ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùil «Licenziamento» di Medvedev

Russia, mistero sulla decapitazione dei vertici di Gazprom

di Sissi Bellomo


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Alexander Medvedev (REUTERS)

4' di lettura

Per quasi vent’anni è stato uno degli uomini più potenti del mondo nel mercato del gas, il manager che di fatto guidava le strategie di esportazione del gas russo. Ma Alexander Medvedev, improvvisamente, ha lasciato Gazprom. Con lui se ne va dopo una lunga carriera anche un altro dei massimi dirigenti del gruppo, Valery Golubev, responsabile del mercato domestico. Rimosso anche il capo della divisione mineraria, Vsevolod Cherepanov, che però a differenza degli altri due resterà in azienda, destinato a un’ancora imprecisata «altra posizione».

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L’inattesa decapitazione dei vertici del colosso del gas è un mistero che il mercato ha accolto con freddezza, ma che lascia aperti molti interrogativi sulle dinamiche di potere in Russia, in una fase in cui l’energia è un tema più che mai sensibile nei rapporti con gli Stati Uniti, con l’Unione Europea e con la Cina.

Da Mosca nessuna spiegazione ufficiale sul riordino delle gerarchie di Gazprom: solo uno scarno comunicato in cui Golubev (ma significativamente non Medvedev) viene ringraziato dal ceo Alexei Miller «per gli anni di prezioso servizio presso la società».

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Di Medvedev si dice soltanto che è «sollevato dall’incarico» di Vicepresidente del comitato di gestione e che d’ora in poi si occuperà a tempo pieno dell’International Business Congress — un think tank economico internazionale senza fini di lucro, assolutamente irrilevante nella vita politica russa — e delle attività sportive controllate dal colosso del gas: gli viene affidato lo Zenit Football Club, squadra di calcio di San Pietroburgo che gioca nella serie A russa, oltre alle attività (in cui era già coinvolto) relative all’hockey e al tennis.

Medvedev non è stato, come si suol dire, invitato a darsi all’ippica. Ma poco ci manca.

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L’ipotesi che si tratti di un semplice pensionamento non convince. Il manager in effetti ha 63 anni, ma finora non ha mai accennato alla volontà di ritirarsi, né all’intenzione di ridimensionare i suoi impegni, anche se dal 2014 la nomina di Elena Burmistrova alla guida di Gazprom Export (di cui un tempo era lui a tenere le redini) lo aveva un po’ messo in ombra. Ma i suoi rapporti col Cremlino – almeno in apparenza – non sembravano essersi guastati. Non al punto da spingere a un suo licenziamento in tronco.

Gazprom ha fatto sapere che comunicherà «a tempo debito» il nome dei successori di Medvedev e Golubev. E proprio Burmistrova – che in un’intervista con il Sole 24 Ore aveva espresso grande sintonia con l’Italia – è tra i nomi considerati in pole position.

Gazprom sta attraversando una fase storica molto delicata. Ci sono da fronteggiare le sanzioni Usa contro la Russia (che hanno colpito direttamente anche Alexei Miller) e la concorrenza sempre più aggressiva sui mercati del Gnl americano .

Sul fronte europeo è in arrivo la riforma della Direttiva gas, che estende a qualsiasi gasdotto che raggiunga la Ue le stesse regole che governano i gasdotti interni, compreso l’obbligo di garantire l’accesso a terzi e quello di separare la proprietà del tubo dalla proprietà delle forniture.

La questione riguarda direttamente Nord Stream 2, il raddoppio della pipeline tra Russia e Germania, fortemente osteggiato da Washington e da diversi Paesi del blocco orientale della Ue, ma che Gazprom punta comunque a inaugurare entro quest’anno, contemporaneamente alla seconda linea del Turkstream (verso la Turchia e potenzialmente l’Europa meridionale) e al Power of Siberia, gasdotto che consentirà di rifornire la Cina.

A fine 2019 scadrà inoltre il contratto di transito del gas russo in Ucraina e con Kiev ci sono ancora contenziosi aperti anche a livello giudiziario: Gazprom si oppone al pagamento di 2,6 miliardi di dollari di danni a Naftogaz e quest’ultima sta cercando di rivalersi con il pignoramento di beni.

S&P Global Platts suggerisce che i dissapori tra Medvedev e l’establishment russo siano nati proprio sulla gestione delle relazioni sul fronte ucraino.

Secondo fonti del quotidiano russo Vedomosti, Medvedev avrebbe invece avuto «relazioni complicate» con il ceo Miller e quest’ultimo in passato avrebbe già tentato diverse volte di silurarlo, senza tuttavia riuscirci per l’opposizione del Cremlino.

Quanto a Golubev, ultrasessantenne come Medvedev, il pensionamento potrebbe essere stato accelerato dalla crescente difficoltà delle sfide anche sul mercato domestico: a fare ombra a Gazprom ora c’è Novatek, che peraltro sta anche esportando quantità crescenti di gas sotto forma di Gnl.

I media russi tendono invece a escludere che ci sia qualche legame tra i “licenziamenti” al vertice di Gazprom e il caso Arashukov, quello che ha portato in carcere con l’accusa di furto di gas e riciclaggio di denaro Raul Arashukov, consulente di una sussidiaria del gruppo, e suo figlio Rauf.

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