l’Inchiesta

Russiagate, la strategia dei tre indagati: tacere con i pm

Una strategia condivisa: tacere con i pm. Anche l’avvocato Gianluca Meranda non ha risposto alle domande dei magistrati della Procura di Milano. Intanto emergono nuovi documenti sulla presunta compravendita di petrolio, che avrebbe creato una plusvalenza pari a 65 milioni di euro, il valore di un ipotizzato finanziamento alla Lega

di Ivan Cimmarusti


Russiagate, Savoini dettava agenda di Salvini su gruppo whatsapp

2' di lettura

Sono i tre indagati dello scandalo Russiagate, che tira in ballo la Lega di Matteo Salvini per un presunto finanziamento illecito per 65 milioni di euro dalla Russia di Vladimir Putin. Si tratta di Gianluca Savoini, ex portavoce di Salvini, l’avvocato Gianluca Meranda e il manager di banca Francesco Vannucci. I primi due, interrogati dai pm della Procura della Repubblica di Milano, hanno deciso di non rispondere alle domande. Una strategia comune che potrebbe riservare delle sorprese.

GUARDA IL VIDEO - Russiagate: chi è D'Amico, il consigliere di Salvini con la passione per gli Ufo

I protagonisti dell’incontro all’hotel Metropol di Mosca
Sono i protagonisti italiani dell’incontro del 18 ottobre scorso all’hotel Metropol di Mosca, dove si sarebbe consumato un presunto accordo per la vendita di petrolio. Una operazione cui partecipa Savoini, in qualità di presunto referente per la Lega. Con lui al tavolo con altri soggetti russi, sembra pubblici ufficiali, ci sono anche Meranda e Vannucci.

L’interrogatorio di Meranda
Ieri Meranda non ha risposto alle domande dei magistrati di Milano. Meranda - che ha ricevuto la visita dei militari della Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza milanese che hanno perquisito la sua abitazione e un deposito dove tiene i documenti in quanto è stato sfrattato dallo studio legale dove lavorava - è indagato per corruzione internazionale in concorso con gli altre.

GUARDA IL VIDEO - Russia-gate, Salvini: le accuse sono false, è che siamo scomodi

I nuovi documenti
In una nota con cui si anticipa quanto uscirà domenica, L’Espresso afferma che la trattativa per la compravendita di petrolio «non è finita il 18 ottobre 2018. È proseguita anche dopo l’incontro nella hall dell’hotel Metropol» con altre due offerte. A supportare ciò una serie di «documenti» di due proposte commerciali. La prima «a Rosneft dieci giorni dopo il summit di affari e politica in cui era presente» Savoini. In quella circostanza le «condizioni indicate» e messe nero su bianco su carta intestata dalla «banca d’affari londinese» di cui è stato reso noto il nome, la Euro-Ib, di cui Meranda era consulente, «ricalcano esattamente» quelle del meeting al Metropol. Ma secondo la ricostruzione giornalistica «la negoziazione è andata avanti almeno fino a febbraio, a tre mesi dalle elezioni europee stravinte dalla Lega di Salvini. Lo prova una nota interna di un’altra società di Stato russa, Gazprom.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...