in vista del referendum di aprile

Sale la contrarietà ai comizi pro Erdogan dei ministri turchi in Europa

di Vittorio Da Rold


default onloading pic
Simpatizzanti di Geert Wilders in Olanda chiedono che il ministro turco Cavusoglu stia fuori dal paese

4' di lettura

Sale la febbre anti-comizi pro Erdogan dei ministri turchi del partito filosilamico Akp in Europa. Niente di coordinato o di programmato, ma un comune sentire di fastidio e insofferenza da parte di vari governi Ue verso una sempre maggiore invadenza del governo turco e della sua volontà di vincere ad ogni costo un referendum sul presidenzialismo in Turchia che sconvolgerà per anni i già fragili equilibri democratici del paese sul Bosforo.

«Vogliamo fare di tutto affinché i problemi e i conflitti interni turchi non siano esportati qui in Germania», ha detto Angela Merkel al Bundestag dando un segnale forte ad Ankara di non superare una “linea rossa” nei comportamenti politici con gli alleati europei e della Nato . La cancelliera ha anche rispedito al mittente, cioè al leader turco Recep Tayyip Erdogan, le pesanti accuse secondo cui i tedeschi sarebbero « ancora nazisti», sottolineato che confronti storici del genere «non sono degni» di un partner dell’Alleanza Atlantica. Insomma basta lanciare accuse infamanti e subito dopo chiedere rispetto e tolleranza.

In realtà più prosaicamente in palio ci sono i voti dei cinque milioni di turchi residenti in Germania, molti dei quali di etnia curda e spesso contrari ad Erdogan. Quei voti per Edogan contano parecchio, e del resto non sono pochi, e potrebbero risultare decisivi al momento di contare i sì nelle urne. Forse è anche per questo che Ankara giovedì ha nuovamente attaccato il governo di coalizione di Berlino, rimproverandogli la volontà di interferire sul prossimo referendum presidenziale di aprile. Anche Angela Merkel è dovuta tornata sullo scontro fra i due Paesi, dicendo parole decise soprattutto sui confronti della Repubblica federale tedesca di oggi coi tempi del nazismo: inammissibili e indegni, li ha bollati. La cancelliera ha però anche sottolineato l'importanza di una normalizzazione dei rapporti, e ha ribadito quanto sia decisivo il patto tra la Turchia e la Ue che ha fermato i profughi siriani in Turchia bloccando l’anno scorso la pista balcanica al confini greco-macedone nel piccolo centro agricolo di Idomeni.

C'è quindi molta buona volontà, a Berlino, per gettare acqua sul fuoco delle polemiche, anche se il ministro degli Esteri di Ankara, Cavusoglu, non ha ritirato le sue offese e ha di nuovo lanciato il guanto di sfida. Anzi, non potendo tornare indietro, le ha rilanciate, dando del «nazista» al populista olandese Geert Wilders tornando a parlare della Seconda guerra mondiale ma glissando sulle marcate simpatie con le forze dell’Asse del governo turco dell’epoca prima del conflitto mondiale.
I paragoni col nazismo «non possono essere giustificati neppure con la campagna elettorale - ha aggiunto la Merkel, definendo il referendum quanto meno “problematico” . Il dibattito al Parlamento tedesco è stato segnato dallo scontro con Ankara. Il parlamentare verde Cem Ozdemir, turco-tedesco, ha
fatto un appello ai turchi in Germania, perché votino contro la riforma presidenziale che darà poteri molto rilevanti al presidente della repubblica trasformando la Turchia da democrazia parlamentare in presidenzialista. Particolare anche l'intervento iniziale del presidente del Bundestag, Norbert Lammert, che ha avviato i lavori mettendo in guardia la Turchia da uno «sviluppo progressivo verso uno stato autocratico». «Uno stato del genere
si allontana sempre di più dall'Europa e dai suoi standard democratici».

Intanto il premier turco, Binali Yildrim, del partito di maggioranz arelativa e filoislamico Akp, ha accusato Berlino di aver preso posizione sul referendum, «un grave errore», ha affermto. Mentre parlando con diversi media, il suo ministro degli Esteri ha affermato: «Sappiamo che il nazismo che è un tema sensibile in Germania - ha detto alla Deutsche Welle - ma alcuni sviluppi, alcune tendenze in Europa, e quello che è successo ultimamente, davvero ricordano l'atmosfera del periodo precedente alla seconda guerra mondiale». Affermazioni che non sembrano voler abbassare i toni della polemica.

L’Austria chiede un coordinamento Ue

A inizio settimana anche l'Austria ha preso l'iniziativa di chiedere ai 28 partner europei di prendere una posizione comune sui comizi pro-Erdogan in Europa. Il cancelliere socialdemocratico austriaco Christian Kern, preoccupato per l'ordine pubblico a Vienna dove vive una rilevante comunità turca, aveva proposto di discutere su un divieto a livello Ue dei permessi da concedere ai politici turchi, così da evitare pressioni su singolui paesi da parte di Ankara. Kern, in calo di popolarità rispetto ai liberal-nazionalisti di Norbert Hofer, ha anche chiesto di congelare i piani di adesione con Ankara e di bloccare l’erogazione di 4,5 miliardi di euro in aiuti programmati da qui al 2020 per la questione dei migranti. Vienna ha voluto anche ricordare il clamoroso caso dell'arresto ad Ankara del giornalista turco-tedesco Deniz Yücel, corrispondente di Die Welt, ancora in carcere.

Nubi anche nella tollerante Olanda

Anche in Olanda tira un aria di insofferenza verso i politici turchi in missione speciale in Europa per il referendum di aprile sul presidenzialismo. Il primo ministro dei Paesi Bassi, Mark Rutte, solitamente molto tollerante ha affermato: «Il suolo olandese non è il luogo più adatto per tenere comizi di politici di altri Paesi», Una chiara allusiione ad Erdogan. La tensione politica interna si spiega con il fatto che mercoledì prossimo nei Paesi Bassi si terranno le elezioni politiche per il rinnovo del Parlamento, una consultazione dove il leader del «partito della libertà», il populista Geert Wilders è in vantaggionei sondaggi, Wilders ha rincarato subito la dose protestando contro l'arrivo in Olanda del ministro degli esteri turco e accusando Rutte di «debolezza verso il regime» di Ankara. Il ministro turco ha alla fine dovuto cancellare il suo comizio previsto a Rotterdam.

Svizzera senza divieti, ma gli hotel cancellano gli eventi

In Svizzera il governo federale, competente per le ragioni di sicurezza nazionale, non ha manifestato nessuna contrarietà ufficiale al fatto che domenica il ministro degli Esteri turco Cavusoglu possa tenere dei comizi a Zurigo in relazione al refrendum costituzionale in Turchia. Ma gli alberghi della città svizzera dove avrebbero dovuto tenersi i comizi politici in questione hanno cancellato ogni evento.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...