ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIl conflitto ucraino

Russia, le nuove sanzioni della Ue avvicinano ancora di più lo spettro del default

Tra i soggetti «bloccati» dal sesto pacchetto c'è il National Settlement Depository che Mosca voleva utilizzare per gli Eurobond in scadenza con uno schema in doppia valuta

di Antonella Scott

Zelensky: "La Russia controlla il 20% dell'Ucraina"

3' di lettura

Accanto alle restrizioni sugli acquisti di petrolio russo, l’ultimo pacchetto di sanzioni adottate formalmente ieri dall’Unione europea contiene una decisione che avvicina ulteriormente la Russia al default, malgrado la determinazione del Governo a rispettare gli impegni presi - e dopo il mancato pagamento di 1,9 milioni di interessi di mora dei giorni scorsi. Bruxelles ha infatti aggiunto alla lista di individui e organizzazioni sanzionate il National Settlement Depository, organismo a cui il ministero delle Finanze russo contava di affidare i pagamenti sugli Eurobond in scadenza, comprese due emissioni che Mosca ha cercato di rimborsare entro il 27 maggio scorso. Pagamenti bloccati, tuttavia: al termine del periodo di grazia, a fine giugno, scatterà il default.

I rimborsi dovuti da Mosca e l’esenzione annullata dagli Usa

Da qui a fine anno i rimborsi dovuti da Mosca su un debito totale di 40 miliardi sono pari a 2 miliardi di dollari, somma che malgrado le sanzioni i russi non avrebbero grossi problemi a pagare: se non fosse che dal 25 maggio scorso il Tesoro Usa ha annullato un’esenzione che finora aveva consentito agli investitori americani di ricevere pagamenti per interessi, dividendi e cedole dovuti da Mosca. Quando quella porta si è chiusa, il ministro delle Finanze Anton Siluanov ha ipotizzato il ricorso a uno schema simile a quello dei doppi conti bancari richiesto alle compagnie europee per il pagamento del gas: «Abbiamo i soldi e anche la volontà di pagare», ha chiarito il ministro russo annunciando l’effettuazione dei pagamenti in rubli e la possibilità di convertire i rimborsi degli Eurobond nella valuta originaria. Ma per elaborare i pagamenti ora Siluanov non potrà più appoggiarsi al National Settlement Depository, dove peraltro dovrebbero essere rimasti bloccati i rimborsi dovuti il 27 maggio.

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Il danno di immagine dopo 100 giorni di guerra

Il danno di immagine e finanziario dovuto al default è forse una delle conseguenze che non erano state messe in bilancio a Mosca all’inizio della guerra: 100 giorni fa. Una scadenza che a Kiev Volodymyr Zelensky ha ricordato pubblicando un video insieme ai suoi collaboratori davanti al palazzo della presidenza, esattamente lo stesso luogo da cui gli ucraini erano stati rassicurati nella prima notte di guerra: «Siamo qui», aveva chiarito il presidente ucraino smentendo le voci di una sua fuga. Cento giorni dopo, Zelensky è tornato a indicarli a uno a uno, il primo ministro Denys Shmyhal e gli altri alleati: «Sono qui, e anche le forze armate sono qui, abbiamo difeso l’Ucraina per 100 giorni. La vittoria sarà nostra».

Le difficoltà del Cremlino e un nuovo generale a rischio

Quella notte quando è iniziato il conflitto sarebbe sembrato impossibile vedere il Paese resistere così a lungo, ipotizzare una vittoria. Che oggi sembra comunque lontana e difficile: ma così, del resto, è anche per i russi che cento giorni fa sembravano convinti di vincere facile. Si sono sbagliati, motivo per cui quella di ieri da Mosca è stata una giornata di guerra come tante. Incapace di reclamare grandi successi, il Cremlino avrebbe dato ordine a stampa e tv di sorvolare sui primi 100 giorni della “operazione speciale” che non va affatto secondo i piani. Tanto è vero che perfino il generale di ferro scelto da Putin in aprile per comandare le operazioni in Ucraina, Aleksandr Dvornikov, potrebbe già essere stato rimosso. Lo ipotizzano gli americani, scrive il New York Times: da un paio di settimane Dvornikov non è più stato visto.

I russi ridimensionano le proprie aspettative

Dmitrij Peskov , tuttavia, non rinuncia a fare un bilancio positivo indicando i progressi compiuti in questi giorni in Donbass: «Un certo numero di località – ha detto il portavoce di Vladimir Putin - sono state sgomberate dalle forze armate ucraine filo-naziste. La gente può iniziare a riportare la propria vita alla normalità. Proseguiremo con questi sforzi finché non avremo centrato tutti gli obiettivi dell’operazione militare speciale».Ma quali sono con esattezza questi obiettivi? I russi sembrano aver ridimensionato le proprie aspettative rispetto al piano iniziale ma, come ha ammesso lo stesso Zelensky, controllano ormai il 20% del territorio ucraino. Con la conquista di Severodonetsk e di Lysychansk potrebbero affermare di avere in mano quasi l’intera regione di Luhansk, per spostare lo sguardo sulla repubblica di Donetsk.

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