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Ok del Parlamento Ue alla direttiva sul salario minimo

Obiettivo della direttiva è definire un quadro per avere salari «adeguati ed equi». Non viene indicata una retribuzione di base né si introduce un obbligo per i Paesi in cui non ci sia già

Salario minimo, ecco cosa prevede l’accordo Ue

2' di lettura

L'Europarlamento ha approvato in via definitiva la nuova legislazione sui salari minimi adeguati con 505 voti favorevoli, 92 contrari e 44 astensioni (votazione finale su accordo in prima lettura). Il Consiglio dovrebbe approvare formalmente l’accordo a settembre, dopodiché il testo sarà legge.

I Paesi Ue disporranno di due anni di tempo per conformarsi alla direttiva. Nel dispositivo di legge viene stabilito che il salario minimo deve sempre garantire un tenore di vita dignitoso, le norme Ue rispetteranno le pratiche nazionali di fissazione dei salari e sarà rafforzata la contrattazione collettiva nei paesi in cui è coinvolto meno dell’80% dei lavoratori. Ai lavoratori e ai loro rappresentanti viene garantito il diritto al ricorso in caso di violazione delle norme.

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Il salario minimo in Europa

In 21 su 27 Paesi dell’Unione sono previste oggi retribuzioni minime nazionali di diverso importo. Secondo i dati Eurostat si va dai 332 euro della Bulgaria fino a un massimo di 2.257 euro in Lussemburgo. Il “minimum wage” non supera la quota dei mille euro in 13 Paesi (Est, Baltici, Grecia, Portogallo) e resta fra mille e 1.500 in due Stati (Slovenia e Spagna). Dalla ratifica gli Stati membri avranno due anni per recepire la direttiva con un atto nazionale.

II compromesso

«Apriamo un nuovo capitolo nella storia della politica sociale europea», ha affermato il relatore Dennis Radtke (Ppe) nel dibattito al Pe. «Per la prima volta in una normativa europea siamo riusciti a inserire una tutela dei contratti collettivi, il diritto di condurre contratti e negoziati collettivi» tutelando quindi anche «i diritti dei membri del sindacato».

«L’inverno che sarà molto duro e spesso alcune persone dovranno scegliere tra scaldarsi e mangiare. Non possiamo consentire che succeda - ha detto la relatrice Agnes Jongerius (S&D) -. Vogliamo un salario dignitoso che tenga conto dell’inflazione». Di «momento storico per l’Europa sociale», ha parlato anche il commissario Ue al lavoro Nicolas Schmit. «L’aumento del costo di vita colpisce milioni di nuclei familiari in Europa e quindi salari minimi adeguati sono più importanti che mai». La direttiva al voto è «un buon compromesso, equilibrato», portando a «una maggiore e migliore convergenza sociale tra gli Stati membri». «Nessuno Stato membro può essere obbligato a introdurre un salario minimo legale - ha sottolineato -, la direttiva rispetterà pienamente l’autonomia delle parti sociali, le specificità dei sistemi nazionali e le competenze nazionali».

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