Opinioni

Russia, Ucraina, Europa: ed ora?

di Antonio Padoa Schioppa

(EPA)

2' di lettura

Lo scenario peggiore si è avverato. L'attacco diretto della Russia all'Ucraina può avere due sbocchi: mirare ad ottenere ottenere l'indipendenza dell'intero Donbass e non solo delle due pseudo-repubbliche, che saranno poi verosimilmente anche annesse; ovvero prendere possesso dell'intera Ucraina. Sembra ormai pressoché certa questa seconda scelta, peraltro ufficialmente preannunciata da Putin con toni che ricordano tragiche esperienze europee che si speravano esorcizzate per sempre. Verrebbe probabilmente installato a Kiev un governo filorusso, come già avvenuto a Minsk e in Bielorussia. Un eventuale status di neutralità dell'Ucraina non può certo venir concordato in queste condizioni.

L'occupazione dell'Ucraina non scatenerà la reazione militare diretta dell'Occidente, cioè degli Stati Uniti, perché una risposta con l'impiego della forza provocherebbe lo scoppio della terza guerra mondiale, con il rischio concreto del ricorso alle armi nucleari pesanti. Sarebbe la catastrofe.

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Tuttavia non per questo la condizione della Russia, ridivenuta geograficamente imperiale, risulterà stabile a cose fatte, tutt'altro. Da un lato, con le pesanti sanzioni dell'Occidente le sue condizioni economiche, finanziarie e commerciali entrerebbero in gravissima crisi, con conseguenze drammatiche per il popolo russo. D'altro lato i cittadini dell'Ucraina, che nel 1991 hanno votato a larghissima maggioranza per l'indipendenza, potrebbero ribellarsi con la discesa in piazza di milioni di manifestanti in ogni parte del Paese. In un mondo multimediale, questa reazione potrebbe risultare destabilizzante per la potenza occupante. Non si controlla con le armi la ribellione di un popolo intero, specie nel mondo multimediale di oggi. Forse ormai sarà questa la sola prospettiva per gli ucraini di riacquistare la libertà. Le tre componenti congiunte - ribellione degli ucraini, sanzioni dell'Occidente, opposizione dei russi alle politiche interne e internazionali di Putin potrebbero risultare decisive. Ma a un carissimo costo di sofferenza per milioni di esseri umani. E non certo a breve.

In ogni caso la prospettiva di un ordine mondiale multipolare e pacifico subisce oggi una gravissima lesione, dalla quale non sappiamo se e quando potrà riprendersi. Ormai la Cina probabilmente non attenderà lungo per imporsi con la forza, perché sa che gli Stati Uniti non vorranno neanche rischiare la guerra con la superpotenza asiatica per difendere la libertà del popolo di Taiwan.

L'Europa, infine. L'Unione non è priva di responsabilità per quanto sta accadendo, perché se il processo di unione fosse proceduto più speditamente anche sul fronte della sicurezza e della difesa comune, se le trattative con la Russia per un'intesa sui confini orientali fossero iniziate dieci anni fa e se si fosse instaurato un rapporto di associazione con l'Ucraina (non l'ingresso nell'Unione ma l'associazione) e forse con la stessa Russia, l'esito avrebbe potuto essere diverso. Ora è essenziale che l'Unione resti unita, e ciò comporta che il triumvirato di Macron, Scholz e Draghi resti coeso nel rapporto con l'alleato d'oltre Oceano. Un rapporto che la politica di Putin ha avuto l'effetto di consolidare ma che deve poter sostenere con efficacia in questa fase critica anche gli interessi propri e comuni dell'Europa.

La doppia esigenza di creare un polo europeo di difesa comune e di creare un'agenzia europea per l'energia è diventata ineludibile e urgente.

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