Confcommercio

Salasso sui rifiuti: boom della Tari dal 2010 (+76%) e nel Lazio si paga il doppio del Molise

Continua ad aumentare la tassa rifiuti per cittadini e imprese: nel 2018 è arrivata complessivamente a 9,5 miliardi di euro con un incremento, dal 2010, del 76% (+4,1 miliardi di euro)

di Marzio Bartoloni


Fisco: Tari cresce in 4 citta' su 10, picchi del 36%

3' di lettura

La Tari è sempre più sinonimo di salasso e spesso chi paga il conto più salato è quello che in cambio ottiene il servizio peggiore: il caso della Capitale (il Lazio è la Regione con la tassa sui rifiuti più alta; 261 euro pro capite) è eclatante. Secondo uno studio appena pubblicato da Confocommercio la spesa di imprese e cittadini per pagare la Tari è cresciuta senza sosta, quasi raddoppiando (+76%) dal 2010 con i servizi di raccolta che restano però per molti comuni al di sotto della sufficienza.

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L’Osservatorio tasse locali di Confcommercio calcola che la Tari vale ormai 9,5 miliardi (nel 2018), in aumento del 2,15% rispetto al 2017 ma del 76% rispetto alla spesa per la tassa sui rifiuti nel 2010 quando era di 5,4 miliardi (+4,1 miliardi). Confcommercio parla di un aumento generalizzato anche per la Tari pro-capite con il valore più elevato nel Lazio (261 euro, +7% sul 2017), e il più basso in Molise (130 euro). «A fronte di costi sempre più alti - scrive l'associazione dei commercianti - calano livello e quantità dei servizi offerti dalle amministrazioni locali: solo 5 Regioni (Emilia Romagna, Lombardia, Marche, Piemonte e Veneto) si collocano sopra il livello di sufficienza». Il Lazio si ferma a una votazione di 3,2. Il Piemonte ha il voto più alto: 7,8. «A quasi tutte le categorie merceologiche - si legge - si continuano ad applicare coefficienti tariffari in crescita».

Tra le attività che pagano di più ci sono - spiega la Confcommercio - ortofrutta, fiorai e pescherie con 24,3 euro al metro quadro (+2,8%), seguite dai banchi del mercato con vendita alimentare (21,3 euro al metro, in calo del 6%) e dai ristoranti e pizzerie (20,5). Proprio queste ultime attività hanno registrato l’aumento di spesa più consistente (+5,2%). Dopo il Lazio la spesa pro capite media regionale più alta è in Sardegna (254 euro ma in calo del 3,3%) e in Campania (250,9, stabile). L’incremento più elevato sul 2017 è in Umbria (+8,5% a 240,8 euro) mentre in Sicilia con un +8% si sfiorano i 200 euro medi (199,8). Le regioni ampiamente sopra la sufficienza nel servizio di raccolta dei rifiuti insieme al Piemonte (7,8) sono invece la Lombardia (7,4), l’Emilia Romagna (7,2) e il Veneto (7,2) mentre il voto peggiore lo registra la Basilicata (2) seguita dalla Calabria (2,4) e il Molise (3) mentre il Lazio (3,2) ha il quarto peggior risultato.

Per Patrizia Di Dio, membro di Giunta di Confcommercio con delega all'ambiente, la proposta è quella di «avviare con urgenza azioni concrete affinché si limiti la libertà finora concessa ai Comuni di poter determinare il costo dei piani finanziari includendo voci di costo improprie, come i costi del personale, vincolando gli enti locali al rispetto di norme di legge come quella che li obbliga a tenere conto dei fabbisogni. Un servizio efficiente di raccolta e gestione dei rifiuti urbani - dice - non può che portare benefici all'ambiente, ma anche a quell’irrinunciabile esigenza di decoro, di immagine e di igiene pubblica che dovrebbe caratterizzare normalmente le nostre città. Invece, da anni, registriamo situazioni critiche specialmente in molte città del Sud. Pretendere un servizio adeguato - conclude - non è solo un'azione a tutela delle imprese ma anche e soprattutto un'azione a tutela di tutti i cittadini e della loro salute. Una città libera dai rifiuti, decorosa e pulita non può che accrescere quel senso civico che invece si sta perdendo e che rischia di alimentare una pericolosissima deriva culturale».

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