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Salario minimo, ecco cosa unisce e cosa divide le proposte di M5S e Pd

di Andrea Gagliardi


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2' di lettura

La legge sul salario minimo è una delle cinque misure rilanciate da Luigi Di Maio dal Blog delle stelle. Il Ddl Catalfo sul salario minimo orario è all’esame della commissione Lavoro del Senato e il 6 maggio scade il termine per la presentazione degli emendamenti. Teoricamente, il ddl doveva essere già stato esaminato dall'aula in aprile, ma i tempi della discussione in commissione non lo hanno consentito. Adesso, se ci fosse la volontà politica, il ddl potrebbe andare presto in aula. Ma c’è l’incognita della Lega, che non ha mai nascosto perplessità sul disegno di legge.

Il salario minimo M5s: 9 euro all’ora lordi
La proposta del M5s prende le mosse dal contratto di governo che al capitolo lavoro parla esplicitamente dell’introduzione «di una legge sul salario minimo orario che, per tutte le categorie di lavoratori e settori produttivi in cui la retribuzione minima non sia fissata dalla contrattazione collettiva, stabilisca che ogni ora del lavoratore non possa essere retribuita al di sotto di una certa cifra». Il ddl Catalfo fissa una retribuzione «comunque non inferiore a 9 euro all'ora al lordo degli oneri contributivi e previdenziali». Ma, a differenza di quanto previsto dal contratto di governo e dal Def, il ddl Catalfo fissa un salario minimo per tutti, contrattualizzat inclusi. Il leader M5s Luigi Di Maio ha già aperto però a modifiche, sottolineando la necessità di inserire anche «un raccordo con l’Ocse nella proposta e l’istituzione di una commissione ministeriale che includa i sindacati e gli altri attori rappresentativi, come fatto da molti altri Paesi Ue».

La proposta dem: nessuna soglia fissa
Anche il Pd ha una sua proposta. Non a caso quello del salario minimoè un tema di interlocuzione con il M5s, così come evidenziato nei giorni scorsi dal capogruppo Pd Graziano Delrio e oggi dal presidente Paolo Gentiloni. La proposta dem, primo firmatoario Tommaso Nannicini, depositata a marzo, sostituisce un precedente ddl (datato maggio 2018, primo firmatario Mauro Laus), più oneroso di quello M5s, che proponeva «un salario minimo di 9 euro orari, al netto di contributi previdenziali e assistenziali, nei settori non regolati da accordi tra datori di lavoro e organizzazioni sindacali».

Il ruolo della commissione paritetica
Il nuovo ddl, invece, non fissa alcuna soglia minima fissa. Registra che negli ambiti di attività non coperti dai contratti collettivi stipulati dalle associazioni di rappresentanza è istituito «il salario minimo di garanzia quale trattamento economico minimo che il datore di lavoro è tenuto a corrispondere al lavoratore a cui si applica la disciplina dellavoro subordinato». Ma importi e modalità di erogazione sono determinati dalla «Commissione paritetica per la rappresentanza e la contrattazione collettiva», istituita presso il CNEL e composta da diecirappresentanti dei lavoratori dipendenti, dieci rappresentanti delle imprese e dal presidente del CNEL.

I compiti
A tale Commissione è affidato il compito di definire i settori della contrattazione collettiva nazionale, con l’obiettivo di ridurne il numero; di indicare i criteri di misurazione e certificazione delle rappresen-tanze sindacali e delle imprese; di stabilire i rapporti tra i diversi livelli contrattuali in un'ottica di coordinamento, nonché il salario minimo di garanzia applicabile, ove individuati, negli ambiti di attività non coperti dacontrattazione collettiva, nonché i criteri per il suo aggiornamento».

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