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Salvini e Berlusconi: pronti al voto in autunno. Oltre mille sindaci pro-Draghi. Oggi pomeriggio assemblea M5s

I leader di Lega e Fi si sono incontrati a villa Certosa in Sardegna. D’Incà chiede una tregua tra Conte e il premier

Il «partito» del Pil: «Resti Draghi whatever it takes»

3' di lettura

L’aut aut di Conte -che esige «risposte chiare», o il M5s non potrà più «condividere una responsabilità diretta di governo»- avvicina sempre più la possibilità delle dimissioni irrevocabili di Draghi e delle elezioni anticipate. Anche perché anche Lega e Forza Italia sembrano spingere per il voto. Intanto è stata sospesa e rinviata a lunedì pomeriggio l’assemblea dei parlamentari del M5s. Resta la divisione tra l’ala degli ortodossi che condivide l’ultimatum di Conte a Draghi (“Risposte sui nostri 9 punti o non assumeremo responsabilità nel governo”) e i governisti che tornano a chiedere una tregua tra il capo del Movimento e il presidente del Consiglio in vista dell’intervento di Draghi mercoledì al Senato.

La stragrande maggioranza dei parlamentari del Movimento 5 Stelle ad ogni modo si sarebbe espressa a favore della linea del presidente Giuseppe Conte, durante l’assemblea congiunta. Solo una quindicina, infatti, riferiscono fonti stellate vicine ai vertici, sono gli eletti intervenuti a favore di un voto della fiducia a tutti i costi, su oltre 60 interventi.

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D’Incà a assemblea M5s, serve tregua fra Conte e Draghi

Nel suo intervento, a quanto si apprende, il ministro Federico D’Incà (ala governista) ha chiesto una tregua per non mettere in difficoltà l’esecuzione delle riforme collegate al Pnrr e i progetti collegati, per il bene del Paese. D’Incà ha fatto inoltre riferimento alle difficoltà che ci sarebbero nel campo progressista in caso di voto anticipato.

Berlusconi-Salvini: pronti al voto, M5s inaffidabili

Un’ipotesi quest’ultima adombrata come reale da Salvini e Berlusconi che si sono incontrati a villa Certosa in Sardegna nella residenza estiva del leader di Fi. «Le nuove dichiarazioni di Giuseppe Conte - contraddistinte da ultimatum e minacce - confermano la rottura di quel “patto di fiducia” richiamato giovedì dal Presidente Mario Draghi e alla base delle sue dimissioni» si legge in una nota congiunta di Berlusconi e Salvini al termine del colloquio. I leader di FI e Lega «con il consueto senso di responsabilità, hanno dunque concordato di attendere l’evoluzione della situazione politica, pronti comunque a sottoporsi anche a brevissima scadenza al giudizio dei cittadini». E confermano «che sia da escludere la possibilità di governare ulteriormente con i 5 stelle per la loro incompetenza e la loro inaffidabilità»

Sindaci a sostegno Draghi, superata quota 1.000

Intanto cresce il pressing di sindaci e imprenditori perché Draghi resti premier «whatever it takes» e porti l’Italia al voto solo alla scadenza naturale della primavera 2023. Ha superato quota 1.000 il numero dei sindaci firmatari della lettera aperta per chiedere a Mario Draghi di restare al governo. Lo fa sapere il primo cittadino di Torino, Stefano Lo Russo, tra i coordinatori dell’iniziativa con il sindaco di Firenze Dario Nardella insieme a quelli di Venezia, Milano, Genova, Bari, Bergamo, Pesaro, Asti, Ravenna, Roma. «Noi Sindaci - così nella lettera -, chiamati ogni giorno alla difficile gestione e risoluzione dei problemi che affliggono i nostri cittadini, chiediamo a Mario Draghi di andare avanti e spiegare al Parlamento le buoni ragioni che impongono di proseguire l’azione di governo. Ora più che mai abbiamo bisogno di stabilità».

Meloni: uso scorretto delle istituzioni

Un’iniziativa che non è piaciuta alla leader di Fdi Giorgia Meloni, che è partita all’attacco: «Mi chiedo se sia corretto che questi sindaci e governatori che rappresentano tutti i cittadini che amministrano, anche quelli che la pensano diversamente, usino le Istituzioni così, senza pudore, come se fossero sezioni di partito. La mancanza di regole e di buonsenso nella classe dirigente in Italia comincia a fare paura». A lei ha replicato il sindaco Nardella, facendole notare che «tra i firmatari ci sono moltissimi esponenti di centrodestra».

Financial Times: Italia ha ancora bisogno di Draghi

Ma il pressing è anche della stampa internazionale. «’L’Italia ha ancora bisogno di Mario Draghi». Titola così, inequivocabile, il Financial Times. Aggiungendo che «era inevitabile che la rara stabilità portata alla politica italiana da Mario Draghi non sarebbe durata» e ricordando che «la tensione che ribolliva da mesi all’interno della coalizione di governo italiana è alla fine traboccata» con lo strappo dei Cinque Stelle. «L’Italia è ora in crisi politica», scrive il giornale sottolineando che «è il momento peggiore». E annunciando che «questa settimana sarà cruciale, e non solo per l’Italia». Per il Financial Times «la prospettiva migliore è che Draghi continui a essere presidente del Consiglio il più a lungo possibile».

Premier in silenzio, lunedì in Algeria

Ma al momento per palazzo Chigi le cose sembra non cambino. Il premier Mario Draghi resta in silenzio, segue l'evoluzione informato sia del dibattito politico in corso sia dei numerosi «appelli che vengono dal Paese reale». Lunedì il presidente del Consiglio sarà in Algeria per firmare una serie di «importanti accordi» andando avanti con «il consueto pragmatismo».


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