ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùSanta Sede e diplomazia

Russia-Ucraina, ecco tutti i canali aperti dal Papa. Ma la sua per ora è una “mission impossible”

Le risposte dure del Cremlino e del Patriarcato Ortodosso alle dichiarazioni di Bergoglio hanno reso difficile il dialogo. Ma il canale diplomatico resta aperto

di Carlo Marroni

Ucraina, Papa Francesco: "Voglio incontrare Putin a Mosca"

3' di lettura

Una domanda rimbalza tra le Cancellerie d'Europa: ma il Papa può fare qualcosa per fermare questa guerra? Una missione impossibile, vista la posizione del Cremlino di proseguire nell'invasione e nelle stragi, anche se già oggi si può dire che si è trattato di un fallimento dal punto di vista militare. I capi di Stato e di governo d'Europa da due mesi sono stretti in agende d'emergenza, tra invio di armi, rincorsa verso nuove fonti d'energia, qualcuno – su tutti Emmanuel Macron appena rieletto - prova a spendersi con il dittatore russo per tenere aperto un canale, senza risultato. Francesco prende l'iniziativa e dichiara, nell'intervista al Corriere della Sera, che è pronto ad andare a Mosca (mai un Papa c'è andato) prima ancora che a Kiev.

Mosca chiude le porte. Bergoglio bacchetta la Nato e il suo “abbaiare” ai confini est

La cosa non deve destare scandalo, anche se in molti tra gli ultrà del fonte Usa-Uk sono rimasti un po' scandalizzati: nelle fasi di un conflitto ancora in corso è con l'aggressore che bisogna parlare, l'aggredito ha bisogno di aiuto, soprattutto la sua popolazione in fuga (armi a parte). Ma da Mosca arriva una chiusura, scontata: «Non sono stati raggiunti accordi. Iniziative del genere dovrebbero passare dai servizi diplomatici». Certo, il Papa, e soprattutto l'argentino Bergoglio, non si muove come un tassello del fronte occidentale (come spesso il fronte tradizionalista di marca anglosassone cerca di incasellarlo), e lo fa vedere bene nella stessa intervista, quando parla della Nato e del suo «abbaiare» alle porte della Russia. Affermazione certamente forte, ben accolta dagli “equidistanti” nostrani da talk show, ma che conferma quanto la Chiesa e il Papa hanno sempre detto riguardo al costante riarmo e ai colossali costi degli arsenali bellici. Tra le righe il messaggio è che le democrazie sono tali anche senza appartenere a schieramenti in alleanze militari.

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Il dialogo difficile con il Patriarcato. Francesco definisce Kirill “chierichetto” di Putin

Mosca, nella risposta a Francesco parla dei servizi diplomatici, come se vi fossero dei canali in qualche modo aperti. Da due mesi da Oltretevere ci si muove su due binari: da una parte le dichiarazioni e i gesti pubblici del Papa – da ricordare quando ha baciato la bandiera ucraina in arriva da Bucha – e dall'altra i contatti riservati, guidati dal segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, raffinato diplomatico che conosce bene Mosca, dove si recò nel 2017 in visita ufficiale, un anno dopo lo storico incontro a Cuba tra Francesco e il Patriarca Ortodosso di Mosca, Kirill (era in cantiere un altro incontro a giugno a Gerusalemme, ma è saltato). Ma la questione dei rapporti tra la Russia e la Santa Sede è complessa, come ogni cosa quando ci si mette di mezzo la religione. In Russia il potere politico domina quello religioso, e un po' anche viceversa: in passato mai un Papa avrebbe potuto andare in visita al Cremlino senza il via libera del Patriarcato, oggi le cose sono rovesciate, e ogni contatto tra i due capi religiosi dovrebbe comunque avere l'imprimatur del dittatore. Come si è visto Kirill, straricco e amante dei lussi, è un estremista della guerra, chiama il popolo alle armi, accusa l'Occidente di essere succube di una sedicente lobby gay che tutto guida. E il Papa non ci va giù leggero, e lo definisce il “chierichetto” di Putin. Violenta la reazione del Patriarcato: «È improbabile che tali dichiarazioni possano contribuire all’instaurazione di un dialogo costruttivo tra la Chiesa cattolica romana e la Chiesa ortodossa russa».

Cardinale Parolin: «Gelo? Si va verso la primavera. Ma è un momento difficile»

Insomma, anche questo canale, semmai avesse avuto qualche chance di potere essere attivato, si è congelato? «Gelo? Stiamo andando verso la primavera, verso l’estate, speriamo non si torni indietro ma è un momento difficile, certo». A questo punto, ha aggiunto, «non ci sono altri passi da fare, si è offerta la disponibilità del Santo Padre di andare a Mosca, di incontrare personalmente il presidente Putin, aspettiamo che siano loro a reagire, a dirci che cosa vogliono. Più di così non credo che da parte del Santo Padre si possa fare» ha dichiarato Parolin ai tg italiani. Il Papa ha incontrato l'ambasciatore russo presso la Santa Sede, che all'inizio era visto come un potenziale canale di dialogo, ma nel tempo è risultato chiaro che si tratta di un canale come gli altri, senza efficacia. Intanto in questi due mesi due cardinali sono stati in Ucraina per portare aiuti, e tutte le principali organizzazioni cattoliche – su tutte Sant'Egidio – si sono attivate per accogliere rifugiati e portare aiuti in cibo e medicinali.


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