione di messaggi elettorali, in violazione della legge russa.

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