Società italiana di psichiatria (Sip)

Salgono i ricoveri (92mila), calano medici e operatori (-10%)

Anche se esempi di “buone pratiche” sul territorio ci sono, manca il confronto fra gli organismi decisionali, esperti e le istituzioni, che potrebbero cambiare la rotta della psichiatria italiana

di Francesca Cerati

(Marka)

3' di lettura

Il “quadro clinico” della psichiatria italiana è (quasi) in fase terminale. Ci sono meno medici e personale specializzato (infermieri e tecnici della riabilitazione) e più pazienti con distrurbi mentali. A dirlo sono i numeri: solo nel 2017 vi sono stati 92mila ricoveri in strutture specialistiche e 600mila gli accessi al pronto soccorso (contro i circa 576 mila del 2016) per patologie psichiatriche. I professionisti sono passati da 62,4 nel 2016 per 100mila abitanti a 56,6 nel 2017, circa 600 psichiatri in meno in un solo anno in Italia.

Anche se esempi di “buone pratiche” sul territorio ci sono, manca tuttavia il confronto fra gli organismi decisionali, esperti e le istituzioni, che potrebbero cambiare la rotta della psichiatria italiana. A farne le spese sono i pazienti e le loro famiglie costretti a subire il ritardo anche della presa in carico da parte dei Centri di salute mentale, con ridotta apertura oraria, attivi solo in poche Regioni per 12 ore al giorno 5 giorni al settimana come invece era previsto dai Progetti Obiettivi Tutela della Salute Mentale del 1994-1996 e 1998-2000, con una conseguente diminuzione delle prestazioni e una dilatazione temporale, anche di 45 giorni, fra un controllo e il successivo.

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Benché la situazione sia grave, le possibilità per “risanare” queste criticità ci sarebbero: tornare a potenziare i servizi territoriali al fine di intercettare il disturbo psichiatrico prima che divenga cronico, investire in percorsi di cura efficaci basandosi sui trattamenti con le innovazioni tecnologiche farmacologiche e psicosociali basate sulle evidenze scientifiche (evidence based medicine).

«La psichiatria italiana – dichiara Enrico Zanalda, presidente della Società italiana di psichiatria (Sip) e direttore del dipartimento di Salute mentale dell’Asl Torino 3 – soffre innanzitutto della riduzione del numero di operatori per 100.000 abitanti, passato da 62,4 nel 2016 a 56,6 nel 2017, con una mancanza prevalente di psichiatri, psicologi e infermieri che ricade anche sulla potenziale inefficienza dei servizi, dal ritardo della presa in carico dei pazienti da parte dei Centri di Salute mentale, all’attesa nell’erogazione delle necessarie prestazioni, a fronte di un aumentato numero di pazienti con disturbi mentali, saliti a quasi 852.000 nel 2017 contro gli 807mila del 2016, con un aggravamento della complessità delle problematiche».

A ciò si aggiunge la grave disomogeneità nell’erogazione dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) in salute mentale e, dunque, il raggiungimento di standard di qualità confrontabili nelle varie realtà regionali, come dimostrano i report annuali del Servizio informatico della salute mentale (Sism) pubblicati dal ministero della Salute negli ultimi tre anni. «Non deve stupire -continua Zanalda - la notevole eterogeneità a livello delle Regioni, relativamente alle prestazioni erogate e al personale disponibile, che evidenziano una disparità di trattamento e di accesso agli interventi per le persone con problemi di salute mentale e per le loro famiglie per il diverso investimento nelle risorse».

La Sip, in occasione della prossima Giornata Mondiale della Salute mentale che si tiene il 10 ottobre auspica modelli organizzativi e terapeutici moderni, Centri di Salute mentale ben attrezzati con personale formato e fortemente radicati nelle comunità, una maggiore integrazione con i servizi sociali e sanitari per promuovere inclusione e cittadinanza; la riallocazione delle risorse dalla residenzialità di lungo periodo verso la domiciliarità; progetti di cura personalizzati con tecnologie avanzate sia farmacologiche che psicosociali al fine di perseguire l'autonomia e la recovery dei pazienti che potrebbero così giungere all'integrazione lavorativa e sociale, divenendo una risorsa e dando lotta allo stigma che ancora aleggia attorno alle malattie e ai disturbi mentali.

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