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Russia, stop ai brindisi di Stato se il vino arriva dall’estero

di Antonella Scott

Confagricoltura a Vinitaly: produzione vino vale 13 mld

2' di lettura

Niente più brindisi di Stato con vini di origine straniera in Russia.Aggiungendo un nuovo decreto alla lunga lista di provvedimenti restrittivi con cui il governo russo risponde dal 2014 all’imposizione di sanzioni internazionali, il primo ministro Dmitrij Medvedev ha firmato martedì 28 maggio l’ordine di aggiungere vini provenienti dall’estero all’elenco di prodotti proibiti agli enti pubblici nazionali e municipali. Il provvedimento, che fa riferimento al decreto governativo n. 832 del 22 agosto 2016, cita espressamente le categorie dei vini fermi e spumanti, dei liquori e dei vini fruttati. Entrerà in vigore a partire dal 1° luglio prossimo.

Alle sanzioni la Russia ha risposto concentrandosi sui settori colpiti, in modo da sostituire prodotti nazionali alle importazioni bloccate dall’embargo. Ma la cosiddetta importozameshchenie è andata al di là dell’ambito relativamente ristretto delle sanzioni approvate da Stati Uniti e Unione Europea nel 2014, in seguito alla crisi ucraina. E ora il successivo embargo su diverse categorie di generi alimentari, deciso da Mosca a partire dall’agosto 2014, si è trasformato in una delle ragioni del rilancio dell’agricoltura nazionale.

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I vigneti di Krasnodar

Le nuove restrizioni sul vino non riguardano naturalmente l’import e la vendita di vini stranieri negli esercizi commerciali, negozi o alberghi o ristoranti, ma soltanto gli acquisti di Stato e nei casi in cui sul mercato siano disponibili prodotti alternativi o equivalenti di origine russa. E tuttavia anche in questo caso alla base del provvedimento c’è la volontà di sviluppare la produzione vinicola nazionale. Che, dai vini di Crimea (annessa alla Federazione Russa nel 2014) alle vigne della regione di Krasnodar, nel sud della Russia europea, intende iniziare a farsi conoscere. Secondo Maksim Sokolov, economista citato dall’agenzia russa Regnum, il mercato del vino in Russia si sta sviluppando in modo dinamico malgrado stia muovendo i primi passi: negli ultimi anni, secondo Sokolov, sul mercato russo sono apparse numerose denominazioni, competitive anche all’estero.

Il vino italiano è il n. 1

Al momento, però, per l’export di vini italiani la Russia è uno dei mercati emergenti più importanti, in rapida crescita anche perché la categoria è appunto esclusa dai prodotti embargati. Con vendite del valore di 265 milioni di euro nel 2018, secondo dati diffusi dall’ufficio Ice di Mosca, l’Italia si conferma primo Paese esportatore, davanti alla Francia (164 milioni) e alla Georgia (141 milioni). E con una crescita del 3,8% sull’anno precedente.

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