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Salario minimo, ancora un rinvio: in Aula il 23 luglio prima della pausa estiva

La Lega frena sulla proposta targata M5S, che ha tutte le parti sociali contrarie. Per il presidente di Confindustria, Vincenzo Bocccia occorre piuttosto «elevare i salari dei lavoratori e agire sul cuneo fiscale che incide tra il 70% e il 120%» del costo del lavoro. Per il presidente di Assolombarda, Carlo Bonomi la sfida sono «i contratti nazionali che hanno al loro interno la componente salario e tante altre componenti, welfare, formazione

di Giorgio Pogliotti


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3' di lettura

Ennesimo slittamento per l’esame da parte dell’ Aula del Senato del Ddl Catalfo sull’introduzione del salario minimo in Italia. L’approdo nell’Aula di Palazzo Madama è stato calendarizzato per il 23 luglio, a condizione ovviamente che nel frattempo il testo del M5s sia stato approvato dalla commissione Lavoro, dove è in standby da mesi. Va sciolto prima un nodo politico, perchè la proposta grillina contro cui sono schierate tutte le parti sociali, è frenata anche dalla Lega, preoccupata per le ripercussioni negative che avrebbe sul mondo produttivo, in termini di aumento del costo del lavoro.

Stallo in commissione al Senato
La situazione è di stallo, visto che commissione Lavoro è stata convocata anche oggi per l’illustrazione degli emendamenti, cosa che doveva accadere ieri (e anche nelle sedute della settimana scorsa), ma manca il parere della commissione Bilancio sulle coperture. Dall’opposizione il Pd, per voce di Annamaria Parente annuncia «abbiamo abbandonato i lavori di commissione: è ora che M5S e Lega chiariscano cosa vogliono fare». È evidente che l’aver fissato l’approdo in Aula in una data non distante dalla pausa estiva dei lavori parlamentari potrebbe comprometterne l’approvazione, se prima non ci sarà un chiarimento politico nella maggioranza.

Fino a 6,7 miliardi di aumento del costo del lavoro
Secondo il Ddl che la senatrice 5S Nunzia Catalfo ha presentato a luglio del 2018 e modificato nel corso dell’iter parlamentare, il trattamento economico minimo orario previsto dal contratto collettivo nazionale non può essere inferiore ai 9 euro lordi. La Lega ha proposto di circoscrivere l’introduzione del salario minimo ai soli settori scoperti dalla contrattazione, come del resto prevede il contratto di governo. Queste divergenze all’interno della maggioranza stanno frenando l’esame in commissione.

Il salario minimo a 9 euro determinerebbe un maggiore costo del lavoro compreso in una forchetta tra 4,3 miliardi (stima dell’Istat) e 6,7 miliardi (stima dell’Inapp), la gran parte dei contratti di lavoro hanno livelli di inquadramento d’entrata sotto questa soglia, ma si avrebbe un impatto anche sulle retribuzioni dei livelli contrattuali più alti, che dovrebbero essere adeguate per mantenere la proporzione un effetto a catena.

Boccia: incoerenza totale rispetto alla flat tax
Ieri sul tema è intervenuto il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia: «Se il salario minimo diventa un costo per le imprese diventa un problema e in più c’è una incoerenza con la flat tax», ha detto. «Se questo governo intende caricare le imprese di oltre 6 miliardi di oneri senza uno scambio salario-produttività, partendo dal salario minimo, mi sembra una incoerenza totale rispetto alla questione flat tax - ha aggiunto Boccia -. Da una parte si parla di ridurre le tasse e dall’altra si caricano i fattori della produzione in nome e per conto del salario minimo: un vero capolavoro che solo in Italia riusciamo a realizzare». Secondo il numero uno degli industriali, «più che un salario minimo occorre elevare i salari dei lavoratori e agire sulla leva fiscale (il cuneo fiscale, ndr) che incide tra il 70% e il 120%» del costo del lavoro. Inoltre, «siamo molto critici sul salario minimo perché il salario non può essere una variabile indipendente dalle trattative che facciamo per i grandi contratti che si realizzano con le grandi organizzazioni sindacali».

Bonomi: è la strada sbagliata
Anche il presidente di Assolombarda, Carlo Bonomi ha ribadito che il salario minimo «secondo noi è la strada sbagliata. In un mondo che sta facendo competizione sullo scambio salario-produttività noi stiamo ancora una visione dell’Ottocento della fabbrica e parliamo di salario minimo». Bonomi ha ricordato che «i contratti nazionali hanno al loro interno la componente salario e tante altre componenti, welfare, formazione» è «questa la nuova sfida», mentre «se vogliamo rimanere a una competizione sul salario minimo, credo che perderemo tutti».

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