Agenzia Spaziale ItalianA

Saccoccia (Asi): «L’Italia deve conservare e rafforzare le eccellenze conquistate nello spazio»

di Celestina Dominelli


Spazio, Giorgio Saccoccia è il nuovo presidente dell'Asi

3' di lettura

Per il suo debutto ufficiale alla guida dell’Agenzia Spaziale Italiana ci vorrà ancora qualche giorno. Il tempo necessario per gli ultimi passaggi formali che serviranno a chiudere il cerchio attorno alla sua nomina dopo il via libera del Comitato interministeriale per lo spazio e il decreto firmato ieri dal ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Marco Bussetti. Ma il nuovo numero uno dell’Asi, Giorgio Saccoccia, 56 anni, bellunese, ingegnere aerospaziale con una solida esperienza nel settore e un importante incarico nell’Agenzia spaziale europea (Esa) - dove attualmente è il capo della divisione impegnata in propulsione spaziale e aerotermodinamica -, ha le idee molto chiare sulle prossime sfide che attendono l’Italia, ma soprattutto ci tiene a sottolineare un punto cruciale.

Il neo presidente: lo spazio è un settore strategico
«Lo spazio è un settore strategico e non solo per le sue implicazioni economiche». Ed ecco perché, secondo il neo presidente dell’Asi, il riordino del settore, che ha posto la governance dello spazio sotto la responsabilità del Comitato interministeriale presieduto dal sottosegretario Giancarlo Giorgetti, «è stato molto opportuno perché il comparto ha delle ricadute che investono un'area molto vasta ed è assolutamente trasversale». E con tale riassetto, prosegue Saccoccia, «si è realizzato un coordinamento efficiente tra tutti gli attori, dall’Asi al governo, dall’industria a tutto il mondo della ricerca e dell’università, che pone l’Italia in una posizione di assoluto vantaggio rispetto ad altre nazioni che hanno budget più elevati del nostro». Un vantaggio, osserva l’ingegnere bellunese, «che l’Italia è nelle condizioni di poter sfruttare».

Saccoccia: l’Italia rafforzi le eccellenze conquistate nel settore
Tanto più che lo spazio italiano ha saputo farsi strada negli anni e ora deve difendere le posizioni conquistate. Saccoccia lo dice con estrema chiarezza: «Dobbiamo fare in modo che l’Italia conservi e rafforzi le eccellenze in cui si è andata affermando con il tempo, dal trasporto spaziale all’osservazione della Terra, fino all’esplorazione. Dobbiamo mettere in campo tutti gli sforzi necessari affinché questi primati si possano consolidare e ampliare». Poi, con un occhio alla sua expertise e ai lunghi trascorsi nel settore, il neo presidente dell’Asi getta lo sguardo oltre. «Mi piacerebbe che l’Italia allargasse la sua rete di relazioni. Ci sono interlocutori importanti a livello europeo con cui bisogna continuare a lavorare, ma c’è anche una platea di soggetti magari con numeri più piccoli, ma con competenze strategiche importanti, rispetto ai quali il nostro paese può fare da aggregatore».

Per lo spazio europeo l’esigenza di fare squadra
Saccoccia pesa le parole e le accompagna con la cautela di chi è consapevole della delicatezza del nuovo ruolo. Perciò quando gli si chiede se è preoccupato che le discussioni in corso sugli equilibri (e i budget) futuri dello spazio europeo, in vista della ministeriale di novembre a Siviglia, possano agevolare altri paesi a danno dell’Italia (leggi Francia e Germania), la risposta è molto netta. «C’è tutta la volontà di facilitare un compromesso che porti l’Europa a essere competitiva verso il vero avversario che è al di fuori del Vecchio Continente e io mi impegnerò a fondo in questo senso. Più che perderci nelle diatribe tra gli Stati, dobbiamo insomma lavorare per mostrarci con un’unica voce perché la concorrenza è fuori dai confini europei».

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