costruzioni

Salini-Impregilo e Cdp verso l’intesa, Costamagna in pole per la presidenza

di Laura Galvagni, Alessandro Graziani

3' di lettura

L’accordo di massima tra Cdp e Salini Impregilo sulla governance del maxipolo delle costruzioni e delle infrastrutture sarebbe vicino. Tanto che potrebbe essere sciolta in tempi rapidi la riserva su uno dei tasselli chiave dell’impianto: il futuro candidato alla presidenza. A riguardo nelle settimane scorse sono circolati diversi nomi ma nelle ultime ore avrebbe preso forza un’ipotesi che sembrerebbe raccogliere il favore delle parti in gioco: secondo fonti de Il Sole 24 Ore l’idea sarebbe di offrire il timone a Claudio Costamagna, ex presidente di Salini Impregilo e poi della Cassa Depositi.

Un nome di garanzia, dunque, per entrambi i grandi soci di Progetto Italia, che avrebbe già ricevuto anche il gradimento dal mondo delle Fondazioni che sono azioniste di minoranza della Cassa Depositi e Prestiti. Costamagna, banchiere d’affari di lungo corso formatosi alla direzione corporate di Montedison, è stato poi per anni al vertice di Goldman Sachs in Europa dove ha lavorato insieme a Massimo Tononi, che l’anno scorso è subentrato alla presidenza di Cdp. In Cassa Depositi, Costamagna aveva come cfo Fabrizio Palermo che nel frattempo è diventato amministratore delegato di Cdp.

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A questo si somma un solido rapporto di fiducia tra Costamagna e Salini. Sulla carta, dunque, questa potrebbe essere la figura ideale da candidare per sciogliere uno dei nodi che hanno complicato la trattativa, tanto più considerato che il tempo ormai stringe. Il 19 giugno va infatti presentato il piano di salvataggio di Astaldi al Tribunale di Roma. Ecco perché oltre i dettagli finanziari devono essere ben chiari anche gli equilibri di comando. In proposito fonti vicine alla Cdp precisano: «Stiamo valutando un’operazione che punti al consolidamento del settore e che passi da un sistema di governance trasparente e condiviso: a questo riguardo ogni ipotesi sui nomi dei componenti del consiglio e al momento senza fondamento».

Stando alle indiscrezioni raccolte, peraltro, la governance del nuovo gruppo Salini Impregilo - che dopo il salvataggio di Astaldi sembra destinato ad accorpare altre realtà in crisi e potenzialmente anche aziende più sane - prevederebbe che la Cassa nomini quattro consiglieri di amministrazione. Allo stesso modo, risulta che l’ad del gruppo resterà Pietro Salini mentre Massimo Ferrari sarà confermato general manager. Nel corso del negoziato, era stato ipotizzato di nominare un cfo esterno scelto da Cdp. Ma il tema pare tramontato, anche per non limitare le deleghe di Ferrari che - secondo le parti sedute al tavolo della trattativa - fin qui ha ben operato.

In questo contesto, gli advisor sono al lavoro per definire i contorni dell’operazione nei suoi contenuti finanziari. Allo stato si sta ragionando sull’ipotesi che Salini Impregilo promuova un rafforzamento di capitale di 600 milioni di euro. Di questi, circa la metà sarebbero a carico della Cassa. Sull’ammontare definitivo dell’iniezione di liquidità ci sono verifiche ancora in corso e la somma potrebbe essere in prospettiva passibile di modifiche. Molto dipenderà dal perimetro definitivo di Progetto Italia. E in quest’ottica tra i soggetti da coinvolgere nel nuovo polo ci sarebbero oltre ad Astaldi, potenzialmente Condotte, Pizzarotti e Vianini. L’intera operazione dovrebbe poi ricevere il supporto delle banche.

La scorsa settimana, il general manager di Salini Impregilo, Ferrari, ha spiegato in un’intervista a Il Sole 24 Ore, che si parla di una cifra di «700 milioni che saranno forniti da un pool di banche prevalentemente italiane, ma anche estere. Tra nuove linee di credito e mantenimento di quelle attuali calcoliamo circa 300-400 milioni, di cui la metà serviranno per la ricapitalizzazione di Astaldi. Sono previste, inoltre, linee di back up per 200-300 milioni da attivare sono in situazioni di emergenza, ma che rappresentano anche per le agenzie di rating un elemento di continuità». L’intero riassetto prevede anche della garanzie. E in questo scenario potrebbe scendere in campo anche la Sace. Come sottolineato da Ferrari «Salini possiede già un plafond di 5-6 miliardi di garanzie ma l’obiettivo è aumentarlo di un altro miliardo per nuove commesse in Canada».

Insomma c’è ancora parecchio lavoro da fare sul fronte finanziario. Tanto più considerato che le parti sono impegnate a definire il giusto equilibrio anche sul ponte di comando, passaggio che deve fornire all’azionista pubblico sufficienti garanzie sul fatto che l’investimento promuova realmente il rilancio e il salvataggio del settore costruzioni e al contempo si muova all’interno di regole di governance compatibili con le best practices internazionali.

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