toscana

Saint Laurent, il nuovo hub sarà il Palazzaccio di Scandicci

Il distretto toscano attira investimenti: i via di realizzazione progetti del valore di oltre 100 milioni di euro, da parte di grandi marchi e di laboratori familiari, costretti, a ruota, a modernizzarsi per rispondere alle esigenze e ai tempi dei brand committenti

di Silvia Pieraccini

3' di lettura

Il distretto della pelletteria di lusso di Firenze non si ferma e attrae ancora investitori, questa volta grazie all’intervento di Cassa depositi e prestiti (Cdp) che ha in portafoglio, con la missione di valorizzare, un complesso direzionale da oltre 28mila metri quadrati coperti, costruito 25 anni fa per il ministero delle Finanze a Scandicci, cuore produttivo delle borse d'alta gamma, e mai utilizzato. Quell'immobile chiamato da tutti “il Palazzaccio” si avvia a diventare il nuovo quartier generale della pelletteria di Yves Saint Laurent, marchio del colosso francese del lusso Kering ormai secondo in termini di vendite solo alla corazzata-Gucci.

La trattativa è alle battute finali (il contratto dovrebbe essere firmato entro ottobre) e contempla l'affitto ventennale dell'immobile, che Cdp restaurerà in parte prima della cessione. Ysl, dal canto suo, è pronto a sostenere lavori milionari per trasformare quel complesso simbolo del degrado e dell'abbandono in una “fabbrica intelligente”, formata da un centro-sviluppo per borse e portafogli e da un centro produttivo, il primo del genere del brand in Italia. Il Comune di Scandicci ha già annunciato la possibilità di cambiare la destinazione dell'immobile da direzionale a produttiva.

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Il marchio francese, guidato dall'italiana Francesca Bellettini e in forte crescita negli ultimi anni (1,7 miliardi di fatturato 2018, + 20% nel primo semestre 2019), intende utilizzare tutti i 28mila metri quadrati del complesso, replicando in sostanza quello che ha fatto il “cugino” Gucci con l'ArtLab di Scandicci, l'innovativo stabilimento dedicato a pelletteria e calzature (37mila mq e 800 addetti) inaugurato nell'aprile 2018, che rappresenta il più grande investimento industriale nella storia del marchio, pari a circa 100 milioni di euro.

Per Yves Saint Laurent non si tratterà di un investimento greenfield, ma di una ristrutturazione “pesante” che conferma la volontà del gruppo Kering di continuare a investire sulla manifattura di qualità nel distretto fiorentino, ormai leader mondiale nel saper fare e nei servizi per la filiera pelle, accelerando il processo di internalizzazione delle produzioni che i grandi marchi hanno avviato da tempo.

La strategia di riportare le produzioni all'interno dell'azienda, per poter meglio controllarle e gestirle, sta spingendo un ventaglio d'investimenti mai visti prima d'ora nel distretto fiorentino: più di 100 milioni il valore dei progetti in via di realizzazione da parte di grandi marchi e di laboratori familiari, costretti, a ruota, a modernizzarsi per rispondere alle esigenze e ai tempi dei brand committenti.

L'ultima operazione è quella del gruppo svizzero del lusso Richemont che ha investito due milioni per ampliare lo stabilimento di Scandicci, acquisendo duemila metri quadrati della vicina Ab Florence (sarà inaugurato tra una settimana). Con questa operazione Pelletteria Richemont guidata da Giacomo Cortesi concentra lo sviluppo industriale e la produzione di gran parte dei marchi moda della scuderia, da Cartier a Dunhill, da Serapian a Purdey, oltre a centralizzare il controllo materiali di Alaia e di Chloè. Quindici le assunzioni in programma, in attesa di altre 50 entro il 2023, quando il fatturato industriale dovrebbe passare da 130-140 milioni a 350. Eppure Cortesi è prudente: «In questo momento non c'è un'area del mondo che è serena e in piena espansione: in Cina viaggiano meno e comprano meno; a Hong Kong le proteste hanno fermato l'economia; in America c'è un presidente litigioso; il Medio Oriente ha un prezzo del petrolio ancora troppo basso e la Brexit condiziona l'Europa».

La pelletteria fiorentina, per adesso, non sembra risentire di questo scenario. Nel primo trimestre dell'anno le esportazioni di borse dal distretto hanno segnato addirittura +65% in valore (toccando 1,1 miliardi, grazie a un balzo di 445 milioni), dopo che l'intero 2018 si era chiuso sfiorando i 3 miliardi di export (+13,6%).

E ora tra gli investimenti in corso, che fanno sorridere le istituzioni, ci sono tre fabbriche di borse del principale gruppo di lusso al mondo, il francese Lvmh: una del marchio Celine a Radda in Chianti (Siena), che sarà aperta entro l'anno (5mila mq nell'ex mobilificio Laca, investimento circa 20 milioni); una del marchio Fendi a Bagno a Ripoli, vicino Firenze (13mila mq coperti nell'ex fornace Brunelleschi, investimento circa 40 milioni), per la quale sono cominciati quattro mesi fa i lavori di demolizione del vecchio immobile; e la terza di Louis Vuitton a Reggello, a sud di Firenze (5mila mq), vicino al centro sviluppo campionario che già possiede, che aprirà – secondo quanto annunciato dal ceo Michael Burke - entro il 2020.

Centinaia sono i nuovi posti di lavoro previsti, che riaprono il dibattitto sulla formazione del personale diventata la spina nel fianco del distretto. I grandi marchi hanno cominciato a formarsi gli addetti “in casa”, con scuole e accademia proprie o finanziate, mentre i terzisti rischiano di vedersi soffiare il personale formato.

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