ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLA CRISI BRITANNICA

Saga Brexit, cosa succede dopo la doppia batosta di Johnson

Già superato sulla legge anti no-deal, Boris Johnson incassa un’altra sconfitta in Parlamento: la Camera boccia le elezioni anticipate, la sua speranza per riprendere in mano il controllo della situazione politica. E ora?

di Claudio Martinelli


Johnson: "Regno Unito fuori dall'Ue entro il 31 ottobre"

4' di lettura

Il romanzo della Brexit si arricchisce ogni giorno di un capitolo nuovo. L’ultimo in ordine di tempo sembra essere piuttosto complesso e articolato. Cerchiamo di capirne il significato politico-costituzionale e le prospettive che apre.

Dove eravamo arrivati?
La scorsa settimana Boris Johnson aveva preso la decisione di provocare la sospensione dell’attività parlamentare (prorogation) per cinque settimane, dal 9 settembre al 14 ottobre. Di fronte a un utilizzo così disinvolto e discutibile del diritto costituzionale, la risposta di Westminster non si è fatta attendere. Per legiferare contro l’ipotesi del “no deal” i parlamentari contrari a questa prospettiva sapevano di avere a disposizione pochissimi giorni.

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Così martedì, alla ripresa dell’attività dopo la pausa estiva, sono ricorsi subito all’unico strumento regolamentare che poteva fare al caso loro: lo Standing Order n. 24. Questa norma del regolamento della Camera dei Comuni consente di chiedere al Presidente dell’assemblea (Mr. Speaker, il popolare John Bercow) di mettere all’ordine del giorno un dibattito urgente su un tema specifico. In questo caso l’argomento in discussione era la modifica del calendario parlamentare della settimana che si stava aprendo. L’obiettivo era di creare una corsia preferenziale per discutere, in tempi strettissimi, una proposta di legge, depositata il giorno stesso da un deputato laburista vicino all’ex Premier Tony Blair, Hillary Benn, volta ad obbligare il Governo a chiedere alla Ue un’ulteriore proroga della Brexit fino al 31 gennaio 2020, nel caso entro il prossimo 31 ottobre non sia stato ancora trovato un accordo definitivo per la fuoriuscita del Regno Unito.

E come è andata? Bercow cosa ha deciso?
Ebbene, Mr. Speaker concede il dibattito che si conclude con un voto favorevole (328 a 301) alla modifica del calendario. Il Governo è battuto . Johnson subisce la sua prima sconfitta da Primo Ministro. Ma è solo l’antipasto perché lo attende una giornata perfino peggiore.

Nella giornata di ieri, infatti, la Camera dei Comuni si concentra sulla Proposta Benn, bruciando le tappe. Normalmente il procedimento legislativo britannico è piuttosto articolato e può richiedere molto tempo. Tuttavia, proprio grazie all'affermazione della procedura legislativa d’urgenza, i Comuni esauriscono in poche ore tutti i passaggi necessari. Entro le 19 si arriva all’ultimo voto e la legge viene approvata con 327 favorevoli e 299 contrari, con 21 deputati Conservatori (i cosiddetti Tory Rebels) che votano a favore e vengono prontamente espulsi dal gruppo e dal partito.

Johnson come ha reagito?
Seconda sconfitta per il Governo, che però non era rimasto con le mani in mano nel corso della giornata. Fin dalla mattina aveva provato a prendere una contromisura: presentare una mozione per sciogliere immediatamente il Parlamento e chiamare il Paese alle elezioni anticipate il 15 ottobre. In questo modo Johnson sperava di tirare la palla in tribuna, cioè impedire al Parlamento di legiferare fin da subito, senza attendere l’entrata in vigore della sua Prorogation e, nel frattempo, continuare a negoziare con la Ue.

Ed effettivamente ieri sera, dopo il voto sulla legge Benn, la Camera dei Comuni ha discusso per circa due ore sulla mozione del Primo Ministro, ma ancora una volta la discussione si è chiusa con un voto sfavorevole al Governo. Peraltro, un esito facilmente prevedibile visto che la mozione per essere approvata richiedeva la maggioranza dei due terzi, lontanissima per un governo che da ieri, a causa delle divisioni interne ai Conservatori, non gode nemmeno di quella semplice. Ennesima sconfitta per il Primo Ministro, al termine di una giornata da dimenticare.

Ora che prospettive si aprono?
Da oggi la legge Benn passa all’esame della Camera dei Lord, dove si annuncia una battaglia non da poco. Infatti, i Conservatori fedeli agli indirizzi del Governo hanno presentato più di 100 emendamenti ma durante la notte i Lord hanno già stabilito di terminare entro domani alle 17 la parte del procedimento legislativo spettante a questa Camera. Una decisione contro ogni tentazione di praticare il cosiddetto filibustering, cioè una forma estrema di ostruzionismo parlamentare per dilatare i tempi delle discussioni e far saltare l’intera operazione.

Dunque, se emendata dai Lord la proposta di legge tornerà domani pomeriggio ai Comuni che, è facile immaginare, completeranno celermente il loro lavoro e la porteranno alla firma della Regina entro lunedì, cioè in tempo utile prima della sospensione decretata dalla Prorogation. Se invece i Lord non approveranno emendamenti al testo dei Comuni, i tempi potranno essere perfino più rapidi.

Ma la partita non si chiuderà qui, ovviamente...
Di fronte al fatto compiuto c’è da giurare che Boris Johnson si inventerà qualcosa d’altro pur di non dover chiedere l’ennesima proroga, magari al tavolo del negoziato con la Ue. L’estremo azzardo, però, potrebbe consistere nelle sue dimissioni per arrivare comunque a elezioni anticipate, ma sarebbe una mossa molto pericolosa perché correrebbe il rischio di coagulare in Parlamento una maggioranza trasversale, contraria al no deal, in grado di esprimere un nuovo Primo Ministro e un nuovo Governo. Insomma, il romanzo promette di durare ancora a lungo e con altri capitoli piuttosto gustosi.

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