i provvedimenti

Sala e Fontana: no a lockdown a Milano e in Lombardia (almeno per ora)

Lo scontro con il consigliere del Governo Walter Ricciardi, che parla della necessità di una chiusura generalizzata a Napoli e Milano. Ma intanto Palazzo Marino contesta la Regione Lombardia e la Regione contesta il governo

di Sara Monaci

Lo scontro con il consigliere del Governo Walter Ricciardi, che parla della necessità di una chiusura generalizzata a Napoli e Milano. Ma intanto Palazzo Marino contesta la Regione Lombardia e la Regione contesta il governo


2' di lettura

A Milano e in Lombardia è tutti contro tutti sui provvedimenti e restrizioni imposte a esercenti, spettacolo e scuole. Ma su una cosa sono d’accordo: il sindaco di Milano Giuseppe Sala e il governatore Attilio Fontana sono contrari - almeno per il momento - ad un lockdown. «Quello che stiamo facendo serve proprio a evitarlo», chiosa Fontana, che nega l’esistenza di un piano B con il ritorno alle regole ferre di marzo.

No al lockdown (per ora)

Loading...

Per Palazzo Marino il lockdown a Milano adesso non serve: «Non sono d'accordo adesso», dice Sala, commentando le parole di Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute, che ha detto che sarebbe necessario un lockdown a Milano e Napoli.

«Ho appena ricevuto un sms di un virologo di cui mi fido molto che dice che ieri c'erano circa 80 pazienti intubati a Milano e 200 in Lombardia. Anche nella peggiore delle ipotesi avremmo 10-15 giorni per decidere un eventuale lockdown. La media intensità di cura è il punto che intasa gli ospedali, che hanno il tema di una massa enorme di ricoveri. Non credo sia irrisolvibile e che ci debba portare a un lockdown generale adesso». Adesso no insomma. Tra 15 giorni si vedrà.

Anche Fontana ha smentito le indiscrezioni di stampa che parlavano di preparazione di un lockdown regionale: «Sono notizie che seminano insicurezza».

Tutti contro tutti

Nel merito dei provvedimenti però, lo scontro non è solo all’interno del governo, dove Italia Viva ha preso le distanze dal Dpcm. In Lombardia non c’è totale sintonia fra le istituzioni. Tanto per cominciare Sala sostiene di non condividere tutto il testo dell’ordinanza regionale che impone la didattica a distanza. «Io non ero e non sono d'accordo sulla didattica a distanza al 100% per le scuole superiori, ma, se Fontana lo ha deciso, lo rispetto istituzionalmente anche se non sono d'accordo». L’ok arrivato dai sindaci alla legge potrebbe dipendere dal fatto che «abbiamo avuto solo 40 minuti per leggerla, ma tra l’ordinanza e la bozza che ci era stata fatta vedere c’è differenza».

Fontana intanto si dichiara non favorevole al Dpcm che impone la chiusura dei locali alle 18, chiedendo quindi che i ristori arrivino presto. E intanto alcune associazioni di categoria annunciano battaglia: i centri commerciali stanno per impugnare al Tar l’ordinanza regionale che impone la chiusura dei negozi “non essenziali” il fine settimana.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti