OGGI LA SENTENZA SU FLYNN

Russiagate, anche Mueller nel mirino di Mosca: «È un corrotto»


Russiagate, consegnate risposte di Trump a Mueller

2' di lettura

Robert Mueller, il procuratore speciale del dipartimento di Giustizia Usa, sarebbe a sua volta fra le vittime del Russiagate: le interferenze del Cremlino sulle elezioni americane del 2016, al centro dell’indagini condotte dallo stesso Mueller. L’ex numero uno del Fbi è stato presentato come «corrotto», in una campagna martellante su social media americani a cura dell’agenzia russa Internet research agency. È quanto emerge da due diversi report preparati per la Commissione per l’intelligence del Senato sull’impatto delle «operazioni di influenza russe» sui social media americani. Le due analisi (realizzate dal Computational Propaganda Project dell’University of Oxford, l’azienda di analisi dei social media Graphika e dall’impresa di cybersecurity New Knowledge), evidenziano come le principali piattaforme digitali Usa abbiano fatto da megafono per i contenuti in arrivo dalla Russia. Il nome del procuratore sarebbe apparso in almeno 5mila tweet, tutti tesi a discreditarne il lavoro. Fra le altre accuse a Mueller c’è quella di aver collaborato a gruppi di islamisti radicali, oltre all’aver subito condanne per corruzione.

L’accusa ai social: non hanno detto la verità al Congresso
I report, ripresi in larga parte dal Washington Post, puntano il dito anche sul ruolo delle stesse piattaforme digitali. Aziende come Facebook, Twitter e Google non avrebbero detto al Congresso Usa la verità in merito alla portata delle azioni di Mosca volte a sfruttare i loro servizi per promuovere un'agenda a favore del candidato repubblicano Donald Trump. Il rapporto sostiene poi che Instagram, la app per la condivisione di immagini controllata da Facebook, potrebbe diventare il prossimo strumento degli agenti russi intenzionati a sfruttarne la popolarità. «Speriamo che questi report facciano chiarezza agli americani e ai policymaker sull’estensione delle operazione e su quanto a lungo si è protratto il tutto» ha detto Renee DiResta, direttore della ricerca di New Knowledge. Nel frattempo l’ex consigliere per la sicurezza nazionale di Donald Trump, Michael Flynn, sta parlando a Washington davanti ai giudici che devono emettere la sentenza nei suoi confronti per un coinvolgimento nel Russiagate. «Ero consapevole di mentire all'Fbi, e del fatto che mentire all’Fbi è un reato» ha ammesso Flynn, riferendosi a quanto dichiarato sui suoi incontri con l’ambasciatore russo negli Usa. Flynn rischia sino a sei mesi di galera ma Mueller ha chiesto una pena minima e non detentiva per la “sostanziale” collaborazione dell'ex generale, che ha ammesso di aver discusso - durante la fase di transizione - con l'allora ambasciatore russo in Usa delle sanzioni americane e di una mozione all'Onu contro gli insediamenti israeliani.

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