Milano-Cortina 2026

replica a cirio

Sala: porta chiusa per il Piemonte

di Sara Monaci


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2' di lettura

Il giorno dopo l’assegnazione delle Olimpiadi invernali 2026 a Milano-Cortina il teatro politico era inevitabile. A poche ore dalla vittoria, già è stata prontamente sottolineata da più parti (dal Pd alla Lega) la «miopia» del Comune di Torino e di Roma, che hanno rinunciato ai Giochi olimpici. In particolare, Torino avrebbe potuto copartecipare con Milano ai Giochi invernali del 2026, ma poi la sua sindaca pentastellata Chiara Appendino si è tirata indietro.

Già nei giorni scorsi il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha ribadito che per Torino e il Piemonte sarebbe stato tardi rientrare a far parte della squadra adesso. Ieri tuttavia il governatore del Piemonte, il leghista Alberto Cirio, ha dichiarato di essere pronto a rimettersi in gioco: «Il Piemonte è pronto da subito per i Giochi invernali 2026 - ha detto in un’intervista a La Stampa - scriverò per dire che noi ci siamo. Torino e le sue montagne custodiscono un patrimonio di infrastrutture sportive che vale più di mezzo miliardo e credo offra all’Italia un’opportunità unica: ridurre i costi e l’impatto ambientale, dare un esempio di valorizzazione e riuso di strutture che hanno solo tredici anni».

Il governatore del Piemonte usa la carta del risparmio e del buonsenso, che però un anno fa non era stata presa in considerazione. Oggi sarebbe oggettivamente difficile inserire nel dossier un’altra città. Prima di tutto perché i siti previsti sono 14, e qualche centro dovrebbe rinunciare a ospitare uno sport per concederlo a Torino. Secondariamente, modificare un dossier con cui si è vinto comporta dei rischi di fronte al Cio, che potrebbe ipotizzare di invalidare la scelta. Rischio che nessuno vuole correre. A livello teorico, sono possibili varianti, da motivare però non con il ripensamento politico.

Cirio dice di averne parlato con il presidente del Coni Giovanni Malagò e con il governatore del Veneto Luca Zaia e di «non aver visto ostilità».

L’ex presidente della Regione, Sergio Chiamparino, commenta dicendo che «il nuovo presidente ha fatto quello che poteva, ma alla fine le Olimpiadi sono legate al nome della città, non al territorio - dice Cirio -. Appendino invece non le ha volute: ha abbandonato un progetto che avrebbe garantito opportunità. Credo abbia avuto un atteggiamento pregiudiziale».

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