indagini anche su google e twitter

Russiagate, propaganda di Mosca su Facebook a 126 milioni di americani nel voto Usa

di Redazione Online


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3' di lettura

Il Russiagate è un puzzle di piccoli pezzi, per ricomporlo ci vuole tempo e pazienza. Il commissario speciale Muller sembra avere entrambe le cose.

Il giorno dopo l’incriminazione di Paul Manafort, l’ex capo della campagna Trump che rischia ottanta anni di carcere per 12 capi di imputazione fra cui riciclaggio di denaro e cospirazione contro gli Stati Uniti, tocca a tre giganti tech - Facebook, Twitter, Google - rispondere del loro coinvolgimento nelle intromissioni della Russia per favorire Trump e far perdere Clinton.

Facebook, Twitter, Google devono rispondere per intrighi russi in voto Usa
I tre simboli della Silicon Valley dovranno oggi rispondere al Congresso degli Stati Uniti. Dovranno spiegare come i russi hanno potuto sfruttare i loro networks per imporre la loro propaganda. Soprattutto perché non lo hanno impedito. Come i russi hanno potuto comprare 3mila annunci pubblicitari con rubli e usare account falsi per diffondere caos e disinformazione a milioni di americani.

Facebook oggi ha fatto le prime ammissioni. Secondo la testimonianza depositata da Facebook presso la commissione Giudiziaria del Senato, circa 126 milioni di americani, ovvero un terzo della popolazione, ha ricevuto su Facebook contenuti «sponsorizzati» dalla Russia, durante l’ultima campagna elettorale. Si tratta della metà dei potenziali elettori americani. I post sono stati pubblicati tra il giugno 2015 e l’agosto 2017 da una società che secondo Facebook ha legami con il Cremlino.

80mila pagine con contenuti di parte
La testimonianza depositata da Facebook, citata da Nbc e altri media Usa, mostra che circa 80mila pagine con falsi contenuti, sostenute dalla Russia, sono state visitate e condivise dagli utenti di Facebook e ciò vuol dire, secondo i calcoli, che sono state viste da tre volte tanto il numero di destinatari originari.
I documenti sono stati depositati nell'ambito dell'inchiesta condotta al Senato Usa sul cosiddetto Russiagate. Sono previste testimonianze di Facebook, Twitter e Google in tre separate audizioni fra oggi e mercoledì. Dal canto suo, Twitter ha rivelato di aver trovato 2.752 account legati a soggetti russi, una cifra ben superiore ai 201 stimati lo scorso settembre.

Il salto di qualità nell’inchiesta
Le nuove rivelazioni sul cosiddetto Russiagate - cioè il presunto coinvolgimento della Russia nella camapgna elettorale americana del 2016 per ostacolare Hillary Clinton e favorire la vittoria di Donald Trump - si aggiungono al salto di qualità compiuto dall’inchiesta condotta dal procuratore speciale Robert Mueller che ieri ha portato all’incriminazione di Paul Manafort, l’ex capo della campagna di Trump.

Ieri Manafort, già indagato nel Russiagate, si è consegnato alle autorità federali dell’Fbi a Washington: tra le dodici accuse a lui contestate spiccano frode fiscale, riciclaggio di denaro e la cospirazione contro gli Stati Uniti. Manafort avrebbe cospirato contro gli Usa in un periodo compreso tra il 2006 e il 2017. Quindi non tutti gli episodi contestati sono di «anni fa» come ha twittato Trump. Manafort e il suo socio, Rick Gates, hanno detto di non essere colpevoli davanti alle autorità federali che li accusano. Entrambi sono stati messi agli arresti domiciliari. Sono stati chiesti 10 milioni di dollari di cauzione per Manafort e 5 milioni per Gates.

Manafort avrebbe inoltre costituito società di comodo attraverso i suoi legami in Ucraina per importare fondi negli Usa con i quali avrebbe acquistato proprietà immobiliari e auto di lusso. Il periodo incriminato va dal 2006 al 2017, e dunque riguarda anche i tre mesi in cui ha guidato la campagna elettorale di Trump, contrariamente a quanto dichiarato via Twitter dal presidente, che ha parlato di fatti precedenti alla campagna.

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