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Salento inaspettato tra arte, bio resort e locali sciantosi

Nuotate in angoli segreti, locali sofisticati, nuovi hotel e masserie che preservano l’anima del territorio ma sono rinfrescati dallo sguardo (e dagli investimenti) dei nuovi proprietari, spesso stranieri: indirizzi ed esperienze per riscoprire la regione al volgere dell’estate

di Luca Bergamin

Le Marine di Melendugno sono cinque: Torre Specchia Ruggeri, San Foca, Roca, Torre dell'Orso e Sant'Andrea

4' di lettura

Ha gli occhi orientali di Barbara De Matteis il buongiorno salentino. Alla Cotognata Leccese, accanto al Castello Carlo V, la proprietaria di questa pasticceria, che ha conquistato anche Ferzan Özpetek tanto da essere presente con piccole parti nei film del regista turco-italiano, fa scivolare delicatamente davanti agli occhi un caffè con ghiaccio e sciroppo di mandorla, accompagnandolo con un pasticciotto alla crema e un lingotto zuccherato alla mela cotogna che risveglia anche il più amaro dei sensi.

Lecce fra rinnovamento e ritorni

Eppure è mattina molto presto, la città del Barocco arrivato con un secolo di ritardo da Napoli allo sposalizio, riuscito benissimo, con la pietra locale color miele, docile e sensibile, sonnecchia ancora un po’, perciò è l’ora giusta per essere spettatori privilegiati del lifting miracoloso compiuto dal Bonus facciate: a Lecce ha tolto decenni di vetuste rughe e vistose crepe ai palazzi nobiliari più ridondanti che fanno il girotondo a piazza S. Oronzo e piazza del Duomo. Ci si imbatte così in una coppia di viaggiatori francesi: fanno a gara a indicarsi l’un l’altro i delfini e le sirene, che si fanno volentieri trovare, tra ghirlande di fiori e conchiglie, scolpiti su frontoni, colonne, architravi.

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Questa, infatti, è una città di terra e al tempo stesso di mare, oltre che di agrumeti resilienti ed esotici giardini come Villa Reale, che fu progettata dal land architect Pietro Porcinai quando era studente. Sotto la buganvillea flamboyant della sua recinzione non si può rinunciare all’invito di montare sopra una Renault 4 un po’ sartriana, anche per i tanti libri accatastati sul sedile, per un primo bagno a San Cataldo, la Marina che sta rivivendo un’ebbra giovinezza attorno al Lido Turrisi, dopo tante estati impolverate: la gentilezza dei salentini e la loro passione per le automobili vintage sono così verginali da non potersi ignorare in tutto questo estremo lembo a sud est, dove le terre e i mari sono plurali.

Castle Elvira (foto di Luca Bergamin)

Uliveti, arte e caffè in piscina a Castle Elvira

Il Salento ti predispone a uno stato d’animo di immanenza e sorpresa continui. Ecco, dunque, che tra Trepuzzi e Campi Salentina, dopo essersi innamorati dei sensuali angioletti un po’ in bilico sulla facciata della Chiesa di Santa Maria delle Grazie, si finisce catapultati dentro un uliveto un po’ metafisico pur di comprendere se sia reale quel Castle Elvira, da pronunciarsi all’inglese come i suoi nuovi proprietari Harvey B-Brown e Steve Riseley: sono loro ad aver acquistato questa copia autentica della Santarella di Edoardo Scarpetta al Vomero, fatta erigere da una coppia di possidenti partenopei per la figlia, che però sarebbe poi venuta a mancare precocemente dopo aver mangiato funghi tossici cresciuti proprio nel suo parco. A Castle Elvira, adesso, tra gazebo imbanditi e opere di arte, si pedala tra agavi gigantesche, si fa il bagno nella piscina dove sono state collocate sedute in pietra per prendere il caffè nell’acqua.

Harvey, memore dei suoi anni trascorsi da regista a Bollywood, mette a disposizione degli ospiti alcuni risciò e nella cisterna ha predisposto una sala proiezione, così come nelle stanze compare un ritratto di Elvis Presley con le orecchie da playmate: però l’architettura della torre colombaia e della masseria non è per nulla dissacrante.

Suore a colazione nei Bastioni di Otranto (foto: Luca Bergamin)

Britannici e australiani firmano il recupero di gloriosi edifici

Anche se a volte discussa - ma monta una perenne diatriba anche quando si balla la taranta fuori dalla Grecìa Salentina, dove il prossimo 27 agosto si terrà, a Melpignano, l’ormai classico concertone -, la presenza dei forestieri e degli stranieri sta portando a una rivalutazione edilizia e una presa di coscienza estetica che fa sicuramente bene. Così, il Monastero Francescano di Santa Maria di Costantinopoli in quella meraviglia merlata che è Marittima - in quasi ogni giardino c’è un’araucaria svettante e davanti a ogni casa una barca ormeggiata - è risorto grazie al barone Alistair McAlpine, che fu fido scudiero di Margaret Thatcher. Mentre l’australiano Rob Potter-Sanders ha restituito vigore alla Masseria Trapanà, che aveva languito per due secoli tutta sola a nord di Lecce, pur rispettando lo stile locale.

La corte del Castello di Ugento

Certo, l’anima non si può trapiantare: forse per questo, quando si entra nel Castello di Ugento e si rivolge lo sguardo ai soffitti affrescati resuscitati, come tutta la struttura normanna, da Massimo Fasanella d’Amore di Ruffano e dalla compagna Diana Bianchi, si tira un profondo sospiro di sollievo. Così come dormendo nella torre del grano tra i campi di lavanda e aloe del Naturalis Bio Resort di Martano e gustando i piatti creati con le verdure dell’orto dallo chef Francesco Paladino, si è invasi da una sensazione di benessere.

Il Seno di Acquaviva (foto: Luca Bergamin)

I luoghi perfetti per un tuffo...

Sopraggiunge, questa catartica sospensione dei sensi, anche nuotando lenti nel Seno di Acquaviva in cui la costa di dolomia fa entrare l’Adriatico, lì così fresco, e ad Andrano, dove i pesci coloratissimi guizzano volentieri tra le gambe davanti alla Grotta Verde. Tributa gioia e gloria anche salire sulla scalinata panoramica della Torre dell’Alto per vedere Porto Selvaggio dall’alto, su quella sgretolata della Masseria Cippano davanti a Torre S. Emiliano, calarsi nell’azzurro cangiante di Lido Pizzo e farsi tramortire dal giallo del tramonto a Mancaversa, sfidando i ragazzini ai tuffi più alti dalla falesia del Ciolo o ai cento metri stile libero nella piscina naturale curvante di Marina Serra.

La corte dell’Agri Bio Relais di Filippo de Raho a Novoli (foto: Luca Bergamin)

...e per l’aperitivo

È ormai l’ora dell’aperitivo al 300mila Lounge Bar di Lecce, sciantoso e chic, a due passi da piazza Mazzini che pullula di boutique e gallerie di arte. Il cielo si fa rosa, bisogna salire con UP! sul tetto del Campanile del Duomo per aspirare lo scirocco del Barocco tutto d'un fiato. Poi, magari al volante di una 500 d’antan, si raggiunge l’Agri Bio Relais a Villa Convento: si alza una sbarra, si superano i binari del treno, si oltrepassa l’oliveto, si parcheggia nella piantagione di opunzia. Filippo de Raho ha apparecchiato nell’agrumeto della corte quadrangolare che apparteneva ai suoi avi in quello che è forse il luogo più genuino e autentico, oggi, in Salento.

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