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Salario minimo, cosa prevede l’accordo Ue: dagli aggiornamenti all’accesso

La bozza della direttiva Ue sul salario minimo sulla quale Consiglio e Parlamento Ue hanno raggiunto un accordo dovrà ora essere approvata in via definitiva da Parlamento e Consiglio Ue

Salario minimo, ecco cosa prevede l’accordo Ue

4' di lettura

«Una tappa importante per l’Europa sociale». Così la presidenza di turno francese dell’Ue commenta l’intesa raggiunta nella notte tra lunedì e martedì per il salario minimo tra Consiglio, Parlamento e Commissione Ue.

«Nel pieno rispetto delle diversità nazionali il provvedimento favorirà dei salari minimi adeguati nell’Ue e lo sviluppo della contrattazione collettiva». L’intesa dovrà ora essere approvata in via definitiva da Parlamento e Consiglio Ue.

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Von der Leyen: «Nuove regole tutelano dignità del lavoro»

«Nei nostri orientamenti politici abbiamo promesso una legge per garantire salari minimi equi nell’Ue. Con l’accordo politico di oggi sulla nostra proposta su salari minimi adeguati, portiamo a termine il nostro compito. Le nuove regole tuteleranno la dignità del lavoro e faranno in modo che il lavoro paghi». Lo scrive su Twitter la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, accogliendo l’accordo politico raggiunto sul salario minimo.

Schmit: «Non imponiamo salario minimo all’Italia»

La bozza della direttiva Ue sul salario minimo sulla quale Consiglio e Parlamento hanno raggiunto un accordo questa notte a Strasburgo nel trilogo, come viene chiamato il negoziato interistituzionale sui testi legislativi, non prevede l’obbligo di introdurre un salario minimo in tutti i Paesi dell’Unione.

Sul tema dell’obbligo, il commissario Ue al Lavoro, Nicolas Schmit, nella conferenza stampa sull’accordo ha commentato anche la situazione italiana. «In Italia - ha detto Schmit - è in corso un dibattito molto forte e ampio su come rafforzare un sistema di contrattazione collettiva ed eventualmente introdurre un salario minimo. Non imporremo un salario minimo politicamente, non è questo il problema. E penso che questo strumento sia un contributo a questo dibattito».

«Sono molto fiducioso che alla fine - ha concluso Schmit - il governo italiano e le parti sociali italiane raggiungeranno un buon accordo per rafforzare la contrattazione collettiva, soprattutto per coloro che non sono molto ben protetti, e alla fine arriveranno alla conclusione che potrebbe essere importante introdurre un tale sistema di salario minimo in Italia, ma dipende dal governo italiano e dalle parti sociali italiane».

Che cosa prevede l’intesa

La direttiva, spiega il Consiglio, si limita a stabilire procedure per assicurare l’adeguatezza dei salari minimi laddove esistono, a promuovere la contrattazione collettiva per stabilire i salari e ad aumentare l’accesso effettivo alla tutela del salario minimo per i lavoratori che vi hanno diritto in base al diritto nazionale.

Gli Stati membri dell’Ue che hanno salari minimi in vigore dovranno stabilire un quadro procedurale per fissare e aggiornare i salari minimi secondo una serie di criteri.

Previsti aggiornamenti periodici

Consiglio e Parlamento hanno concordato che gli aggiornamenti del salario minimo debbono avere luogo almeno una volta ogni due anni, o al massimo ogni quattro anni per i Paesi che utilizzano un meccanismo di indicizzazione automatico. Le parti sociali devono essere coinvolte nelle procedure per fissare e aggiornare i salari minimi.

Schmit: «In Italia è in corso un dibattito molto forte e ampio su come rafforzare un sistema di contrattazione collettiva nel vostro paese ed eventualmente introdurre un salario minimo. Non imporremo un salario minimo politicamente, non è questo il problema. E penso che questo strumento sia un contributo a questo dibattito». Così il commissario Ue al Lavoro, Nicolas Schmit, nella conferenza stampa sull’accordo sul salario minimo.

La ratifica dei governi nazionali

«L’accordo politico tra le istituzioni Ue sul salario minimo «è un messaggio forte e chiaro ai cittadini europei: nessuno dovrebbe trovarsi in povertà mentre lavora. Questo è lo strumento giusto per fare in modo che la povertà lavorativa appartenga al passato e corrisponde anche ai nostri obiettivi: l’economia deve essere al servizio delle persone».

Lo ha detto nella conferenza stampa di presentazione il commissario Ue al lavoro Schmit, che ha anche dichiarato di essere «molto ottimista» sulla ratifica anche da parte dei governi nazionali, ha indicato il commissario, ricordando che «una delle proposte principali emerse dalla Conferenza sul futuro dell’Europa» da parte dei cittadini «è un salario minimo adeguato nell’Ue».

«Siamo riusciti passare da uno dei principi cardine dei diritti sociali a una proposta che ora siamo molto vicini a trasformare in uno strumento efficace per garantire una migliore convergenza salariale nell’Ue - ha aggiunto -. Era un impegno fin dall’inizio di questa Commissione».

Orlando: «Prospettiva per contrasto povertà»

«L'Europa si presenta con una buona notizia ai lavori dell’Ocse a Parigi. L’ok alla direttiva sul salario minimo apre una prospettiva per contrastare il lavoro povero e per dare a tutti i lavoratori un salario dignitoso. L’Italia si è battuta per questo importante risultato che estende tutele e diritti ai lavoratori europei. Un passo importante per concretizzare l'Europa sociale e del lavoro». Così, via Facebook, il ministro del Lavoro Andrea Orlando ha commentato il via libera dell’Ue sul salario minimo.

Giorgetti: «In alcuni settori il salario minimo serve»

La notizia dell’intesa è stata commentata anche dal ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti. «L'accordo raggiunto dall’Ue sulla direttiva per il salario minimo - ha detto Giorgetti - lascia grandi margini ai Paesi membri per declinare questo principio in base alla realtà e alle caratteristiche di ogni Paese. Per esempio, noi abbiamo una contrattazione molto avanzata, anche di secondo livello e quindi, in qualche modo, questo strumento non deve penalizzare delle forme che abbiamo sperimentato con successo».

Alla domanda se ritenga che in Italia il salario minimo sia necessario, il ministro ha osservato che «in alcuni settori probabilmente serve, in altri invece credo che la attuale contrattazione garantisca già oggi degli stipendi superiori a quelli del salario minimo».

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