Trattative di pace

Russia-Ucraina, i negoziati nel luogo-simbolo della fine dell’Urss

Le delegazioni dei due paesi si incontrano nella tenuta in Bielorussia dove l’8 dicembre 1991 fu decretata la fine dell’Unione sovietica e la nascita della Comunità degli Stati indipendenti

di Angelo Mincuzzi

Negoziati, il delegato russo Medinsky: "Discuteremo cessate il fuoco con Kiev"

2' di lettura

È il luogo che sancì il de profundis dell'Unione Sovietica, l'8 dicembre 1991. Se tutto andrà come previsto, la delegazione ucraina e quella russa si incontreranno il 3 marzo a Viskuli, nella Rezidentsiya Prezidenta Rb, nel Pruzhany District, nella regione di Brest in Bielorussia. Qui nel 1991 fu firmato da Bielorussia, Ucraina e Russia l'Accordo di Belaveza, che sancì la fine dell'Unione sovietica e la nascita della Csi, la Comunità di Stati indipendenti. La storia dell'Urss finì in questa tenuta di caccia immersa nel centro della foresta di Bialowieza (conosciuta come Belaveza), in Bielorussia. Un luogo altamente simbolico per la Russia.

Lunedì scorso il primo round dei negoziati si era svolto sempre in Bielorussia ma nei pressi della cittadina di Liaskavicy, in una tenuta chiamata Rezidentsiya Ukashenki, nella parte occidentale della regione di Gomel, proprio lungo la sponda del fiume Prypjac, distante 270 chilometri da chilometri da Chernobyl.

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Russia-Ucraina, i negoziati nel luogo dove 30 anni fa fu sancita  la fine dell’Unione Sovietica

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Il luogo-simbolo

A otto chilometri dal confine con la Polonia, negli anni '50 del secolo scorso fu costruitoa Viskuli un complesso residenziale per i funzionari statali dell'Urss e della repubblica bielorussa, una dacia di stato immersa nel verde.

Per un giorno, quell'8 dicembre 1991, Viskuli divenne l'epicentro della storia. Boris Eltsin per la Russia, Leonid Kravcuk per l'Ucraina e Stanislav Suskevic per la Bielorussia sancirono con una firma la cessazione dell'esistenza dell'Unione sovietica.

L'Accordo di Belaveza, noto anche come Accordo di Minsk, legalizzò tuttavia una situazione che si era già cristallizzata nei fatti. La Bielorussia si era già dichiarata indipendente il 27 luglio 1990 e l'Ucraina l'aveva seguita il 24 agosto 1991.

Russia, Bielorussia e Ucraina rappresentavano tre dei quattro fondatori dell'Urss nel 1922: il quarto soggetto, la Repubblica Transcaucasica era stata dissolta nel 1936. Secondo l'articolo 72 della Costituzione sovietica del 1977, ciascuna delle repubbliche sovietiche aveva il diritto di lasciare liberamente l'Unione.

La nascita della Csi

La Russia ratificò l'Accordo di Belaveza il 12 dicembre 1991, abrogando il trattato di creazione dell'Unione Sovietica del 1922 e sancendo così la secessione dall'Urss e la sua fine. Il 10 dicembre l'accordo era stato ratificato da Bielorussia e Ucraina.

Qualche giorno dopo, il 21 dicembre 1991, con il Protocollo di Alma Ata, in Kazakistan, i rappresentanti di tutte le repubbliche sovietiche (ad eccezione della Georgia e delle repubbliche baltiche) confermarono lo smembramento e quindi l'estinzione dell'Unione sovietica a favore della Csi.

Le dichiarazioni di Lavrov

Questa mattina la Russia aveva fatto sapere che la delegazione della Federazione era pronta a riprendere i negoziati «e aspetterà i negoziatori ucraini in loco questo pomeriggio o più verso sera». Lo aveva affermato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, che non aveva tuttavia voluto specificare quale sarebbe stata la sede della trattativa. «Non voglio dirlo in anticipo», aveva detto Peskov, ma l’informazione sulla località esatta è comunque trapelata. Il consigliere presidenziale russo Vladimir Medinsky, che ha guidato la delegazione russa nel primo round dei colloqui, aveva affermato che il prossimo incontro si sarebbe tenuto al confine polacco-bielorusso.

Sempre oggi il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha dichiarato che Mosca punta alla smilitarizzazione dell’Ucraina e che dovrebbe esserci un elenco di armi specifiche che non potrebbero mai essere schierate sul territorio ucraino.


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