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Sala, nuovi dettagli sull’inchiesta Expo

di Sara Monaci

(Fotogramma)

3' di lettura

Nuovi dettagli dall’inchiesta della Procura generale di Milano sul ruolo del sindaco di Milano Giuseppe Sala, relativi al periodo in cui, nel maggio 2012, era amministratore delegato dell'Expo (di cui diventò commissario unico qualche mese dopo). In un'informativa del nucleo Tributario della Gdf di Milano, datata 12 aprile, gli investigatori parlano di «condotte dai tratti marcatamente artificiosi finalizzate ad ovviare ad inequivocabili criticità sorte a margine della prima seduta pubblica della Commissione Giudicatrice».

La decisione «senza ascoltare nessuno»
Il sindaco Sala, contestano gli investigatori, avrebbe deciso autonomamente (probabilmente firmando le carte nella sua abitazione) di stralciare dalla maxi gara per la Piastra la fornitura del “verde”, con l’obiettivo di farne un procedimento a parte e dare un affidamento diretto ai florovivaisti lombardi, che intanto avevano inviato una lettera di richiesta all’allora governatore Roberto Formigoni e avevano tentato pressioni sullo stesso Sala. La decisione del sindaco sarebbe probabilmente avvenuta seguendo le indicazioni dell’ad della partecipata regionale Infrastrutture lombarde, Antonio Rognoni - proprio mentre Infrastrutture lombarde si occupava della direzione dei lavori dell’appalto.

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Gli avvertimenti
Rognoni sarebbe stato intenzionato ad «aderire ad un preciso input politico, su sollecitazione dei vivaisti lombardi», si legge nelle carte dell’inchiesta, senza ascoltare i consigli dei suoi manager in Expo, tra cui il Responsabile unico del procedimento, Carlo Chiesa, del responsabile dell’Ufficio Gare e Contratti della stessa Infrastrutture, Pierpaolo Perez, e della legale della partecipata, Carmen Leo. Lei come altri erano preoccupati della regolarità della gara per la Piastra da 272 milioni (che fu aggiudicata con un ribasso d'asta del 42% alla Mantovani), perché «allo stralcio di tale fornitura non è corrisposta la modifica del prezzo finale posto a base d’asta», ma il costo dei 6mila alberi (oltre 4 milioni) sarebbe stato spalmato invece su altri lavori senza cambiare il valore del maxi appalto.

La gara modificata

La fornitura degli alberi fu affidata in un primo momento alla Peverelli, che però non riuscì a ultimare i lavori, affidati quindi di nuovo in corsa alla Mantovani, vincitrice della gara nella sua prima versione (che però spese molto meno rispetto alla base d’asta per gli alberi). È questo il motivo per cui la Procura Generale (contrariamente alla Procura della Repubblica, che aveva chiesto l'archiviazione del dossier) accusa Sala di turbativa d’asta, oltre che di falso ideologico per aver modificato la data della gara.
Da ricordare che tutti i manager che oggi risultano aver avvertito Sala di presunte irregolarità sono stati comunque indagati dalla Pg, intenzionata a chiederne il rinvio a giudizio per vari reati.

Sala per la stessa gara della Piastra da 272 milioni (vinta dalla Mantovani con un ribasso del 42%), è già stato accusato di falso ideologico e materiale perché retrodatò un documento di 13 giorni, dal 30 maggio al 17 maggio 2012. Questo per evitare di dover ripetere la procedura della gara, troppo lunga per i tempi dell’Expo. Nemmeno in questo la Procura della Repubblica ravvisò dolo, ma solo un comportamento amministrativo non corretto; per la Pg si tratta invece del reato di falso, perché con una datazione corretta l’appalto andava rifatto da capo. Sala retrodatò la gara perché rilevò l’incompatibilità di due membri, ma decise di sostituirli senza ripartire da capo, cosa che a suo avviso sarebbe stato un rischio per i tempi stretti dell’evento universale.

La reazione
«Il sindaco Sala conferma la sua decisione di non commentare in alcun modo il merito dell’inchiesta. Da parte mia desidero sottolineare che lo stralcio parziale, relativo alle piante, è stato approvato all’unanimità dal Consiglio di amministrazione di Expo il 28 maggio 2012. Ed è stato inoltre il risultato di un processo di valutazione diretto in prima persona dal responsabile unico del procedimento ingegnere Carlo Chiesa». Così l’avvocato Salvatore Scuto, legale di Sala.

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