la polemica

Sala risponde a Provenzano: «A Milano la metà delle multinazionali. Non possiamo cacciarle»

Il sindaco della metropoli sottolinea l’attrattività di Milano, ma ammette che serve cercare formule per allargare il loro raggio di azione anche altrove. Osservatorio Assolombarda: tra il 2014 e il 2018 crescita doppia rispetto alla media nazionale

di Giovanna Mancini


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L’area di Porta Nuova con il Bosco verticale (Fotogramma)

3' di lettura

Milano riceve ma non restituisce abbastanza al resto del Paese? Le parole del ministro per il Sud Giuseppe Provenzano hanno scatenato un dibattito vivace attorno alla “locomotiva d’Italia”, che negli ultimi anni si è lasciata alle spalle buona parte del Paese, con ritmi di crescita doppi rispetto alla media nazionale, come rileva l’Osservatorio di Assolombarda pubblicato qualche giorno fa.

All’accusa lanciata dal ministro, risponde con pacatezza e in modo costruttivo il sindaco di Milano, Giuseppe Sala: «È vero che Milano sta un po’ fagocitando tutta la crescita che il nostro Paese potrebbe meritare – ha detto –. Ma non abbiamo alcun istinto egoistico. Restituiamo nella misura in cui ci viene chiesto o per quanto siamo nelle condizioni di fare». Del resto, osserva Sala, se le multinazionali estere scelgono Milano come città in cui aprire le proprie filiali italiane, non avrebbe senso rifiutarle: «Oggi circa 4300, delle 8mila multinazionali che ci sono in italia, hanno sede a Milano. Evidentemente qui si sentono più rassicurate, vedono che il sistema funziona. Che cosa dovremmo fare: cacciarle via?». Semmai, aggiunge il sindaco, si deve ragionare seriamente, come Paese, su come trovare «una formula per allargare il loro raggio di azione anche altrove».

Tornando ai numeri, secondo Assolombarda, tra il 2014 e il 2018 il Pil della metropoli lombarda è aumentato del 9,7%, a velocità doppia rispetto alla media italiana (+4,6%), riuscendo a recuperare quanto perduto con la crisi e anzi, collocandosi sopra i livelli pre-crisi, con una crescita del 6,4% del Pil tra il 2008 e il 2018, a fronte di un -3,3% nazionale.

L’aspetto forse più importante, per comprendere l’importanza di Milano, è la sua capacità attrattiva nei confronti delle società estere, del capitale umano, dei talenti e dei turisti: un’analisi comparata con i capoluoghi delle altre regioni europee più produttive (Barcellona, Lione, Monaco e Stoccarda) colloca la metropoli italiana al primo posto per capacità di atrrarre capitale umano e al terzo posto per attrazione di talenti. Terza risulta Milano anche per appeal sul fronte turistico.

Milano del resto, secondo un recente rapporto di The European House - Ambrosetti, genera il 10% del Pil nazionale, ospita il 32% delle multinazionali made in Italy, conta 1.500 start up innovative. Secondo il Global attractiveness index, la Lombardia attrae il 60% degli investimenti esteri e ospita i 2/3 dei ricercatori italiani.

Lo stesso ministro Provenzano ha comunque provveduto a stemperare i toni dlela polemica con un post su Facebook: «Nessun attacco a Milano, nessuna polemica con Beppe Sala. Solo una frase ripresa da un ragionamento sull’allargamento dei divari territoriali che riguarda tutto l'Occidente – ha scritto –. Tra le grandi città, come Milano, e il resto dei
territori, le periferie urbane e rurali, si scavano come dei fossati sempre più profondi. I processi di cambiamento e modernizzazione che vi si concentrano con fatica si diffondono oltre i confini delle grandi città».

Il ministro ha aggiunto che «Milano è un punto di riferimento nazionale, un faro. Ma anche altre volte nella storia d’Italia lo è stata. Solo che oggi i giovani talenti che vi sono attratti difficilmente restituiscono al Paese l’esperienza professionale e civile che maturano in città». Alla fine dell’intervento di Provenzano alla Fondazione Feltrinelli, il ministro e il sindaco hanno discusso «di come valorizzare sul piano nazionale le buone pratiche sociali, le innovazioni e le interdipendenze tra Nord e
Sud, contro la retorica delle leghe», ha spiegato il ministro

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