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Russiagate, consegnato il rapporto Mueller: battaglia per pubblicarlo

dal nostro corrispondente Riccardo Barlaam


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Il procuratore Robert Mueller (Reuters)

4' di lettura

NEW YORK - Il Consigliere speciale Robert Mueller ha consegnato il Rapporto sul cosiddetto Russiagate, al termine di 22 mesi di indagini sui rapporti tra Donald Trump e Mosca, e le interferenze russe nella campagna elettorale delle presidenziali 2016 al segretario alla Giustizia William Barr. Nessun dettaglio è stato rilasciato sui contenuti. Ma Barr in una lettera scritta ai due presidenti delle Commisioni giustizia di Camera e Senato ha fatto sapere che relazionerà sul Rapporto Mueller il prima possibile, entro questo fine settimana. Con i suoi collaboratori il ministro ha trascorso la notte a leggere le migliaia di pagine del documento.

La portavoce della Casa Bianca Sarah Sanders ha confermato che «i prossimi passi ora sono del Procuratore generale Barr. La Casa Bianca non ha né ricevuto né è stata informata sul Rapporto del Consigliere speciale». Mueller ha concluso il suo lavoro e nei prossimi giorni libererà gli uffici. Il Dipartimento alla Giustizia ha fatto sapere che il super procuratore non ha raccomandato l’apertura di nuove indagini.

Il primo avvocato difensore di Trump, Rudy Giuliani, che proprio poche ore fa in un'intervista telefonica aveva detto di aspettare le conclusioni di questo rapporto con la stessa ansia “con cui si aspetta un figlio”, in una nota più formale ha subito dichiarato: «Abbiamo il piacere di constatare che il Consigliere speciale ha seguito la normativa per consegnare il Rapporto. Il Procuratore generale Barr definirà ora quali sono i prossimi passi».

Barr, secondo la normativa americana sulle indagini speciali, ha la facoltà di secretare, di rendere pubbliche o di rendere pubbliche in parte le conclusioni del Report Mueller. Ma sarà difficile chiuderlo in un cassetto. La pressione dell’opinione pubblica è enorme.

Pochi giorni fa la Camera ha votato all’unanimità - 420 voti a favore e zero contrari, deputati repubblicani compresi - una risoluzione per chiedere al Dipartimento alla Giustizia che l’intero Rapporto venga reso pubblico. In una nota congiunta la speaker della Camera Nancy Pelosi e il leader dei democratici al Senato Charles Schumer hanno chiesto a Barr di «rendere subito pubblico il Rapporto”. Il presidente della commissione Intelligence della Camera Adam Schiff si è detto pronto a convocare il procuratore speciale Mueller «per ottenere un quadro più chiaro del Rapporto sul Russiagate». L’atteggiamento dei democratici finora è sempre stato di estrema prudenza, sottotraccia, con la speaker della Camera che fino a pochi giorni fa continuava a ripetere che non si parla di impeachment. Ma ora ci sono le carte.

La consegna del Rapporto Mueller al ministro della Giustizia Barr conclude quasi due anni di indagini. Inchiesta che prima di arrivare al termine ha già portato alle incriminazione di 34 persone e tre società, nei vari procedimenti correlati con cinque persone vicine al presidente Trump condannate: l’ex presidente del comitato elettorale Paul Manafort, il suo vice Rick Gates, l’ex consigliere sulla sicurezza nazionale Michael Flynn, l’ex avvocato personale Michael Cohen, l’ex consulente elettorale George Papadopoulos.

L’inchiesta di Mueller ha fatto infuriare il presidente Trump, che 183 volte su Twitter l'ha definita “una caccia alle streghe”, e ha messo in confusione l'amministrazione per la fama bipartisan di uomo inflessibile, al di sopra delle parti, che ha l’ex marine, eroe di guerra nel Vietnam, civil servant, magistrato con la fama da duro che ha guidato l’Fbi con George W. Bush subito dopo l’attentato dell’undici settembre, incarico che ha continuato durante la presidenza di Barack Obama, e che durante questi due anni non ha mai rilasciato dichiarazioni.

Mueller doveva accertare se il governo russo ha cercato di influenzare con azioni illegali la campagna elettorale, se ha favorito la vittoria di Trump, se il tycoon e i suoi collaboratori sapevano delle azioni russe, se ci siano stati finanziamenti per queste azioni e, in ultimo, se Trump ha cercato di ostruire le indagini una volta eletto presidente, a partire dall’improvviso licenziamento del direttore del Fbi James Comey.

Da gennaio l'amministrazione Trump, in attesa di questo giorno, ha rafforzato la squadra di avvocati che supporta il lavoro di Giuliani. L'ufficio dei legali di Trump, guidato dall’avvocato di origini italiane Pat Cipollone, occupa l'intero piano di un grattacielo di fronte alla sede del Fmi, a poche centinaia di metri dalla Casa Bianca. Negli ultimi mesi si è allargato arrivando a un organico di circa quaranta legali. Un team di avvocati agguerrito che anticipando la consegna del Report Mueller ha iniziato a lavorare a un contro-rapporto con diversi capitoli già definiti per contestare e ribattere tutte le accuse contenute nell'inchiesta di Mueller, prima ancora di conoscerle.

Si parla di una fine imminente delle indagini del Consigliere speciale e della consegna del Rapporto da settimane. Negli ultimi giorni le voci si sono intensificate, dopo che a Washington alcuni dei collaboratori di Mueller hanno cominciato a fare gli scatoloni e si preparano a passare ad altri incarichi nell'amministrazione: segno inequivocabile il lavoro di scavo del team Mueller era finito. Ora comincia la battaglia politica. Un momento cruciale per la democrazia americana che metterà alla prova i suoi meccanismi istituzionali.

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