editoria

Salone del Libro, a Torino l’associazione di creditori in corsa per il marchio

di Filomena Greco


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(Ansa)

3' di lettura

Sarà un’associazione no profit a concorrere per acquistare il marchio del Salone del libro, è stata costituita da qualche giorno e per ora ne fanno parte otto società, fornitori storici della kermesse letteraria di Torino che ha una storia ultratrentennale. A presiederla in qualità di presidente sarà Silvio Viale, responsabile della Eventi 3. «Ora la priorità è mettere in sicurezza il marchio, ma stiamo già pensando al futuro del Salone e all’organizzazione della edizione di maggio». A finanziare l’asta saranno materialmente i fondi messi a disposizione da Fondazione Crt (200mila euro) e Compagnia di San Paolo (400mila euro).

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Mancano pochi giorni all’apertura delle buste con le offerte per il marchio – base d’asta 355mila euro – e gli asset – 117mila euro –, l’appuntamento è in calendario il 24 dicembre alle 9,30 del mattino. Ora tocca fare in fretta per preparare l’offerta e mettere a punto le questioni più urgenti. La prima, quella dei fondi, fa capo alle due fondazioni bancarie che si erano dette disponibili a garantire un aiuto per acquisire il brand. «Vogliamo contribuire a mettere in sicurezza il futuro del Salone – dice il presidente della Fondazione Crt Giovanni Quaglia –ma non entreremo materialmente nella organizzazione dell’evento».

Difficile valutare allo stato dell’arte come e se il sostegno delle Fondazioni sarà in qualche maniera strutturale anche in futuro. Quello che è certo, aggiunge Quaglia, «è che come Acri, Associazione delle Fondazioni di origine bancaria del Piemonte, in accordo con l’Ufficio scolastico regionale, continueremo a sostenere il progetto “Adotta uno scrittore” che storicamente aiuta i ragazzi delle scuole piemontesi a incontrare gli scrittori del momento». Di più, per ora, non si può ipotizzare.

Ma come sarà la futura organizzazione del Salone? «Per prima cosa – spiega Viale – ad asta conclusa faremo un accordo, credo una convenzione, con il Circolo dei Lettori per affidare loro il lavoro sui contenuti culturali e il calendario degli eventi, a cui stanno già lavorando, poi servirà concentrare le energie per organizzare il Salone di maggio, avremo meno di cinque mesi per farlo». Il punto fermo del modello di business del futuro Salone è che l’organizzazione è in capo ai privati, mentre la parte culturale resta la prerogativa del Circolo dei lettori e dunque della parte pubblica. Che, come le Fondazioni bancarie, in questa fase resta un passo indietro: Regione Piemonte e Comune di Torino non entrano nell’associazione, lavorano al Salone attraverso il Circolo dei lettori.

Questa la soluzione al momento, anche se servirà irrobustire il sistema di collaborazioni e convenzioni in campo, chiarire quali saranno le partite economiche e come saranno impiegati i fondi pubblici destinati alla manifestazione. Per non parlare poi del tema dei debiti della Fondazione del Libro in liquidazione, oltre 10 milioni, oltre la metà verso fornitori privati. «La nostra ferma volontà – sottolinea Viale – è di cercare forme di tutela verso i fornitori, vogliamo essere inclusivi, l’operazione dovrà coinvolgere tutti i creditori chirografari». Al momento sono in otto e nell’associazione non sono entrati i francesi di GL Events, la società che gestisce e affitta al Salone gli spazi del Lingotto.

Il know-how organizzativo e tecnico non manca, dice Viale, che avrà accanto come vicepresidente Lorenzo Loreti di P&P Italia. «Seguiamo il Salone da anni, sappiamo come si fa», aggiunge e spiega che una organizzazione privata dell’evento potrà garantire una maggiore sostenibilità economica, «il miglior rapporto qualità-prezzo» e tempi veloci.

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